Medico di famiglia a Vigevano per 42 anni: Giorgio Rubino va in pensione
Vigevano. Per 37 anni medico di famiglia e prima cinque da chirurgo. Ieri è stato l’ultimo giorno in cui il dottor Giorgio Rubino ha indossato il camice con il tesserino dell’Azienda sanitaria di Pavia.
Da domani, infatti, andrà in pensione con grande dispiacere per i suoi numerosissimi pazienti.
una vita in camice
«Ho iniziato l’8 marzo del 1988 come medico di medicina generale, mentre dall’83 lavoravo anche come chirurgo in ospedale a Vigevano. Prima, una volta laureato, potevi lavorare anche come volontario in ospedale e io ho fatto il chirurgo, senza stipendio, ma imparando molto da colleghi con una grande esperienza. Poi ho preferito fare la scelta della medicina generale per due fondamentali motivi: uno perché se sbaglio è una mia responsabilità e non perché mi impongono di fare . Ottimo il confronto, ma l'imposizione di applicare un paziente una terapia su cui non sono d'accordo non riuscivo a concepirlo. L’altro motivo era soprattutto questo: il termine “paziente”. In ospedale c'è il letto 15, il letto 16, c'è la colecisti, il caso del colon, e non c'è un nome o cognome. Spesso tutto è spersonalizzato, e questo è quello che mi dava più fastidio. Così, anche se avevo la specialità di chirurgia generale, ho preferito fare il medico di famiglia».
precursore
Il primo studio è stato in via Rocca Vecchia insieme a Emiangelo Vercesi, Vittorio Tacchini e Giuseppe Bellazzi. «Siamo stati i precursori della medicina di gruppo – commenta Rubino - prima che se ne parlasse a livello non solo nazionale, ma penso internazionale», poi arrivò quello in via San Giacomo ed ora – l’ultimo – in via Mascagni. «Nel frattempo – prosegue il dottore - è cambiata proprio anche la professione. Il modo di lavorare è diverso, è mutato proprio l'approccio generale, perché sono cambiate tanto le persone. Il medico ha meno ascendente: evidentemente noi, intendo la mia generazione, quando abbiamo cominciato, eravamo ancora il dottore, il farmacista, il parroco, il capitano dei carabinieri e sindaco. Adesso il medico è solo “uno che ti serve”, e c'è un meccanismo di autodifesa anche del medico, secondo me. Per cui ci sono dei paletti diversi rispetto ai nostri. Poi, quando entri in sintonia si torna ai nostri tempi. Chiaro che poi dipende tutto dalla sensibilità della persona».
Cosa farà adesso? «Per prima cosa – conclude Rubino – mi prenderò una pausa. Serve a me e a mia moglie. Per fare questo lavoro hai bisogno di un supporto incredibile perché torni a casa tardi, ma non sai mai quando non hai mai un orario preciso. Ora finalmente sarò a casa. Non appenderò il camice al chiodo, aiuterò mio figlio una o due volte a settimana e, come già detto più volte, potrò dedicarmi per bene all’Associazione medici di famiglia». Selvaggia Bovani