Cantina Terre, i dipendenti danno fiducia al commissario
Broni. Il commissario Luigi Zingone, chiamato dal ministero per cercare di risanare la Cantina Terre d’Oltrepo, incassa la fiducia dei dipendenti dell’azienda.
Dopo l’incontro tra i sindacati e il commissario di giovedì mattina, ieri si è riunita l’assemblea dei lavoratori della Cantina con i rappresentanti di Fai Cisl Pavia Lodi e Uila Uil, le due sigle che stanno seguendo la vertenza: «Il commissario ci ha fatto una buona impressione, l’approccio è stato molto cordiale e ci risulta che con i soci si sia comportato nello stesso modo - sottolinea Francesco Lerede, operatore della Fai Cisl -. Sicuramente è un cambio di rotta rispetto al passato che ci fa ben sperare. Tutti i lavoratori sono stati concordi nel dare fiducia al commissario e come sempre si sono dimostrati molto collaborativi. Sono consapevoli che nei prossimi mesi potrebbero dover fare dei sacrifici, ma sono pronti a farlo se alle spalle c’è un progetto di rilancio della Cantina e se i primi a farli sarà Umberto Callegari, attualmente unico dipendente ancora in carico alla cooperativa. Non dimentichiamo che i lavoratori si sono sempre dimostrati competenti e responsabili e negli ultimi tre mesi c’è anche chi ha perso 40 giorni di ferie, essendo rimasto a casa perché in Cantina non c’era lavoro».
A fronte del nuovo clima di distensione che si è creato tra azienda e sindacati, a breve ci sarà anche l’elezione della rappresentanza sindacale unitaria. In attesa di un incontro, a stretto giro, con il nuovo amministratore unico della Spa (dove sono confluiti tutti gli altri dipendenti della Cantina), Gianpaolo Cocconi, la cui nomina sarà ufficializzata a settembre.
I sindacati vedono con favore anche il tentativo del commissario di convincere i soci a portare le uve, con la stipula di un contratto dove vengono subito fissati prezzi e scadenza di pagamento: «È una buona mossa in questa fase di incertezza e speculazione. In questo modo si cerca di rimettere la Cantina nelle mani dei soci», conclude Lerede.