Lavori finiti dopo quattro anni, Castelletto riscopre il suo maniero
Catelletto. Le ultime impalcature devono ancora essere rimosse, ma spariranno nei prossimi giorni insieme agli strascichi del cantiere, alla polvere e al senso di attesa che per quattro anni si è respirato intorno al castello di Castelletto di Branduzzo.
Per il 12 settembre, infatti, tutto dovrà essere pronto ad accogliere il convegno intitolato “Il restauro del Castello di Branduzzo: problematiche specifiche e generali”, con il quale il proprietario di casa Antoniotto Guidobono Cavalchini svelerà per la prima volta al pubblico gli esiti dei lavori che ha faticosamente portato avanti dal 2021 ad oggi per mettere in sicurezza la parte nobile del maniero di famiglia.
Non che il restauro sia finito, anzi: quello che è stato fatto è solo il primo (per quanto grande) passo, indispensabile per tutelare le sale dai cedimenti e dall’umidità e per preservare gli affreschi che in piccola parte sono stati restaurati e in larga parte devono invece ancora essere recuperati.
gli interventi
Il colpo d’occhio, comunque, è già notevole: «Per prima cosa – spiega il proprietario – abbiamo dovuto rifare tutti i tetti della corte nobile, che erano fortemente ammalorati. Dopodiché, e questo è l’intervento visivamente più d’impatto, siamo passati alle facciate della parte rinascimentale. Chi si ricorda com’erano rimarrà sorpreso di vedere come si presentano ora le due torri e l’ala che le collega: il pano terra con i suoi mattoni a vista e il piano superiore candido, con le finestre timpanate che affacciano da una parte sul giardino all’italiana (appena rifatto) e dall’altra sul parco (dove sono stati recuperati i fregi e diverse formelle risalenti alla fine del 1400). I problemi principali li abbiamo riscontrati sulle volte: rischiavano di crollare, e quindi è stato fatto un enorme lavoro strutturale per rinforzarle. Sempre sulle volte e sulle coperture, poi (anche grazie a un finanziamento di 148 mila euro del Pnrr) siamo andati ad agire sulle vecchie stalle».
Gli interventi però non si sono conclusi qui: facendosi strada in un dedalo di 15 mila metri quadrati, i restauratori della ditta “Gabbantichità” di Tortona hanno cominciato a mettere mano anche agli affreschi della “Sala dei Pavoni” (i meglio conservati del maniero insieme a quelli della “Sala delle Muse”, dove però non sono intervenuti) e della galleria, facendo riaffiorare là dove si poteva lacerti delle decorazioni murarie.
In questi giorni, poi, sono in corso le fasi preliminari per riportare alla luce gli affreschi rinascimentali di Ambrogio De Predis (che fu socio di Leonardo Da Vinci) che ornano la “Sala delle delizie”.
una continua scoperta
«Questi quattro anni – racconta il proprietario – sono stati una continua scoperta: dai materiali di riempimento, per dire, sono uscite formelle decorate simili a quelle che si vedono nella Certosa di Pavia, e da sotto l’intonaco della galleria è emersa una fascia decorata molto simile a quella riscontrabile nella piazza Ducale di Vigevano. La storia e l’arte si respirano ovunque qui dentro. Purtroppo per settant’anni il castello è rimasto abbandonato, e prima di pensare di occuparsi della parte artistica bisognava necessariamente agire sull’architettura. Anche se di avori da fare ce ne sarebbero ancora parecchi, comunque, si stanno valutando con l’amministrazione comunale alcune idee per il futuro: «Il castello è privato, è vero – dice il sindaco Flavio Ferlini – ma è un pezzo di storia della nostra comunità e un patrimonio di tutti, quindi è nostro dovere fare il possibile per valorizzarlo e tutelarlo. Stiamo valutando di stipulare in futuro una convenzione per aprire al pubblico una parte del maniero».serena simula