Accoltellato in cantina per rubare il cellulare: «Ho rischiato di morire»
Voghera. Aggredito e accoltellato nelle cantine del palazzo da un uomo incappucciato che ha cercato di prendergli il telefono cellulare. La vittima del violento tentativo di rapina è Stefano Carnevale, un uomo di 54 anni che abita in via Carlo Alberto. E’ stato colpito da due fendenti che gli hanno provocato lesioni sia alla schiena che all’addome. Per fortuna la lama del coltello non era particolarmente lunga e non sono stati lesi organi vitali. Il 54enne ha trascorso diverse ore in pronto soccorso da dove è stato dimesso nella notte. L’uomo, che lavora in un supermercato di Voghera, è stato interrogato a lungo dai carabinieri ed ha sporto denuncia contro ignoti. «Ho rischiato veramente di fare una brutta fine – ha raccontato il ferito nella tarda mattinata di ieri – perché se la lama fosse stata leggermente più lunga non sarei qui a raccontare».
Il drammatico tentativo di rapina è avvenuto verso le 21 di sabato 30 agosto nei sotterranei del palazzo. «Ero in casa con la mia compagna – ha raccontato ieri mattina Stefano Carnevale ancora molto dolorante per i colpi ricevuti – quando mi sono ricordato che non avevo chiuso con il lucchetto la porta della cantina. Così sono uscito e in ascensore sono sceso nelle cantine. Ho camminato per qualche metro nel corridoio e mi sono accorto che c’era una luce accesa».
L’agguato
«C’è qualcuno, chi c’è lì?», ha urlato l’inquilino dell’ultimo piano. Ma non ha ricevuto risposta e all’improvviso la luce si è spenta. «Stavo andando a riaccenderla – continua il racconto della vittima – quando mi sono sentito afferrare alla spalle. Quell’uomo mi ha preso vicino al collo e mi ha fatto sbattere la testa contro il muro, me l’ha anche fatta strisciare contro la parete. Poi ha iniziato a frugare nelle tasche per prendermi il telefono cellulare ma lo tenevo ben stretto in una mano. Ho sentito una prima coltellata alla schiena vicino al rene: un dolore tremendo. Non era un taglierino come mi è stato detto ma un oggetto appuntito, forse un coltello o addirittura un cacciavite. Mi sono girato e ho visto un’ombra, era un uomo incappucciato alto più di un metro e ottanta ed ho cercato di colpirlo con un pugno che è andato a vuoto. A questo punto mi sono preso la seconda coltellata e sono caduto. Con una mano non lasciavo il telefono ma il rapinatore è saltato sopra all’altra mano con degli anfibi molto pesanti. Per fortuna non me l’ha fratturata ma ha causato una brutta contusione. Mi sono salvato urlando: «Sta arrivando l’ascensore» e a questo punto quell’uomo si è messo a correre ed è scappato. Ho cercato di chiamare la mia compagna ma nel sotterraneo il cellulare non prendeva. Mi sono trascinato sino alle scale del palazzo e lì c’era campo: è scesa e mi ha soccorso. Poi ha chiamato il 118».
I soccorsi
La centrale operativa del San Matteo ha inviato in via Carlo Alberto ambulanza e automedica. Il ferito è stato medicato sul posto e trasferito in pronto soccorso. Qui è stato sottoposto ad alcuni esami e interrogato dai carabinieri che hanno anche eseguito un sopralluogo nelle cantine. «Mi ha solo detto di non gridare – conclude Stefano Carnevale – aveva un accento tipico dell’est Europa».