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“Armi e affari con Israele, così l’Italia è complice del genocidio a Gaza”: intervista all’attivista palestinese Omar Barghouti

Omar Barghouti è il co-fondatore del movimento internazionale BDS, ovvero “Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni”, che si batte contro il genocidio, l’occupazione militare e il sistema di apartheid di Israele contro i palestinesi, usando tattiche non violente, esplicitamente ispirate dalla lotta contro l’apartheid in Sud Africa e dal movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. L’attivista palestinese per i diritti umani, vincitore del premio Gandhi per la Pace 2017, è in tour in Italia, da Torino a Napoli, su invito della sezione italiana di BDS.

La Commissione europea ha proposto di congelare il libero scambio con Israele e di sanzionare due ministri estremisti del governo israeliano, ma è improbabile che nazioni come la Germania e l’Italia sostengano le sanzioni contro Israele. Cosa vorrebbe dire al primo ministro italiano, Giorgia Meloni?
Il governo italiano è complice del genocidio di Israele. Nonostante le sue dichiarazioni, l’Italia è ancora coinvolta nelle esportazioni militari a Israele, in diretta violazione delle sue responsabilità legali, in base alla decisione della Corte Internazionale di Giustizia, secondo cui Israele sta “plausibilmente” commettendo un genocidio. Oggi, con la commissione delle Nazioni Unite Independent International Commission of Inquiry – che è arrivata alla conclusione che Israele sta effettivamente commettendo un genocidio – l’Italia è ancora più coinvolta, come partner di Israele, nei crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Decine di esperti eminenti di diritti umani hanno chiaramente affermato che Paesi terzi, inclusa l’Italia, per rispettare la decisione della Corte Internazionale di Giustizia del luglio del 2024, devono “cancellare o sospendere le relazioni economiche, gli accordi commerciali e le relazioni accademiche con Israele che possano contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid nei territori occupati della Palestina” e “imporre un embargo totale sulle armi a Israele”. Oggi, proprio come lo stato di Israele e i suoi leader responsabili dell’apartheid, anche l’Europa coloniale e i suoi leader si sentono tutti troppo potenti per preoccuparsi che un giorno verranno perseguiti per il loro ruolo nel genocidio di Israele, trasmesso in diretta streaming. Ma dovrebbero ricordare che anche la Germania era estremamente potente nei primi anni ’40!

Ci sono opinioni diverse sul boicottaggio di Israele a livello accademico e sulla sua messa al bando dalle competizioni sportive, ma il suo movimento BDS supporta questo tipo di boicottaggio. Perché lo ritiene importante?
Israele ha sempre usato l’accademia, la cultura, gli sport per ripulire [fare whitewashing, ndr] i suoi crimini contro i palestinesi. Questa tendenza è aumentata notevolmente dopo il lancio del nostro movimento BDS nel 2005, come Israele stesso ha ammesso: manda i suoi artisti, i suoi scrittori, registi e sportivi a mostrare la “faccia più bella” di Israele. Questo è stato fatto intenzionalmente per combattere contro il movimento BDS, nella convinzione che il problema di Israele sia la sua immagine nel mondo, non i crimini che commette, e che il problema sia che Israele sta perdendo la guerra della propaganda e quindi dovrebbe spendere centinaia e centinaia di milioni di dollari per combatterla. È per questo che Israele spende pro capite per la propaganda più di qualsiasi altra nazione. E dunque la cultura, lo sport, l’accademia si addicono a questa guerra della propaganda, perché Israele ha tanti crimini da ripulire, incluso il genocidio attualmente in corso. Come ha scritto l’antropologa israeliana contro il colonialismo, Maya Wind, nel suo libro pubblicato l’anno scorso, tutte le istituzioni accademiche israeliane sono profondamente complici nella progettazione, nell’implementazione, nella giustificazione e nel whitewashing dei crimini di Israele contro i palestinesi: l’apartheid, l’occupazione militare e il genocidio. Le arti e lo sport vengono usate per ripulirli e Israele lo ammette apertamente. Dopo ogni massacro manda in giro i suoi team di ciclisti o calciatori per fare whitewashing: è per questo che il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni nella sfera culturale, sportiva e accademica sono estremamente importanti, soprattutto oggi, con il genocidio in corso. E stanno guadagnando consenso mainstream, come dimostra Hollywood: oggi BDS è diventato mainstream.

C’è un grande supporto per il popolo palestinese in Italia, ma molti tendono a credere che di fronte a un genocidio, i cittadini ordinari sono senza potere. Qual è l’aiuto pratico più efficace che la gente normale può dare al popolo palestinese in questi giorni?
In Italia – un Paese quasi democratico – i cittadini, in particolare, hanno una responsabilità morale di agire per mettere fine alla complicità del governo italiano, delle aziende e delle istituzioni italiane nel genocidio in corso. Quando i palestinesi sono d’accordo sul fatto di invitare il mondo a boicottare, disinvestire e sanzionare Israele a livello mondiale – incluso il boicottaggio contro le istituzioni accademiche, culturali e sportive che sono complici – non chiedono l’elemosina: noi chiediamo una solidarietà concreta. Ma prima di tutto, chiediamo di smettere di essere complici, di non fare del male: è un profondo obbligo morale. Come ha dimostrato la lotta che ha portato all’abolizione dell’apartheid in Sud Africa, porre fine alla complicità degli Stati, delle aziende e delle istituzioni nel sistema di oppressione di Israele, soprattutto attraverso le tattiche di lotta non violenta del BDS, è la forma più efficace di solidarietà. Molti in Italia hanno espresso la loro solidarietà concreta e di conseguenza diversi consigli comunali e regionali hanno iniziato a tagliare i rapporti con Israele che commette un genocidio. Clienti della Coop hanno aderito al boicottaggio, tifosi sportivi hanno protestato appassionatamente contro il whitewashing di Israele nello sport. Le campagne del BDS per un embargo militare stanno ottenendo un notevole supporto in Italia, inclusi molti parlamentari, e le nostre campagne contro le aziende italiane complici, che sono penalmente responsabili di aiutare e assistere Israele nel genocidio, stanno esercitando pressioni crescenti. È chiaro che milioni di italiani possono fare e fanno molto per mettere fine alla profonda complicità dell’Italia nei crimini di Israele contro i palestinesi. È sufficiente? Assolutamente no. Abbiamo bisogno di molta più pressione, del potere del popolo, di grandi coalizioni per costringere lo Stato, le aziende e le istituzioni a rispettare i loro obblighi legali e porre fine alla loro complicità nel genocidio perpetrato da Israele e nel regime di apartheid coloniale che dura da 77 anni.

Nel suo rapporto più recente la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, ha avuto il coraggio di denunciare il ruolo delle aziende private nell’aiutare e assistere Israele nel genocidio. Sulla base della sua esperienza, questo rapporto ha ispirato i cittadini ordinari ad agire e boicottare quelle aziende?
Il rapporto di Albanese è stato un altro punto di svolta. [Albanese, ndr] ha denunciato il livello di complicità delle aziende e dei loro dirigenti nel trarre profitti, consapevolmente e volontariamente, dall’occupazione militare, dall’apartheid e dal genocidio di Israele. Ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo ad aumentare la pressione popolare su quelle aziende. Il suo rapporto ribadisce che il boicottaggio, il disinvestimento e l’esclusione dai contratti di acquisizione di beni e servizi e dagli investimenti sono gli strumenti più efficaci che la gente e la società civile hanno in mano per obbligare le aziende a porre fine alla loro complicità. Il supporto a BDS della Albanese, basato sui principi, è profondamente apprezzato dai palestinesi ovunque.

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Francesca Albanese e ci sono tentativi di approvare leggi federali che puniscano chi critica Israele, soprattutto chi invita al boicottaggio, disinvestimento e alle sanzioni, come BDS. E il Regno Unito ha messo al bando gli attivisti non violenti di Palestine Action. Lei si aspetta una grave repressione della libertà di espressione e di associazione nelle democrazie occidentali per difendere Israele a ogni costo?
Non chiamerei le democrazie occidentali vere ‘democrazie’. Molte di loro sono quasi-democrazie, di fatto guidate da oligarchi, alcune di loro hanno inclinazioni fasciste, come l’Italia, l’Ungheria, l’Austria e la Germania, con un massiccio autoritarismo. Come ho detto nel corso delle mie conferenze sul movimento BDS, gli Stati Uniti e molti dei governi europei hanno represso le proteste degli studenti, e altre forme di solidarietà con la lotta di liberazione dei palestinesi, in modo così brutale da aver dimostrato chi sono realmente. Sono più democratici, diciamo, di Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, ma questo non vuol dire molto! La complicità pervasiva e perversa dell’Occidente coloniale, e la genealogia della rappresentazione e del trattamento dei palestinesi di Gaza come “animali umani” da parte di Israele, possono essere ricondotte alla secolare storia della disumanizzazione e della sottomissione coloniale, se non addirittura dello sterminio, delle nazioni non europee da parte degli europei e degli euro-americani. L’establishment egemonico occidentale – inclusi i governi, le aziende, le università, i media mainstream, ecc. – non stanno solo attivamente rendendo possibile il genocidio di Israele, in parallelo, stanno anche disperatamente e duramente cercando di mettere a tacere ogni difesa dei diritti dei palestinesi, per privarci della nostra capacità collettiva di agire, di esprimerci, di resistere e di fermare il genocidio.

Infine, il nostro giornale ha rivelato che, nel corso dell’ultimo anno, soldati dell’IDF sono venuti in Italia per fare “decompressione psicologica”, sotto copertura come turisti e protetti dalla polizia italiana. Il governo italiano sostiene di non aver giocato alcun ruolo in questi tour. Cosa vorrebbe dire ai tour operator, alle aziende e alle autorità che li hanno resi possibili?
Il movimento BDS ha chiesto che non venga data una piattaforma a chi è sospettato di partecipare nella commissione o nell’incitamento a commettere crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio contro i palestinesi o contro le persone vittime di questi crimini. Il movimento chiede agli attivisti e alla società civile di sostenere iniziative dei gruppi che hanno competenze in tema di leggi e diritti umani affinché vengano indagati e perseguiti gli israeliani e tutti coloro che sono coinvolti in crimini internazionali contro i palestinesi. Recentemente, il movimento BDS ha lanciato la campagna “No Room for Genocide”, per chiedere alla società civile globale di fare pressione sui governi in modo da cambiare le politiche sull’immigrazione e sui visti, affinché siano allineate agli standard e agli obblighi legali internazionali e per mobilitare gli hotel, i tour operator, i fornitori, i ristoranti, ecc. in modo da rifiutare di fornire servizi a chi è sospettato, in modo credibile, di essere coinvolto in atrocità a Gaza o da qualsiasi altra parte. Noi suggeriamo di far compilare un questionario a chiunque provenga da uno Stato che sia oggetto di accuse credibili dinanzi a tribunali internazionali o da parte di importanti organizzazioni per i diritti umani, in relazione a crimini atroci.

L'articolo “Armi e affari con Israele, così l’Italia è complice del genocidio a Gaza”: intervista all’attivista palestinese Omar Barghouti proviene da Il Fatto Quotidiano.

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