«In Canavese persi dal 2008 circa 4.500 posti di lavoro»
FORNO CANAVESE. In Canavese, dal 2008, sono stati persi circa 4.500 posti di lavoro. Edi Lazzi, segretario provinciale Fiom, concentra il suo intervento in tre punti: ciò che accaduto, la situazione attuale e il futuro. Un ragionamento, il suo, che sottolinea il punto di partenza e apre a quello che definisce un’opportunità che parte dal basso, con l’istituzione di un tavolo di confronto sullo stampaggio con organizzazioni sindacali, datori di lavoro, associazioni di imprese e istituzioni locali. «Abbiamo presentato i dati che abbiamo raccolto nei territori da noi monitorati già qualche mese fa – dice Lazzi – ma li voglio riproporre per spiegare. Nel settore metalmeccanico, in Canavese, c’erano 13.124 addetti ed è stato perso il 34% dei posti di lavoro. Posti di lavoro spariti tra riduzioni del personale, licenziamenti, chiusure di aziende, pensionamenti che non sono stati sostituiti da nuove assunzioni. Per essere più precisi dico che, in Canavese, abbiamo monitorato 160 aziende e in 48 hanno chiuso, sono il 29%». Lazzi osserva: «Questo è quanto accaduto dal 2008, senza quindi andare tanto indietro nel tempo senza contare la perdita dell’eccellenza che si chiamava Olivetti. L’informatica è stata inventata in Canavese, oggi è un traino fondamentale per l’economia e nonostante questo qui è stato possibile dilapidare questo capitale». Il segretario Fiom tiene a definire nel modo più drammatica la crisi, un’Apocalisse: «Io lo chiamo l’armageddon perché gli effetti li subiscono le persone. C’è stato un oggettivo impoverimento, il Piemonte è diventato il sud del nord. Noi abbiamo un po’ di vergogna a pronunciare queste parole, ma i problemi bisogna riconoscerli, altrimenti non si riesce a ricominciare. Io voglio proporre un ragionamento di speranza, di guardare al futuro sapendo che abbiamo subito un arretramento. Ma questo arretramento lo dobbiamo fermare, abbiamo il dovere di provare a rilanciare». Non c’è spazio per il pessimismo. «Oggi siamo qui – dice ancora Lazzi – a parlare del distretto dello stampaggio, un’eccellenza di questo territorio che non conosce quasi nessuno. Quando ci sono imprenditori che hanno idee, si impegnano, fanno fatica a restare sul mercato per la competizione internazionale, non possiamo voltarci dall’altra parte perché rischiamo, ad un certo punto, di perdere altri pezzi e non ce lo possiamo più permettere». La complessità è tale che non ci sono ricette precostituite. «La bacchetta magica? – conclude il segretario Fiom –. Se l’avessimo non saremmo oggi a questo convegno, ma tutti insieme dobbiamo provare a cambiare le cose. Come? Con l’intelligenza collettiva, discutendo, generando opinioni. A cominciare, per esempio, dal togliersi dalla testa l’idea totalmente farlocca che la guerra e il riarmo generino crescita economica e occupazione. Non è così: la guerra genera morte e distruzione. Il ragionamento che bisognerebbe fare è che se sono stati trovati i soldi per gli armamenti, quello stesso denaro dovrebbe essere utilizzato per realizzare infrastrutture. Quelle sì che generano occupazione e sviluppo».