Ivrea, Zanotti conclude Pixel con un concerto in carcere: «Vorrei portare fuori le canzoni composte con i detenuti»
IVREA. «L’atmosfera era molto forte, alcuni detenuti si sono emozionati e commossi. Probabilmente erano occhi lucidi in cerca di una vita normale». Fabrizio Zanotti, 56enne cantautore eporediese, ha concluso la rassegna della musica d’autore Pixel con un concerto in carcere. Come Johnny Cash, verrebbe da dire. Corso Vercelli non è Folsom, però, «è un quartiere di Ivrea». E questo Zanotti ci tiene a sottolinearlo.
Perché Pixel quest’anno ha avuto il pregio di mettere in pratica quello che molti predicano da tempo: portare davvero la buona musica e più in generale gli eventi nei quartieri. A San Giovanni, prima, venerdì 26, con il concerto di Miriam Ricordi. A Bellavista, il giorno dopo, con Gloria Tricamo. Coinvolti il rugby e le associazioni.
«Quello che fa piacere - spiega Zanotti - è ricevere i commenti delle persone che mi hanno detto: “Finalmente posso scendere di casa e vedere un concerto, senza andare ad Aosta, Torino o Milano”».
L’ultimo quartiere, è appunto, quello di corso Vercelli, quello con le mura più alte. Qui Zanotti non si è improvvisato, ma ha concluso un percorso iniziato, per lo più, nel silenzio e andato avanti con il lavoro. «Sto per finire - racconta - un laboratorio di songwriting in carcere da 120 ore. La prima parte si è conclusa con una restituzione, tanti detenuti del primo e del secondo piano hanno composto canzoni, poi le hanno cantate davanti agli altri durante la festa della musica. Così nel tempo si è creato un bel rapporto con tutti: con gli educatori, con la direttrice che ha parlato prima del concerto e ha sottolineato proprio l’importanza del percorso che abbiamo fatto all’interno e questo mi ha fatto molto piacere. Certo, non nascondo che mi piacerebbe che ora i detenuti potessero portare all’esterno queste canzoni. Sarebbe bello farlo dal vivo, come è stato per il teatro. Ma anche un album potrebbe essere un’idea».
In carcere Zanotti è stato accompagnato dal chitarrista Pierre Dalle, che ha suonato insieme a lui. Hanno partecipato una cinquantina di detenuti, tutti del terzo piano, più alcune guardie carcerarie. «Ora per il prossimo anno - spiega ancora Zanotti - speriamo di portare un nuovo concerto in carcere e che, magari, sia aperto a un po’ più di pubblico».a.s.