«Caporalato in aziende cinesi subfornitrici di Tod's», anche a Vigevano. Il pm di Milano: «Va commissariata». L’azienda: «Rispettate le leggi, pronti a chiarire»
Milano. La Procura di Milano ha chiesto l'amministrazione giudiziaria della Tod's spa (non indagata) per aver agevolato colposamente un "pesante sfruttamento lavorativo" lungo la propria filiera produttiva in stabilimenti situati nel milanese, a Vigevano e nelle Marche e che producevano in subappalto per il marchio della famiglia Della Valle. Il pm di Milano Paolo Storari parla esplicitamente di "condizione di para schiavitù" per i lavoratori impiegati negli opifici cinesi finiti nell'ultima inchiesta sullo sfruttamento dei lavoratori nel mondo del lusso. Nei mesi scorsi, infatti, le ispezioni effettuate dai carabinieri del Nucleo tutela del lavoro avrebbero permesso di evidenziare presunte pratiche di sfruttamento dei lavoratori in alcuni opifici cinesi - alla base della catena di appalti della società -, a Vigevano, nel Milanese a Baranzate e nelle Marche, con paghe di poche euro. Tod's spa fa sapere di essere pronta a fornire tutti i “chiarimenti atti a dimostrare” la loro “totale estraneità" da un presunto "sfruttamento di lavoratori da parte di subfornitori" e "non può che ribadire di rispettare tutta la normativa vigente, ivi compresa quella che regola il mondo del lavoro".
Il pubblico ministero nel provvedimento con cui chiede l'amministrazione giudiziaria di Tod's spa (non indagata) parla anche di "pesante sfruttamento lavorativo ai danni di numerosi lavoratori cinesi che si trovano a lavorare sotto il minimo etico". I lavoratori vengono pagati tra i 2,75 euro e i 4,8 euro all'ora (meno della metà di quanto previsto dal contratto), il lavoro si svolge prevalentemente di notte, nei giorni festivi (Natale compreso) e spesso macchine da cucire e casa sono nello stesso luogo.
Negli opifici sono stati "rinvenuti abbigliamento in lavorazione e capi già ultimati, quali giacche e pantaloni oltre a tessuto già modellato in parti da assemblare, a marchio Tod's" secondo chi indaga. "Sia le etichette già apposte sui capi di abbigliamento, sia quelle custodite e quindi ancora da apporre, indicavano quale paese di produzione la Romania, con la dicitura made in Romania" si rileva. E tutto questo era a conoscenza della società perché “periodicamente vi si recavano i funzionari Tod's dai cui audit emerge la contestazione di violazioni delle norme” con “raccomandazioni” rimaste però poi lettera morta.
Da queste dinamiche produttive "a bassissimo costo, la società ha degli indubbi vantaggi economici che si traducono nella messa in commercio di quei prodotti realizzati in regime di sfruttamento" è la tesi della Procura di Milano. Se la tomaia prodotta da mani cinesi, talvolta non in regola in Italia, ha costi compresi tra 8 e 14 euro, quel mocassino finisce sul mercato con un prezzo che sfiora i 700 euro.
La società non è formalmente indagata nel fascicolo del pm con i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano ma risponde in base all'articolo 34 del codice antimafia sulle "carenze organizzative" e "i mancati controlli" che agevolano "colposamente" appaltatori e subappaltatori gravemente indiziati di caporalato
La questione della competenza territoriale
Lo scorso marzo il Tribunale sezione misure di prevenzione aveva respinto la richiesta della procura non per insussistenza degli elementi investigativi, che anzi sarebbe "conclamata", come si legge nelle 94 pagine del ricorso, ma per una questione di competenza territoriale: nel caso dei laboratori lombardi, aveva ritenuto che il mancato controllo sui subfornitori sarebbe stato da attribuire alla società appaltante italiana cui Tod's aveva affidato la commessa in prima battuta, che a sua volta aveva subappaltato ai laboratori cinesi. Il Tribunale aveva anche eccepito che i capi di abbigliamento prodotti da questi laboratori erano destinati ai dipendenti di Tod's e non alla vendita. Per quel che riguarda invece i laboratori cinesi nelle Marche, cui Tod's aveva direttamente appaltato la produzione di tomaie, il Tribunale aveva stabilito che la competenza a procedere spettasse alle autorità giudiziarie marchigiane. A maggio invece, dopo il ricorso della procura, la Corte d'Appello di Milano ha stabilito che ci sono evidenze per procedere, ma aveva eccepito che siccome il fatturato maggiore riguarda i laboratori marchigiani, la competenza territoriale è di Ancona. La procura di Milano ha impugnato la decisione e il prossimo 19 novembre, davanti alla Corte di Cassazione, è fissata l'udienza per stabilire se a procedere sarà Milano o Ancona.
Non esiste una "distinzione tra caporalato consentito e non consentito" perché ciò sarebbe totalmente "fuori dal sistema" scrive ancora il pubblico ministero di Milano, Paolo Storari, nel ricorso per Cassazione con cui chiede agli ermellini di annullare l'ordinanza con cui il Tribunale di Milano e la Corte d'appello hanno rigettato l'amministrazione giudiziaria per Tod's spa per aver agevolato colposamente il caporalato lungo la propria filiera.
Secondo i giudici infatti, rispetto alle "divise" per il proprio "personale" Tod's riveste il ruolo di "cliente che richiede una fornitura di prodotti per lo svolgimento della sua attività" e non di "impresa che realizza prodotti che immette sul mercato e caratterizzanti il brand e la sua immagine" è il ragionamento che hanno fatto i giudici nel rigettare la richiesta. Per loro, dunque, solo sulla seconda tipologia di prodotto "il livello di controllo nella filiera" deve "essere certamente più capillare al fine di garantirne la originalità e la qualità" della merce da vendere "al pubblico". Tesi che il pm bolla come "francamente incomprensibile". Per Storari la legge non fa alcuna "distinzione" tra "prodotti destinati alla vendita" come le "scarpe, dove Tod's dovrebbe effettuare un penetrante controllo" e quelli ad "uso interno" come le "divise, dove Tod's non dovrebbe controllare nulla". "Il Tribunale - scrive alla Cassazione chiedendo di accogliere il proprio ricorso - pare introdurre una sorta di distinzione tra caporalato consentito e non consentito che pare fuori dal sistema".
Dopo le indagini fotocopia che hanno riguardato Alviero Martini spa, Armani Operation, Manufactures Dior, Valentino Bags Lab e il brand Loro Piana di Louis Viutton, si tratta della sesta inchiesta sulle condizioni di lavoro nella moda made in Italy della Procura di Milano.
Finte etichette Made in Romania per giustificare i sottocosto
Secondo la Procura di Milano tra le anomalie negli appalti di Tod's si trovano anche una serie di "etichette" sui "capi d'abbigliamento" o ancora da apporre riportanti la dicitura "Made in Romania", nonostante gli stessi fossero in realtà prodotti in Italia e in Lombardia. Durante un'ispezione condotta dai militari il 15 ottobre 2024 in un'azienda fornitrice di Tod's a Baranzate, nel Milanese, la società a conduzione cinese Zen Confezioni srls che si occupa "di confezionare divise per i commessi di negozi della catena Tod's", sono state trovate anche una serie di "etichette" con la dicitura 'Made in Romania'. In particolare, si tratta di 115 giacche e 15 paia di pantaloni e 153 etichette in un sacchetto di plastica trasparente con riportato il marchio del brand Tod's e l'espressione sulla produzione originaria dell'est Europa. Secondo gli investigatori si tratterebbe di uno stratagemma attuato lungo la catena di fornitura per giustificare la vendita di prodotti sottocosto e fatture contenute da parte dei fornitori cinesi degli intermediari italiani che riforniscono Tod's. In sostanza, la merce sarebbe prodotta in Italia a costi così ridotti da simulare una provenienza est europea per renderla giustificabile.
L'inchiesta del resto avrebbe svelato come su certe tipologia di componenti dei mocassini Tod's, la società guidata dalla famiglia Della Valle ottenga ricarichi a tre zeri fra il prezzo di acquisto dalla produzione e quello di vendita al consumo. Nelle carte si legge di pezzi come la "tomaia", che copre e protegge la calzatura, che escono dai laboratori cinesi a "costi ricompresi tra gli 8 ed i 14 euro". Il mocassino completo viene rivenduto invece negli store o sull'e-commerce a 690 euro al paio. Considerano le cifre riportate dagli investigatori si tratta di ricarichi tra il prezzo di costo della tomaia (8-14 euro) e la rivendita del paio di mocassini che oscillano fra il 5mila e oltre l'8mila per cento. Tutta la merce più o meno veridicamente indicata come "Made in Romania" è stata sequestrata a causa del "pericolo che tali capi di abbigliamento potessero essere immessi sul mercato o anche alimentarne uno parallelo".
L’azienda: «Dimostreremo nostra estraneità»
Tod's spa è pronta a fornire tutti i "chiarimenti atti a dimostrare la nostra totale estraneità" da un presunto "sfruttamento di lavoratori da parte di suoi subfornitori" e "non può che ribadire di rispettare tutta la normativa vigente, ivi compresa quella che regola il mondo del lavoro". Lo fa sapere la società guidata da Diego e Andrea Della Valle in relazione all'inchiesta per caporalato sul mondo degli opifici cinesi in cui la Procura di Milano ha chiesto di disporre l'amministrazione giudiziaria di Tod's per aver agevolato colposamente i reati. Gli "ispettori" di Tod's "eseguono controlli costanti nei confronti dei laboratori che Tod's seleziona e utilizza - si legge nella nota -. Tali laboratori, che sono visitati regolarmente dai nostri responsabili, sottoscrivono, prima di cominciare a operare con il Gruppo, accordi che tutelano la qualità dell'ambiente di lavoro e le condizioni dei dipendenti che vi operano, nonché, ovviamente, il rispetto dei contratti nazionali di lavoro". "A ciò si aggiunge - prosegue il colosso marchigiano - che gli stabilimenti Tod's sono considerati un'eccellenza mondiale in fatto di tutela ambientale e servizi sociali atti a migliorare la vita quotidiana di chi ci lavora. Per Tod's, la qualità dei prodotti e la qualità della vita lavorativa dei nostri dipendenti sono elementi imprescindibili". La società fa sapere che nei prossimi giorni prenderà "visione delle carte dei procedimenti" ed esprime "molta amarezza". "Se fossimo stati interpellati al momento opportuno - quindi molti mesi fa -, avremmo potuto dare tutti i chiarimenti del caso e avremmo potuto spiegare con chiarezza la nostra organizzazione produttiva - sottolinea in conclusione - che è sempre stata disciplinata rispettando regole e leggi".
Il ministro
«Abbiamo già presentato un'ipotesi normativa che dovrà essere approvata nel più breve tempo possibile in Parlamento, che prevede che ogni brand, come quelli che sono stati colpiti da queste azioni giudiziarie, possano certificare in via preventiva, da un'autorità terza, la piena sostenibilità delle imprese, della loro filiera produttiva, sia sul piano ambientale sia sul piano lavorativo". Così il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso in riferimento al caso Tod's. "Cioè - ha aggiunto Urso - la piena sostenibilità della filiera per quanto riguarda la legalità" "Con questa misura, che noi ci auguriamo il Parlamento approvi prima possibile, sarà possibile mettere in sicurezza la filiera produttiva italiana della moda e dell'abbigliamento - ha sottolineato Urso - che è un orgoglio del Made in Italy e salvaguardarne la reputazione del mondo". "Con questa norma noi metteremo in sicurezza i brand della moda italiana, i brand internazionali che producono nel nostro Paese, le nostre piccole e mini imprese, le imprese artigianali e soprattutto avremo la garanzia del pieno rispetto delle norme ambientali e sul lavoro e contrasteremo in maniera efficace ogni azione di caporalato o di lavoro nero, che va comunque sempre in ogni caso denunciata", ha concluso.