Ivrea, furto in palestra: il ladro si taglia e lascia una lunga scia di sangue
Ivrea
Secondo furto nel giro di poco più di un mese nei locali della Direzione Benessere, la palestra ricavata negli spazi dell’ex Nuova Ico di via Jervis. Il bottino, circa 200 euro e un computer portatile, è di modesta entità, ma i danni provocati all’interno della struttura sono ben più consistenti. Questa volta, tuttavia, il ladro ha commesso una lunga serie di errori che potrebbero portare presto alla sua identificazione.
Il colpo è stato messo a segno domenica sera. Il malvivente si è introdotto rompendo una delle vetrate superiori, strette e allungate, che affacciano sui locali interni. Per calarsi all’interno si è arrampicato sul telaio tagliandosi in più punti e lasciando pozze di sangue lungo tutto il percorso. Una volta dentro, ha rovistato negli uffici e si è impossessato di un pc e del denaro contenuto nel fondo cassa, prima di darsi alla fuga.
«Ormai – racconta Michele Cavaliere, titolare della struttura – per evitare che i ladri sfascino i locali alla ricerca di qualcosa di valore, lascio sempre qualche contante nel fondo cassa. Spiace per il computer, che comunque non potrà essere utilizzato, essendo protetto da una serie di password. In quaranta giorni è il secondo furto che subiamo e constatiamo con amarezza come questi episodi siano sempre più frequenti in un città che fino a qualche tempo credeva di essere un’isola felice».
Nella mattinata di lunedì sono intervenuti i carabinieri, che hanno visionato i filmati delle telecamere interne ed effettuato i rilievi sulle numerose tracce ematiche lasciate dal ladro.
Dalle immagini, gli investigatori ritengono che possa trattarsi della stessa persona responsabile del furto di settembre, circostanza che troverebbe conferma in un tatuaggio ben visibile sul volto del sospettato.
Un elemento che, insieme alle impronte e al sangue raccolto sul posto, potrebbe consentire alle forze dell’ordine di identificare in breve tempo il responsabile e porre fine a una serie di colpi che sta destando crescente preoccupazione tra i titolari delle attività della zona industriale di via Jervis.