La nuova mappa del Medio Oriente – Panorama in edicola
L’editoriale del direttore:
I sindacati alleggeriscono gli stipendi
La Cgil di Maurizio Landini ha abbandonato i temi tradizionali del lavoro per abbracciare battaglie politiche e ideologiche, come Gaza o il clima. Dietro la svolta c’è la strategia personale del segretario, deciso a contrastare i sindacati autonomi e a prepararsi a una carriera politica, spostando la confederazione su posizioni sempre più radicali e militanti, nel tentativo di trasformarla in un vero movimento di sinistra antagonista..
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La copertina: La scommessa di Trump, nel nome di Abramo
Donald Trump ha ottenuto un successo diplomatico storico mediando l’accordo di pace tra Israele e Hamas, firmato a Sharm el-Sheikh con il sostegno di Egitto, Qatar e Turchia. Tornato alla Casa Bianca, ha abbandonato la linea morbida di Biden, rilanciando la pressione sull’Iran e rafforzando i rapporti con i Paesi arabi moderati.
La sua strategia punta a rilanciare e ampliare gli Accordi di Abramo, creando un Medio Oriente fondato su commercio e cooperazione più che sui conflitti. Restano le incognite di Turchia e Iran, ma Trump sembra riuscire dove molti avevano fallito: ridisegnare gli equilibri mediorientali e avvicinare israeliani e palestinesi a una pace duratura.
Politica – La nuova Lega sono due
La sconfitta di Roberto Vannacci alle regionali toscane (solo il 4,4%) ha aperto una profonda crepa nella Lega. Nel Nord, cresce il fronte dei dirigenti contrari alla “vannaccizzazione” del partito e favorevoli a una ritorno al modello federalista ispirato alla Csu bavarese: una Lega nazionale alle politiche e leghe regionali autonome sul territorio. Il progetto, rilanciato da Massimiliano Romeo e sostenuto da Zaia, Fontana e Fedriga, punta a ridare identità e poteri al Nord.
Salvini, pur difendendo il suo vice Vannacci per evitare una scissione, è sotto pressione interna. Cresce il malcontento tra i governatori e i “colonnelli padani”, che chiedono di tornare alle origini autonomiste, mentre sullo sfondo si muovono i nostalgici del “Patto per il Nord” di Bossi. La Lega è sempre più spaccata tra moderati e radicali, tra chi sogna un nuovo federalismo e chi vuole tenere unito il Carroccio sotto il comando del Capitano.
Inchiesta – Quanto ci costano i cyber criminali
Le cyber-gang internazionali stanno mettendo in ginocchio interi settori industriali, con fabbriche ferme, forniture bloccate e governi costretti a intervenire per evitare il collasso produttivo. Non si tratta più di singoli hacker, ma di vere organizzazioni criminali che sfruttano l’Intelligenza artificiale per compiere attacchi sempre più sofisticati e difficili da individuare.
L’esperto Pierluigi Paganini spiega che l’Ia permette di creare persino finti dirigenti digitali capaci di interagire con i consigli d’amministrazione e autorizzare movimenti di denaro. Le conseguenze possono essere devastanti, come dimostrano i casi recenti: Jaguar Land Rover ha subito un blocco produttivo di sei settimane con perdite per un miliardo di sterline, mentre Renault-Dacia e Stellantis sono state vittime di furti di dati. Colpita anche Asahi-Peroni, costretta a fermare la produzione.
Secondo il Rapporto globale sulla criminalità informatica 2025, il costo mondiale degli attacchi digitali salirà a 11.900 miliardi di dollari nel 2026, fino a 20.000 miliardi nel 2030. Oltre ai danni economici diretti, c’è il rischio reputazionale: un’azienda violata può perdere la fiducia di clienti e partner. La difesa, però, resta un lusso per pochi — e nella nuova guerra informatica, vincono solo i più forti.
Esteri – Francia, le macerie del Presidente Macron
In Francia, a due anni dalla riforma delle pensioni voluta da Emmanuel Macron, il Paese resta attraversato da una profonda crisi politica e sociale. Dopo mesi di scioperi e proteste di piazza, il progetto che innalza l’età pensionabile da 62 a 64 anni è stato sospeso fino al 2027, per evitare nuove tensioni e il rischio di elezioni anticipate.
Il premier Sébastien Lecornu, terzo in un solo anno, cerca ora il sostegno dei socialisti per salvare un governo indebolito, mentre il debito pubblico ha raggiunto livelli record (3.400 miliardi di euro, pari al 114% del Pil).
Sul piano politico, la Francia è polarizzata tra l’ascesa del Rassemblement National di Marine Le Pen e la deriva radicale de La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, sempre più filo-qatarina e pro-Hamas. Figure come Rima Hassan incarnano questa nuova sinistra militante, accusata di apologia del terrorismo e di fomentare l’odio antisemita.
A ciò si sommano crimine in crescita, povertà diffusa e minacce jihadiste, che alimentano un clima di instabilità e sfiducia verso le istituzioni. Con un presidente indebolito e un Paese spaccato, la Francia appare oggi una democrazia fragile sull’orlo di una nuova esplosione sociale.