Truffe, si fingono banche e carabinieri attraverso numeri camuffati
Pont Canavese. Una giornata come tante per una donna di Pont Canavese, poi una chiamata da un numero di telefono che fa capo al servizio clienti della sua banca e la richiesta di bloccare un bonifico sospetto attraverso un’operazione allo sportello Atm del paese. Ad evitare che la donna cadesse nel tranello che associa il servizio anti-frode dell’istituto bancario e i carabinieri di una fantomatica compagnia torinese di carabinieri che vigila sul suo operato hanno contribuito il personale della filiale e il saggio consiglio di un vero carabiniere.
Tutti gli elementi della tentata truffa, poi denunciata alla polizia postale, però, erano stati studiati per non far pensare a un raggiro: coloro che parlavano al telefono si sono presentati con nome e cognome, conoscevano i dati personali e l’indirizzo mail della donna, avevano informazioni sui suoi spostamenti e, attraverso il trucco dello spoofing, ossia la simulazione di un numero di telefono reale appartenente a enti accreditati, si sono resi credibili come assistenti bancari e carabinieri. Quasi.
Fortunatamente il dubbio ha evitato il peggio. A raccontare l’accaduto è la cittadina di Pont Canavese che nella giornata di mercoledì è stata contattata da un presunto operatore del servizio anti-frode della sua banca. «Stavo per mettermi a pranzare quando ho ricevuto una telefonata da un numero riconducibile alla provincia milanese – spiega –. Mi risponde un tale Alessandro Costa, che mi dice di essere un operatore del servizio anti-frode della mia banca che mi contattava perché i dati di accesso alla mia applicazione di home-banking erano stati clonati ed era in corso un’operazione sospetta sul mio conto. Avevo controllato i miei conti dopo un prelievo la mattina stessa e mi sembrava tutto in ordine, ma quando ho sentito che da Rimini stavano tentando di fare un bonifico di 6mila euro e il servizio se n’era accorto devo ammettere che mi sono spaventata. Solitamente sono molto attenta a non cadere nel tranello delle truffe online. L’operatore, però, conosceva i miei dati e il mio indirizzo mail e sono stata sul punto di cedere. La richiesta dell’operatore era quella di fare un nuovo bonifico, questa volta di revoca, con caratteri speciali che mi avrebbe dettato e che avrebbe annullato l’altra operazione».
Dopo la prima chiamata ne è arrivata una seconda: «All’operatore ho detto che non mi sentivo tranquilla e mi ha subito risposto che mi avrebbe fatto chiamare dai carabinieri che ci stavano ascoltando. Sono passati pochi minuti ed effettivamente è arrivata la chiamata dell’appuntato Andrea Ferro, del Comando di piazza San Carlo a Torino. Grandi rassicurazioni, ma cercando di mettermi fretta per fare l’operazione. Mentre ero in linea, però, mi sono recata alla filiale del paese, ancora chiusa per la pausa pranzo. Le addette, però, richiamate per l’emergenza in corso, mi hanno assicurato che secondo loro era una truffa, anche se il numero che compariva sullo schermo del mio telefonino, una volta cercato online, era effettivamente quello del Comando torinese. Cosa si fa quando è un presunto carabiniere a cercare di truffarti? Dal canto mio ho pensato di interpellare un professionista del Canavese ed è così che sono riuscita a parlare con l’ex maresciallo di Cuorgnè Gianmarco Altieri, ora in forza alla Procura di Ivrea, che mi ha spiegato come i truffatori siano arrivati ad affinare sempre più le loro tecniche, utilizzando, per esempio, quella dello spoofing, la simulazione di una chiamata da un numero di telefono che non è quello effettivo da cui proviene. Tutto è studiato per trarre in inganno».
La situazione si è tranquillizzata soltanto quando la donna è riuscita a recarsi in banca e ad appurare che tutto sul suo conto era in regola, esattamente come appariva dalla sua app online. Dalla filiale, inoltre, è stato specificato che casi come questi sono sempre più frequenti e sono numerosi i clienti che ogni settimana vengono indirizzati alle forze dell’ordine per sporgere denuncia. L’inghippo di questo tipo di truffe, infatti, è che nel momento in cui ci si fida e si fa un bonifico ai truffatori, rivelando il proprio codice Pin del conto o altre informazioni sensibili, c’è il rischio di non venire risarciti. L’assicurazione del conto bancario, infatti, non coprirebbe i clienti nel caso in cui le informazioni sensibili siano state divulgate volontariamente. Per questo motivo i diversi istituti bancari insistono nel far sapere che non arrivano da loro chiamate per effettuare bonifici o altre richieste di soldi.