A Ivrea un nuovo nato ogni tre decessi
IVREA. Non bastano gli stranieri a invertire la rotta di una città sempre meno popolosa e sempre più vecchia. A Ivrea lo scarto tra nascite e morti è impressionante: ogni tre decessi un nuovo nato. È il dato più significativo delle dinamiche demografiche venute a delinearsi nell’ultimo anno sul territorio eporediese, secondo i dati dell’Ufficio anagrafe del Comune. L’analisi è impietosa, considerando da un lato le culle sempre più vuote, dall’altro l’incidenza degli ultra 65enni sul totale della popolazione. Popolazione che tuttavia nel computo totale risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2023 assestandosi a quota 22.805 abitanti (si segnala un incremento di 114 unità anno su anno derivante da nuove iscrizioni all’Anagrafe di stranieri, e però non riconducibile a una tendenza consolidata: serviranno almeno cinque anni per dirlo).
A Ivrea nell’ultimo anno sono nati 112 bambini. Il dato, di per sé, sembrerebbe accendere un faro nel buio dell’inverno demografico ormai in atto da decenni, visto e considerato che nel 2023 i nuovi nati erano stati appena 84.
Ma è guardando al totale dei decessi che questo barlume di speranza si estingue, disegnando scenari caratterizzati da un fortissimo squilibrio da cui aspettarsi implicazioni dirette a livello economico e sociale: a fronte di 112 nuovi nati a Ivrea si sono infatti registrati 297 decessi. Significa che le morti sono quasi il triplo delle nascite, vale a dire più di Torino e del dato nazionale, dove la mortalità non supera il doppio della natalità. Il saldo naturale, cioè la differenza tra nati e morti, risulta per conseguenza pesantemente negativo: -185 unità. Il punto è che una mortalità tre volte superiore alla natalità finisce per fare da preludio a un declino demografico in caduta libera, che in prospettiva rischia di portare a un ulteriore riduzione della popolazione. Soprattutto alla luce dell’aspettativa di vita di una città già vecchia, come Ivrea.
«Se non ci saranno significative inversioni di tendenza – l’analisi di Fausto Bertinaria, responsabile Servizi demografici – nei prossimi anni purtroppo possiamo aspettarci che questo rapporto di un nato ogni tre morti aumenterà ulteriormente, quindi saremo sempre nell'ordine di un multiplo crescente». E Ivrea in tal senso si presenta come una città in cui la fascia di età da 0 a sei anni riunisce 738 individui, il 3.2% del totale degli abitanti. Se ai piccolissimi sommiamo gli adolescenti fino ai 18enni, arriviamo a 2.168 giovani abitanti per una percentuale del 9.5%. Quanto all’incidenza della fetta più anziana della popolazione, gli ultra 75enni costituiscono il 17% dei residenti di Ivrea, con 3.917 persone censite, quella tra i 65 e i 75 anni di età il 14% (3.293). Insieme, questi due dati danno la misura dell’indice di invecchiamento di Ivrea che con il 32% di ultra 65enni supera di gran lunga il dato regionale, pari al 26,4%, e ancora di più si stacca dal corrispettivo nazionale, equivalente al 24,7%.
In tutto questo la presenza di chi è arrivato da fuori aiuta, ma non può certo fare miracoli: 2.359 gli stranieri residenti (10%), 19 i nuovi nati, un solo decesso, per un saldo positivo di 18 unità.