Abci e la responsabilità sociale di impresa tre alveari e un’area cani per i dipendenti
BORGOFRANCO D’IVREA. Un’area cani per i dipendenti e tre alveari aziendali che nella prima stagione hanno già prodotto 100 chili di miele. Sentinelle dell’ambiente, le api svolazzano dallo scorso mese di maggio sullo sfondo dei capannoni dove prendono forma le idee e le lamiere vengono plasmate su commesse del settore medicale, l’arredamento, l’automotive, la Difesa. Il mercato è planetario. È questa Abci, azienda metalmeccanica da 30 dipendenti con un indotto esteso ad altre otto piccole realtà super qualificate nel raggio di 20 km, mezzo secolo di storia e 4 milioni di fatturato. Lo stabilimento principale si trova immerso nel verde che costeggia la strada per Bajo Dora, mentre un secondo poco distante, sempre a Borgofranco, è stato ricavato dalla sede originaria.
Cosa fa e per chi
Nel settore automobilistico, Abci è specializzata in attrezzature e accessori per veicoli di pubblica sicurezza, come auto di pattuglia e veicoli della polizia, tra cui griglie di protezione e blindature da montare su volanti e radiomobili. Per il settore della Difesa, fa attrezzature di sollevamento e bilanciatori per componenti militari pesanti.
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E non mancano strumentazioni sofisticatissime in acciaio inossidabile 316 per il settore medicale, collaborando con con multinazionali del farmaco ed esportando negli Stati Uniti, Spagna, Germania. In produzione, Abci ha anche i componenti interni per le stufe di Castellamonte e vanta collaborazioni con noti designer su progetti come biliardi in cristallo, le macchine per la tostatura del caffè più famose. Non c’è memoria di cassa integrazione, da queste parti, se non un brevissimo cenno attorno alla crisi del 2008. Il ceo di seconda generazione Stefano Vigliermo, con la moglie Luisella Merlo e il direttore generale Roberto Bertone di Ivrea, lo spiega bene: non c’è richiesta che non venga esaudita.
Pacchetto chiavi in mano
«Il cliente viene qui e ci spiega quello che vuole. Noi pensiamo a tutto – dice –. Abbiamo un ufficio tecnico interno, composto prevalentemente da donne, che si occupa di progettazione e ingegneria, inclusi calcoli strutturali e certificazioni Ce. Il nostro è un approccio orientato al problem-solving, sviluppiamo spesso progetti a partire da semplici schizzi di base forniti dai clienti». Dall’idea al progetto, alla lamiera, la saldatura, l’assemblaggio, fino alla verniciatura e alla consegna del prodotto finito. «Il cliente chiede sempre di più di non essere disturbato. Ci dà un oggetto, noi facciamo una scansione e cerchiamo di capire come è fatto, dopo di che tiriamo fuori i disegni, li trasformiamo in programmi e creiamo il prototipo».
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Il percorso
Cosa c’entrano le api e i cani in tutto questo, più che espressione di una cultura aziendale attenta all’ambiente e al benessere dei lavoratori, quale di fatto è, pare prima di tutto un qualcosa che prescinde dalle parole. Si percepisce un forte senso di comunità e appartenenza, entrando in Abci, lo stesso che i dipendenti condividono tutti i giorni anche solo pranzando insieme e rinsaldano prendendo parte agli eventi sociali che l’azienda promuovere con continuità, fosse la biciclettata o il picnic con le famiglie. «Un anno fa i ragazzi hanno organizzato una festa a sorpresa per i 60 anni di Stefano con la complicità di sua mamma», rammenta Luisella Merlo a titolo di esempio. Bertone, approdato ad aprile 2024 in Abci dal mondo delle multinazionali, ha dato una forte impronta alla componente creativa, di fatto già insita nel dna di Stefano Vigliermo, che a sua volta è il classico imprenditore innamorato del lavoro cresciuto guardando papà Italo e lo zio, i fondatori, quando ancora la ditta si occupava per un unico cliente di carenature per macchine utensili, in particolare fresatrici. Proprio su stimolo di Bertone il guizzo imprenditoriale delle origini ha saputo dare spazio anche ad attività legate alla responsabilità sociale dell’impresa, con la sostenibilità ambientale a rivestire un ruolo centrale. E così sono arrivate le api. «Ci pensavo da tempo – spiega Bertone – finché durante una riunione presento a dei clienti il logo Abeeci senza dirlo a Stefano, giocando sul termine ape in inglese. A Stefano dico "Poi ti spiego". In più vengo a sapere che uno dei nostri, in azienda, ha l’hobby dell’apicoltura». Da lì a installare tre alveari sul prato aziendale e infilarsi gli scafandri il passo è stato breve.
Mario l’operativo
«Un’esperienza pazzesca e mai finita – raccontano Bertone e Vigliermo – in questi mesi abbiamo assaggiato la propoli direttamente da sotto le arnie, è davvero impressionante la perfezione del mondo delle api. Un universo a parte. E quanto miele».
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Mario Verdesio, di Bajo Dora, è quello che ne sa. Per un attimo smette di lavorare: «Mio papà ha avuto le api per 50 anni, ora le seguo io per passione. Qui ne avremo 15mila, ma in estate si arriva fino a 70-80mila esemplari». Muniti di etichetta Abeeci, i vasetti di miele diventano piccoli cadeau aziendali dal messaggio quanto mai attuale: dare una casa alle api significa proteggere una specie fondamentale per l'ecosistema, minacciata dal cambiamento climatico, dalla perdita degli habitat e dall’inquinamento; una specie che aiuta l'impollinazione di piante e colture contribuendo a mantenere la biodiversità. Basti pensare che un alveare composto da circa 60.000 api riesce a impollinare 15 milioni di fiori al giorno. Un primo progetto sul solco della sostenibilità, che oltre a produrre un logo aziendale accessorio giocando con l’inglese, oggi vede una grossa ape in ceramica di Castellamonte campeggiare davanti all’ingresso, simpatica mascotte che già dice molto di Abci a chi, varcato il cancello, non può fare a meno di notare i tre apiari dipinti di rosso. E i cani? Il giardino recintato ne ospita tre. Quest’altra idea ha preso forma una ventina di anni fa, e funziona, interviene Luisella. «Abbiamo una coppia con il cane che patisce a stare a casa da solo. Ma c’è anche la nostra Mia: la mattina punta alla macchina del caffè e non molla finché non ha fatto il pieno di feste. Meglio se con qualche biscottino a corredo».