La fuga, lo sparo, 20 minuti a terra: tutti i dubbi sulla morte del 20enne ucciso con un colpo di pistola da un agente di polizia – IL VIDEO
VIGEVANO. Una pistola che non c’è, un’auto demolita prima della conclusione degli accertamenti, un testimone che racconta il falso. Infine, il comportamento anomalo degli agenti nel piazzale, vicino al corpo del giovane. Una telecamera di sorveglianza riprende il ragazzo agonizzante per terra, per venti minuti, dalle 2.07 fino alle 2.34 di notte: morirà poche ore dopo all’ospedale di Rozzano. Sono alcune delle anomalie che gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli indicano nel documento, inviato alla procura guidata da Fabio Napoleone, con cui chiedono la riapertura delle indagini sulla morte di Suoufiane Ech Chafiy, 20 anni e origini marocchine, ucciso da un colpo di pistola, la sera del 24 marzo 2016, esploso da un agente di polizia al termine di un inseguimento iniziato a Vigevano e terminato alla periferia sud di Abbiategrasso. L’inchiesta aperta dal pm Roberto Valli per eccesso colposo di legittima difesa fu archiviata dopo pochi mesi. I legali della famiglia del giovane chiedono che il caso sia riaperto con l’accusa di omicidio volontario.
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La fuga e gli spari
Quella sera di marzo di nove anni fa due agenti in pattuglia nella zona di corso Novara a Vigevano, vedono passare più volte una Bmw con tre giovani a bordo. Alla rotonda del Carrefour gli agenti intimano l’alt ma il conducente non si ferma. Il giovane alla guida è Kamal K., 19 anni. Non è in regola con i documenti. Accanto a lui c’è Youssef E.K., di 24 anni, mentre sul sedile dietro c’è Soufiane Ech Chafiy. Gli agenti David C., assistente capo, e Narcisio M. si lanciano all’inseguimento. L’auto dei fuggitivi arriva alla periferia di Abbiategrasso. Nella loro successiva annotazione di servizio gli agenti scrivono che uno degli occupanti della Bmw si sporge dal finestrino per sparare. I poliziotti, secondo questa ricostruzione, rispondono esplodendo quattro colpi di pistola. Due proiettili colpiscono lo pneumatico posteriore sinistro e il bagagliaio.
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Altri due spari vengono esplosi quando l’auto è ormai ferma e un colpo raggiunge Soufiane alla schiena. I poliziotti scrivono nella relazione di servizio di avere visto i fuggitivi brandire contro di loro l’arma usata poco prima per fare fuoco. Ma l’arma non sarà mai trovata e anche la perizia balistica (che individuerà due particelle di piombo nell’auto, raggiunta comunque dai proiettili dei poliziotti) non sembra confermare la presenza di una pistola in mano ai fuggitivi o l’esplosione di spari dalla macchina. Lo stesso gip Fabio Lambertucci, che annota le anomalie ma decide comunque di accogliere la richiesta di archiviazione, scrive: «Non è risultata una evidenza di detenzione o uso di un’arma da fuoco da parte della persona offesa (o di quelli che occupavano assieme a lui la macchina in fuga): non è stata ritrovata l’arma, non sono stati rinvenuti bossoli di arma diversa da quella in dotazione» all’agente, «la macchina della polizia non è stata attinta da alcun proiettile, l’esame stub sulla persona del deceduto ha dato esito negativo».
Il video
Una telecamera riprende l’ultima parte della scena. Il giovane colpito resta per terra, gli altri due fuggono. Si vede il ragazzo che si ferma, torna indietro forse per chiedere aiuto. Pochi minuti dopo gli agenti gli sono accanto. Invece di frugare nelle tasche (per trovare la presunta arma) lo lasciano lì, mentre «uno degli agenti urina a pochi passi dal corpo», denunciano i legali dei familiari della vittima. Alle 2.34 arrivano i soccorsi ma il giovane non sopravvive. I due amici vengono rintracciati e processati per resistenza aggravata da uso dell’arma. La giudice Luisella Perulli però li assolve: anche secondo questa sentenza l’arma non c’è mai stata.