La Ceciata del Borgo torna alle origini: il pranzo è gratuito per chi porta il “padlot”
PAVIA. Conto alla rovescia per i preparativi dell’edizione 2025 della “Ceciata”, tradizionale appuntamento che vede riuniti i borghigiani, e non solo, per il giorno di Ognissanti. È una tradizione lunga 144 anni, interrotta solo nel 2020 a causa del Covid, quella della “Ceciata dal Burgh”, quel piatto capace di unire solidarietà e passione.
Tradizione e innovazione
Ed è “solidarietà” la parola d’ordine di questo 2025 perché si torna al passato, quando era prevista solo la distribuzione di una porzione di ceci, senza l’ormai famoso pranzo che si svolgeva prima negli spazi della Cooperativa e poi nei locali della Locanda del Ticino che ha invece voluto innovare, proponendo una nuova ricetta.
«Abbiamo deciso di servire i ceci in modo nuovo – spiega il titolare Giovanni Dell’Oro -. Vogliamo unire tradizione e innovazione, proponendo, a chi pranza nel nostro ristorante, ceci meno brodosi, più cremosi e quindi con una ricetta più moderna, al passo con i tempi che cambiano. È da cinque anni che gestisco il locale e ora ho pensato di cambiare».
E così i cuochi della Cooperativa artigiani, che organizza l’iniziativa in collaborazione con l’associazione Meistoinburg, cucineranno solo per chi si presenterà con un pentolino, quello che viene chiamato “padlot”. «Torna un rito a cui i borghigiani sono profondamente legati perché ci obbliga a ricordare l’importanza della solidarietà – sottolinea Stefano Schinelli, consigliere della Cooperativa e presidente del Meistoinburgh -. Come si faceva in passato, chi arriverà con il “padlot” avrà la razione di ceci da portare a casa gratuitamente. Li cucineranno i soci della Cooperativa in tre pentoloni e saranno distribuiti innanzitutto ai più fragili». Perché quel piatto è frutto della “pietas” verso i più poveri ai quali, nel giorno di Ognissanti, veniva offerto un piatto di ceci.
Piatto povero
La storia della ceciata inizia il 6 marzo del 1881 con la nascita della Società mutua cooperativa di cui facevano parte gli artigiani di Borgo Ticino e di Pavia per fare rete e aiutare i più bisognosi.
«E’ un piatto povero che si porta dietro una ricchezza immensa, quell’amore per il nostro Borgo che è riuscito a sfidare quasi due secoli – spiega Schinelli -. In cucina ci saranno i cuochi che custodiscono una ricetta secolare, conosciuta da pochi. Le verdure vengono tagliate in un certo modo e la carne preparata secondo regole ferree, dosando gli aromi con maestria - spiega Schinelli -. Una preparazione che rende questo piatto unico, capace di trasmettere passione. Questo è il momento da dedicare agli altri cucinando, con cura e attenzione, un pasto speciale».
Venerdì pomeriggio i cuochi, a cui è stata tramandata la famosa ricetta segreta dei ceci del Borgo, insieme ad alcuni volontari, saranno al lavoro per preparare la ceciata. Già pronte le grandi marmitte dove in passato si cuocevano un quintale di ceci, 60 chili di manzo e maiale e 20 di cotenne. Senza dimenticare le verdure: 20 chili di carote, 20 di sedano e altrettanti di porri.
L’appuntamento con la Ceciata del Borgo è per il primo novembre, alle 11,30, in via Ponte Vecchio, negli spazi della Cooperativa di cui è presidente Carlo Fenzi. «Sarà anche l’occasione – dice Schinelli - per ricordare i soci che ci hanno preceduto, grandissime persone che ci hanno trasmesso il piacere della condivisione con i meno fortunati». Stefania Prato