Olanda, vincono i liberal progressisti europeisti che scacciano dal governo l’estrema destra più intollerante
E’ una grande notizia per tutti i democratici europei. In Olanda s’impone a sorpresa un partito liberal progressista, il D66 (Democraten66) guidato da un giovane leader di 38 anni, Rob Jetten, che frena la corsa, che sembrava inarrestabile, dei sovranisti di estrema destra. Un duro stop per quei volti duri dei fautori dell’odio verso migranti e minoranze al governo fino a giugno 2025 nel paese dei tulipani.
La formazione D66 è non solo il primo partito con 27 seggi, (ne aveva 11), ma ha reso impossibile il ritorno al governo del Pvv (Partito per le libertà) di Geert Wilders, il leone della destra xenofoba che ha perso ben 10 seggi rispetto i 37 conquistati nel 2023 sui 150 dell’Assemblea dei Rappresentanti.
Il dato eclatante è che ora con il Partito per le libertà (Pvv) nessuno si vorrà più alleare, dopo la crisi di governo, esplosa a giugno, che ha messo fine a uno dei governi più di destra in Olanda, per l’impossibilità degli alleati più moderati di seguire i deliri di Wilders su immigrati e richiedenti asilo.
La vittoria della formazione socio liberale, fermamente europeista, s’impone in un quadro che vede ben quattro formazioni intorno ai 20 seggi: i liberal conservatori del Vvd, (23 seggi), un tempo guidati dal presidente della Nato Mark Rutte, che precedono i delusi della coalizione laburisti e verdi, dall’ex vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans, finiti al quarto posto con 20 seggi, perdendone ben cinque. Vi sono poi i centristi cristiano democratici del Cda di Henri Bontenbal che salgono a 18 seggi. Pe rendersi conto dell’estremismo del Pvv è da considerare la presenza anch’essa frammentata di altre formazioni conservatrici di destra come l’JA21, che fa parte a Bruxelles euroscettico dell’Ecr (conservatori e riformisti europei), cui si affiancano i populisti del Fvd (Forum per la Democrazia) che salgono a 7 seggi. Nel vortice che caratterizza l’articolata area centrista sparisce il Nsc che aveva ben 20 seggi e si ridimensiona il movimento contadino BBB che scende da sette a quattro seggi.
Una svolta giovane, pragmatica ed europeista
La svolta olandese conferma l’elevata fluidità dell’elettorato, sensibile a novità caratterizzata da proposte concrete che prevalgono sull’odio xenofobo e il contrasto politico. Ma il dato significativo è la svolta europeista, in un contesto ecologico e sociale insieme liberale e progressista, quanto mai pragmatico, su cui ha pesato la capacità comunicativa e vincente del giovane leader. In un contesto politico quanto mai frammentato in cui alle diverse formazioni centriste si affiancano partiti conservatori che, per quanto di destra, non raggiungevano i livelli xenofobi del Pvv. Il D66 ha sicuramente sottratto consensi al centro a quella coalizione verde laburista che ha subito una sonora scoppola. Ma più che voti di un partito il D66 ha raccolto il consenso di tanti giovani, segnando una svolta politica europeista e pragmatica orientata più alla proposta e al futuro che alla sterile polemica tra formazioni, chiudendo con la valanga di odio e repressione che caratterizzava lo spirito della destra estrema di Wilders.
Un’elezione quanto mai combattuta e partecipata 74,8 per cento di affluenza ma che registra un alto numero di schede bianche, ben 39.500.
Jetten potrebbe diventare il più giovane premier olandese. Dietro il successo vi è il suo impegno verso i giovani a partire da una questione che in Italia praticamente abbandonata. L’emergenza casa che tocca in particolare i giovani e le giovani coppie (evitando i proclami dio, patria , famiglia
Tra i più entusiasti del successo liberale europeista in Olanda vi è Riccardo Magi: “Vince chi si schiera apertamente per l’ambiente, l’accoglienza, le libertà civili liberali, per i diritti Lgbti+, per l’Europa e contro il massacro di Gaza, frenando l’ultra destra xenofoba. Vincono i liberali progressisti non quelli che scimmiottano la destra” conclude il segretario di +Europa con l’impegno: “Nessun compromesso con i sovranisti alla Meloni. Sappiamo dove stare”.
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