De Laurentiis: “Porterei la F1 a Napoli! Una città che torni centrale”
Visione, provocazione e ambizione. Aurelio De Laurentiis torna a parlare da imprenditore prima ancora che da presidente del Napoli, sfruttando il palcoscenico del Racing Show per lanciare messaggi che vanno ben oltre il calcio giocato. Dallo stadio Maradona da abbattere alla suggestione Formula 1 a Napoli, passando per una critica senza filtri al sistema calcistico italiano, il patron azzurro disegna un’idea di futuro che divide, ma che ancora una volta mette Napoli al centro del dibattito.
Presidente, cosa significa per lei partecipare oggi al Racing Show?
«Avete parlato voi di innovazione. E l’innovazione è alla base della nostra vita. Se noi rimaniamo seduti per prudenza… ho rimproverato al calcio italiano di essere troppo seduto sulle proprie poltrone, per paura di perderle. Quando sei scomodo, diventi scomodo — ma è da lì che nascono i cambiamenti.»
Ha menzionato la possibilità di portare la Formula 1 a Napoli. È una suggestione o un progetto reale?
«Sì: porterei la F1 a Napoli! La città ritorni centrale. Il nostro Maradona va abbattuto. Parlo di visione: non possiamo competere con club come Milan e Inter senza uno stadio da 70.000 posti, con 120 skybox. Qui, al Maradona, addirittura il bagno è comune tra uomini e donne — ma stiamo in Napoli, dobbiamo dimostrarlo con i fatti.»
Non teme critiche? Spesso l’innovazione non è popolare.
«Essere popolari significa spesso abdicarе. Io preferisco correre il rischio. Ho invitato Napoli a unirsi — perché l’unione fa la forza. Se restiamo divisi, non faremo nulla. Dobbiamo imparare a essere ambasciatori di noi stessi, come meritiamo davvero.»
In concreto: radere al suolo lo stadio e costruirne uno nuovo?
«Esattamente. Ho visto cosa hanno fatto a Londra, nel centro città: uno stadio nuovo, moderno, funzionale. Qui ci ripetono che non abbiamo nemmeno parcheggi sufficienti per 8.000 posti — figuriamoci per un impianto moderno con capacità da 70.000. Se non mettiamo pressione su chi decide, continuiamo a dormire. Napoli deve svegliarsi e capire che merita di più di uno stadio coi bagni in comune.»
Ultima domanda: perché crede che Napoli — e il Sud — abbiano bisogno di questo salto di qualità?
«Perché siamo stati troppo tempo ai margini. Io ho sentito parlare di centralità del Mediterraneo… ma dal ’700 ce lo siamo spesso dimenticati. Dobbiamo tornare al centro dell’economia italiana ed europea. Napoli può essere questo ponte — se ci crediamo davvero. Non solo col calcio, ma con visione, cultura e coraggio.»
Parole che fanno rumore, come spesso accade quando parla De Laurentiis. Provocatore per natura, visionario per vocazione, il presidente del Napoli non rincorre il consenso ma lancia sfide: alla politica, alle istituzioni, al calcio italiano e alla città stessa. Che le sue idee diventino realtà o restino suggestioni, il messaggio è chiaro: per crescere servono coraggio, visione e la volontà di rompere gli schemi. Napoli, ancora una volta, è chiamata a scegliere se restare ferma o provare a correre più veloce degli altri
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