Quell’entusiasmo per la Doc e l’idea del primo spumante di Orsolani
SAN GIORGIO CANAVESE. Gian Francesco Orsolani è una figura cardine nella storia della viticoltura del Canavese e un instancabile custode dell'identità enologica del territorio. Celebrato come il pioniere dell'uva Erbaluce, Orsolani non è solo un produttore, ma l'uomo che ha elevato questo vitigno autoctono a un simbolo di eccellenza. Al compimento dei 90 anni, racconta la sua storia che si intreccia con quella del Canavese. Nato il 20 ottobre del 1935, Gian Francesco respira fin da subito l'odore del mosto, grazie a una tradizione familiare che affonda le radici nel tempo.
IL VINO PER L’AURORA
«Io sono figlio di una famiglia che produceva il vino – racconta Gian Francesco – . Nel 1894 mia nonna e mio nonno, Giovanni e Domenica, rientrati dagli Stati Uniti, aprono la locanda Aurora a San Giorgio Canavese. Mio nonno comincia a fare il vino, che viene dato ai carrettieri che dalla montagna scendevano verso Torino o verso Vercelli». Da quella produzione iniziale per gli avventori, ha preso il via una storia che ha visto quattro generazioni guidare l'azienda Orsolani. Gian Francesco cresce in questo ambiente e, nei primi anni '50, entra nell'azienda di famiglia. Sono anni di profonda trasformazione per l'Italia, un decennio che segna il passaggio da un'economia prevalentemente agricola a una nazione industriale. Nilla Pizzi vince la prima edizione del Festival di Sanremo e sulle strade imperversavano i Fausto Coppi e Rik van Steenbergen che si dividevano equamente le vittorie. Parallelamente, il mondo del vino vive un'evoluzione cruciale: il commercio inizia a spostarsi dalla botte alla bottiglia. «Nel 1950 non ho voluto proseguire gli studi e mi sono messo a lavorare in azienda – continua Gian Francesco – è questo il periodo in cui si cominciano a commercializzare le prime bottiglie e l'attività vinicola fatta in quegli anni è stata importantissima per la prosecuzione della mia attività». L'esperienza maturata si traduce, nel 1962, nella realizzazione della moderna cantina di San Giorgio Canavese, costruita con il fratello Beppe (scomparso nel 2021, ndr) e dedicata alla vinificazione, all'imbottigliamento e alla spumantizzazione. Questo momento segna una svolta fondamentale per Orsolani e per l'Erbaluce. L'azienda si occupava inizialmente della vinificazione di prodotti non locali, come l'Asti Spumante. «In questa fase la nostra attività era riferita all'Asti spumante – spiega Gian Francesco – e proprio grazie a questa esperienza nel 1967, sull'onda dell'entusiasmo della Doc per il vitigno Erbaluce, pensiamo appunto di produrre il primo spumante Erbaluce». In un'epoca in cui questo vitigno bianco canavesano era conosciuto quasi esclusivamente come vino bianco fermo o passito, Orsolani dimostra una straordinaria intuizione e una grande conoscenza del mondo del vino.
SIGNORI, LO SPUMANTE
Il risultato è il celebre Caluso Spumante Cuvée 1968, un prodotto che ottenne immediatamente la certificazione Doc e che ha spianato la strada all'attuale Caluso Spumante Docg Metodo classico. Questa intuizione non solo ha ampliato la gamma dei prodotti a base Erbaluce, ma ha conferito prestigio e visibilità inediti al vitigno e all'intera area canavesana. Innovatore per attitudine, Orsolani ha sempre affiancato la tradizione alla ricerca. L'azienda ha avviato collaborazioni con l'Università e con l'Istituto Agrario Ubertini di Caluso per studiare, tra l'altro, la Botrytis cinerea e perfezionare le tecniche di vinificazione. «Dobbiamo ricordare che a Caluso c'era l'istituto Ubertini che studiava anche la pratica di vinificazione – ricorda Orsolani– negli anni '60, io e altri produttori di vino abbiamo consolidato questa collaborazione con i docenti dell'istituto per poter ottenere la denominazione di origine controllata e per perfezionare la vinificazione». Il successo, incentrato sulla qualità, è continuato negli anni successivi, con una pioggia di premi e apprezzamenti. Negli anni '80, insieme ad altri imprenditori italiani, Gian Francesco è stato ricevuto al Congresso degli Stati Uniti e alla Casa Bianca, ricevendo a New York la laurea honoris causa in Scienze sociali. Tra i tanti riconoscimenti, Gian Francesco ricorda con particolare orgoglio di aver servito il suo vino durante il viaggio apostolico di Giovanni Paolo II a Toronto e al pranzo offerto dal presidente del Consiglio dei ministri in onore del presidente degli Stati Uniti George W. Bush nel 2007.
NON SCORDARE LE ORIGINI
Nonostante i successi internazionali, Gian Francesco non dimentica mai la locanda Aurora e le sue origini, mantenendo sempre una visione lucida del futuro della viticoltura, partendo dalle origini e dalle tradizioni. «Il futuro del vino sarà quello della strada della qualità, della dedizione alla terra – conclude –. La mia scelta è stata quella di essere dalla parte della qualità estrema e della ricerca continua. Il futuro sarà riservato alle eccellenze. Ho avuto la fortuna di avere mio figlio Gian Luigi che ha seguito il mio percorso e quindi siamo ormai alla quarta generazione ed è motivo orgoglio». Con gli occhi che si illuminano, aggiunge: «Mia nipote Martina, che studia all'Università, è un'appassionata del vino e ne parliamo sempre. E devo dire che questo mi riempie di gioia, soprattutto perché ormai il mondo del vino è un mondo di donne». E quindi buon compleanno, anche se un po’ in ritardo, Gian Francesco.