Mazzè, perde il diritto al farmaco perché ultra 80enne
MAZZE’. Ha 81 anni e un’energia da vendere, che spende nel campo del sociale, in qualità di docente di tedesco all’Università della terza età di Caluso e fino a qualche anno fa come assessore comunale. Eppure per la sanità pubblica, superati gli 80 anni non ha più diritto a un farmaco indispensabile per la cura del colesterolo, non potendo lei assumere le normali statine. Un farmaco che consiste in un’iniezione da praticare una volta il mese, e che costa 320 euro. Lei è Maria Crusca, vive a Mazzè, e ha deciso di rendere pubblica la sua storia, «perché non riguarda solo me, ma molte altre persone nella mia situazione. Dopo una vita di lavoro, prima come programmatore-analista, poi come insegnante di matematica e fisica al liceo». Una vita passata a pagare le tasse, «a contribuire al sistema sanitario e a partecipare attivamente alla vita sociale e culturale del mio territorio, oggi mi trovo davanti a un paradosso crudele: l’unico farmaco che funziona per tenere sotto controllo il mio tasso di colesterolo, dopo anni di tentativi con altre terapie inefficaci o incompatibili, è un’iniezione mensile, dal costo di 320 euro. Il mio medico, visibilmente imbarazzato, mi ha spiegato che il Servizio sanitario nazionale non copre questo farmaco per le persone oltre gli 80 anni di età. In effetti, essendo i farmaci iniettabili per il colesterolo ad alto costo, nel contesto di un Ssn con risorse limitate, esiste un criterio esplicito dell’Agenzia italiana del farmaco, su indicazione di un decreto del Governo che ne limita la rimborsabilità a pazienti di età inferiore agli 80. In altre parole, proprio quando ne ho più bisogno, lo Stato mi volta le spalle». Non è solo una questione economica. È soprattutto una questione di principio: «Come se lo Stato mi stesse dicendo che, avendo superato gli 80 anni, non merito più di vivere. Non posso credere che un Paese civile decida, di fatto, che la salute e la dignità delle persone abbiano una data di scadenza. Non posso credere che dopo una vita intera di contributi e lavoro si venga esclusi da cure salvavita perché “troppo vecchi”. Sono convinta che questa sia una storia che vada raccontata, denunciata, discussa pubblicamente. Perché non è solo la mia salute in gioco, ma il principio di uguaglianza e di dignità su cui dovrebbe basarsi non solo il nostro sistema sanitario, ma l’Italia tutta». I farmaci, in fascia C, non più concessi gratuitamente dal Servizio sanitario agli ultraottantenni sono molti altri. E molti sono quindi gli anziani, che non potendo permettersi di pagare cifra così alte, rinunciano a curarsi.