Ivrea, Paola Diana segretaria nazionale di Aiga: «Tuteliamo i diritti dei giovani avvocati»
IVREA. È eporediese la segretaria nazionale dell’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga). Paola Diana, 34 anni, è stata eletta nella giunta di un sodalizio che conta circa 10mila iscritti. Un percorso graduale: è partita come Presidente della sezione di Ivrea, è diventata coordinatrice di Piemonte e Valle d’Aosta, poi il salto. Da questo osservatorio speciale racconta come è cambiata la professione, in un momento in cui le vocazioni sono in netta flessione rispetto al passato.
Lei è anche parte del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Ivrea. Aiga è un’esperienza che torna utile anche sul territorio?
«Ci confrontiamo con il mondo forense e politico a livello nazionale, i rapporti che costruisci diventano poi utili anche per le questioni che riguardano la procura e il tribunale di Ivrea».
Quali sono oggi gli obiettivi per la giovane avvocatura?
«L’obiettivo primario della giovane avvocatura, e di Aiga che la rappresenta, è rafforzare la dignità professionale e restituire attrattività e prospettiva alla scelta di intraprendere questa professione. La crisi delle vocazioni, certificata dal calo degli iscritti a giurisprudenza, impone risposte strutturali. È prioritario quindi garantire condizioni economiche dignitose sin dall’inizio del percorso. Ciò significa lottare per una pratica retribuita che formi realmente, per compensi adeguati, per un sistema contributivo sostenibile in dialogo con Cassa Forense e per un patrocinio a spese dello Stato che non si traduca in lavoro sottopagato. Vogliamo una riforma del percorso formativo universitario, che oggi appare distante dalle esigenze concrete della professione. Inoltre, intendiamo promuovere la formazione continua e la specializzazione. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione sono strumenti potentissimi che, se governati, possono migliorare l’efficienza e l’accesso alla giustizia. Aiga è impegnata a promuovere una formazione critica su questi temi, affinché latecnologia sia al servizio dell’avvocato e non viceversa».
Cosa avete ottenuto fino ad oggi con le proposte di Aiga sulla legge professionale?
«Molte delle nostre battaglie, portate avanti negli anni e formalizzate in mozioni congressuali, sono state recepite nella proposta di riforma organica della legge professionale attualmente in discussione in Parlamento. Tra le principali conquiste che derivano dalle nostre proposte, e che auspichiamo trovino definitiva consacrazione nella legge, vi sono la Riforma dell’accesso alla professione e dell’esame di Stato: vogliamo percorso di accesso serio e sostenibile e questo si traduce in una pratica forense che sia realmente formativa e non una forma di sfruttamento, con un ruolo centrale per le Scuole Forensi nella preparazione dei futuri colleghi. L’esame di abilitazione, in questa visione, deve diventare una verifica finale di un percorso di competenze effettivamente acquisite. L’introduzione del regime di monocommittenza è una nostra storica rivendicazione, pensata per tutelare i giovani avvocati che collaborano in modo esclusivo o prevalente con un unico studio. L’obiettivo è garantire loro diritti, contrastando forme di precariato mascherato».
Aiga sostiene il Sì al Referendum che si terrà per la riforma costituzionale della giustizia. Perché?
«L’Aiga considera la riforma costituzionale per la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente un’evoluzione fondamentale e positiva per il nostro ordinamento giudiziario. Da circa trent’anni, la nostra associazione è sensibile a questo tema, ritenendo che la distinzione ordinamentale tra magistratura requirente e giudicante sia un passo necessario per dare piena e concreta attuazione ai principi del “giusto processo” sanciti dalla Costituzione. La nostra posizione, riassunta nel manifesto “Separare per Unire” , si fonda su argomentazioni tecnico-giuridiche e non su posizioni ideologiche. La riforma non intende indebolire la magistratura, ma rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema giustizia, superando un’incoerenza sistematica attuale. Oggi, infatti, a fronte di una netta separazione delle funzioni nel processo, permane un’anomala unità di carriera. È fondamentale chiarire che la separazione delle carriere non tocca le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura».