“Non credo che la sovraesposizione abbia senso. Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia. Ora studio Scienze Umane e il latino”: parla Blanco
Ci vuole coraggio per decidere di staccare la spina nel momento giusto. Ed è quello che ha fatto Blanco. Il “ragazzo d’oro” della musica italiana che piano piano con la sua energia, la sua energia e voglia di comunicare ha conquistato le classifiche ha deciso, ad un certo punto, di frenare bruscamente e scomparire.
Blanco oggi ha 22 anni, a 18 anni ha vinto al Festival di Sanremo con Mahmood con l’intensa “Brividi”, poi è stato travolto dalle polemiche (molte delle quali eccessivamente feroci, senza possibilità di appello) su quello stesso palco solo dopo un anno per aver preso a calci parte delle rose che facevano da contorno al suo singolo “L’Isola delle rose”. Un problema tecnico gestito di “pancia”, come poi ha tenuto a specificare lo stesso cantautore scusandosi in pubblica piazza qualche ora dopo. Poi lo stadio di San Siro, ma forse tutto era diventato troppo. Troppo grande, troppi soldi, troppo rumore, “ma il rumore non è sempre movimento”. L’album “Innamorato”, uscito nel 2023, è l’ultimo che ha inciso. Poi il silenzio.
Fino al ritorno questa estate con “Piangere a 90″ (ballad amatissima anche dalle radio) e la più scanzonata “Maledetta rabbia”, cui seguirà un nuovo singolo che uscirà a fine gennaio che farà da apripista al nuovo progetto discografico che uscirà entro l’anno. Tutto con calma, piano piano.
In questi anni Blanco, come ha confessato ad Icon in una delle rarissime interviste concesse, ha capito che la fretta, come dice un vecchio adagio, è cattiva consigliera: “Non credo che la sovraesposizione abbia senso. Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia. Il Blanco di prima aveva senso di rivincita, voleva a tutti i costi dire ‘io esisto’. Ora è più: so che esisto, e voglio essere la versione migliore di me. Devo studiare. Capire. Non standardizzarmi”.
Poi Blanco ha ripreso in mano i libri, iscrivendosi a Scienze Umane, dopo aver lasciato la scuola quando è avvenuto il boom discografico: “Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi. Non tutto gira intorno a questa roba. Invece no. Devi perdere il centro e poi ritrovarlo“. A sorpresa è rimasto affascinato dal Latino: “Parlavo con il professore del fatto che la lingua italiana cambia. Una volta la regola era italiano a tutti i costi, ora l’inglese si infila ovunque…Più avanti andremo, più finiremo per assomigliare a un modello unico. Le cose più piccole moriranno È la stessa cosa nella musica. I Beatles saranno il latino: l’inizio, la base, la struttura di tutto“.
Dal 17 aprile parte il tour nei palazzetti che toccherà Jesolo, Firenze, Padova, Torino, Roma, Bari, Eboli, Napoli, Bologna, Milano e Pesaro. Nel frattempo nelle scorse settimane sia Marracash che Giorgia (alla quale ha donato la sua bellissima “La cura per me”) lo hanno invitato sul palco e abbracciato, anche quando Blanco si è fatto piccolo piccolo per l’emozione. Tutto con calma, piano piano.
Il senso però di inquietudine, di corsa verso se stessi o contro se stessi permane: “E difficile distinguere i diamanti dai pezzi di vetro. Esce così tanta roba che forse potrei dirtelo tra dieci anni. È più difficile affezionarsi a quello che è attuale”. Resta il fatto che il Blanco di ieri (“Notti in bianco”) e quello di oggi (“Piangere a 90” così come “La cura per me”) rimane una delle penne più sensibili ed emozionanti che ci siano.
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