Caracas, Luigi Gasperin “definitivamente libero”: recepito l’ordine di scarcerazione. “Provato, ma vuole restare in Venezuela”
“Anche Luigi Gasperin è libero. Ora è nella sede della nostra ambasciata a Caracas. Nei giorni scorsi avevamo ottenuto l’ordine di scarcerazione. Stanotte è uscito dal carcere“. Con un post su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato l’arrivo negli uffici della diplomazia italiana dell’imprenditore con doppia cittadinanza. Sei giorni fa il sito Armando.info aveva annunciato che il suo nome rientrava nella lista dei 250 prigionieri che Delcy Rodriguez (nella foto) aveva deciso di liberare dopo la caduta di Maduro. Ma di fatto in questi giorni è rimasto dietro le sbarre, in attesa che una delle amministrazioni venezuelane – spiega la Farnesina – rendesse esecutivo l’ordine di scarcerazione. Cosa che è avvenuta solo nelle ultime ore. Gasperin è “provato ma in condizioni stabili”, ha spiegato il ministero in una nota, aggiungendo che il connazionale “ha annunciato che vorrebbe rimanere in Venezuela e tornare alla città di Maturín (Stato Monagas) dove si trova la sua azienda”.
Gasperini era recluso da agosto presso una struttura detentiva, ma non in un carcere vero e proprio. E il suo nome non risulta nell’elenco dei detenuti politici, considerate le dinamiche dell’arresto. Era finito in manette il 7 agosto dell’anno scorso a Maturin, nello stato di Monagas, e detenuto in un centro nella zona di Prados del Este nella capitale venezuelana. Con solo passaporto italiano l’imprenditore 77enne era stato fermato – secondo quanto si apprende – in seguito ad un controllo sulla presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo – di norma destinati per attività petrolifere – presso gli uffici di una società, di cui era socio di maggioranza e presidente. Stando alle rivelazioni della testata di inchiesta Armando.info si sarebbe trattato di un complotto fake, ordito dal ministro Cabello.
Gli altri italo-venezuelani detenuti a Caracas – Il 13 gennaio sono tornati in Italia l’imprenditore Mario Burlò e il cooperante Alberto Trentini, liberati dopo una detenzione durata oltre 400 giorni. Scarcerato Anche Antonio Gerardo Buzzetta, ma ha detto Tajani, “il lavoro non è ancora finito: il nostro obiettivo è che siano liberati tutti i 42 italiani-venezuelani”. In Venezuela è presente una comunità di 170mila connazionali e di oltre 1 milione di persone di origine italiana. Tutto è cambiato con il blitz americano del 3 gennaio che ha portato alla presidenza Rodriguez. Si è aperta “una fase nuova”, ha sottolineato Tajani, informando di aver elevato lo status della rappresentanza diplomatica italiana a Caracas da incaricato d’affari ad ambasciatore a pieno titolo. E con interlocutori che si stanno dimostrando recettivi alle richieste, l’ambasciatore De Vito è pienamente impegnato a spingere sulle autorità venezuelane per ampliare l’elenco di connazionali da liberare. La strada potrebbe essere più facile per i cosiddetti prigionieri politici, più complicata per quelli detenuti per reati comuni.
La tela tessuta con Caracas ha l’appoggio degli Stati Uniti. “Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, con cui in questi mesi ho mantenuto uno stretto e costante raccordo, ha sempre manifestato il pieno sostegno dell’amministrazione americana per il rilascio dei nostri detenuti”, ha informato il ministro degli Esteri. Va poi considerata l’azione diplomatica svolta anche dal Vaticano – che ha comunque un orizzonte più esteso rispetto a quello italiano – e le relazioni dell’intelligence. Il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, era volato a Caracas durante le fasi concitate che hanno portato alla liberazione di Trentini e Burlò e si trovava sull’aereo atterrato oggi a Ciampino che li ha rimpatriati. Ed il nuovo corso venezuelano potrebbe influenzare anche due situazioni che stavano a cuore del precedente regime madurista. Quelle dell’ex ministro Alex Saab – ha patteggiato in Italia una pena per riciclaggio insieme alla moglie romana Camilla Fabri, viceministra per la comunicazione internazionale – e di un altro ex ministro di Caracas, diventato poi oppositore di Maduro, Rafael Ramirez, che ha ottenuto in Italia lo status di rifugiato. Vicende che nei lunghi mesi di trattative sono comparse sul tavolo come possibili leve da utilizzare.
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