Nelle opere di Guadagnuolo tecnologia e arte pulsano di vita
/ pavia
Nel contesto della mostra che il maestro Francesco Guadagnuolo ha in corso (fino al 12 febbraio) nelle sale del Centro nazionale di adroterapia oncologica, e che racconta i suoi cicli pittorici sul cinema e sulla musica, c’è un’opera a cui l'artista è particolarmente affezionato. È diversa, quasi un varco aperto verso un altro linguaggio: “Il Sincrotrone-l’arte come accelerazione di speranza” dedicata ai 25 anni del Cnao.
Un lavoro che dialoga con i principi della fisica moderna e con le tecnologie utilizzate nella cura oncologica avanzata, integrando elementi scientifici e simbolici attraverso il linguaggio transrealista, cifra stilistica dell’artista. Guadagnuolo non rappresenta la macchina come un oggetto tecnico, ma come un organismo pulsante, un cuore che batte e che restituisce energia a chi affronta la malattia. In questo gesto, profondamente contemporaneo, l’artista non contrappone l’arte alla scienza: le mette in dialogo, mostrando come entrambe possano concorrere alla cura dell’uomo. La tecnologia non è fredda né distante: è un’estensione della nostra capacità di proteggere la vita. La scelta del Cnao come luogo espositivo è parte integrante del progetto. Le opere dialogano con gli spazi clinici, con i corridoi attraversati dai pazienti, con la presenza costante della macchina terapeutica.
La mostra diventa così un intervento culturale che umanizza un luogo di cura, restituendo alla scienza una dimensione emotiva e simbolica. Guadagnuolo porta l’arte dove serve: non solo nei musei distanti, ma nei luoghi in cui la vita è più vulnerabile. E l'opera dedicata al sincrotrone ha anche un'altra funzione: quella di aiutare a conoscere questo "acceleratore" e – più in generale il Cnao – laddove ancora non lo è.
«Io sono siciliano – spiega l’artista – e da noi tanti non conoscono questo centro splendido, anche medici. Più se ne parla e maggiore è la possibilità di divulgazione, la possibilità di offrire ai malati una nuova di terapia. L’opera nasce come omaggio al Cnao di Pavia, che nel 2026 celebra venticinque anni di attività clinica e scientifica. Venticinque anni in cui migliaia di persone hanno attraversato quelle stanze con il cuore pesante e ne sono uscite con un peso un po’ più leggero. Guarite, ma sempre accompagnate. Sempre ascoltate. Sempre viste».
“Il Sincrotrone” vuole essere un quadro ottimista, perché è un quadro onesto. Racconta la fatica, la fragilità, il coraggio. Racconta la paura che si trasforma, lentamente, in fiducia. Racconta la forza di chi continua a sperare anche quando non sa come andrà. E proprio per questo commuove. Perché non idealizza: accompagna. Non promette: sta vicino. Non consola dall’alto: si siede accanto.
«È un modo per dire che la speranza non è un lusso, ma una necessità – conclude ancora Guadagnuolo – che la scienza può essere precisa e insieme profondamente umana. Che anche l’energia più invisibile – quella delle particelle, quella del coraggio – può diventare luce. E che, a volte, basta un quadro per ricordarcelo». —