Cgil e Uil, flash mob davanti all’ospedale di Chivasso
CHIVASSO. Lo slogan era “Siamo tutti pronto soccorso!”. Anche davanti all’ospedale di Chivasso, come in altri ospedali del Piemonte, ieri mattina c’è stato il flash mob di protesta organizzato da Cgil e Uil funzione pubblica, per protestare in merito alle indennità di pronto soccorso. «La protesta – spiega Stefano Vittone, Uil funzione pubblica è nei confronti dell’accordo firmato il 7 gennaio scorso in Regione da altre sigle sindacali in merito al riconoscimento dell’indennità di pronto soccorso, esclusivamente a vantaggio degli infermieri di pronto soccorso (indubbiamente meritevoli , in maniera decisamente inferiore agli operatori socio sanitari che lavorano in pronto soccorso ed ignorando completamente gli altri professionisti sanitari (tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio) che svolgono un ruolo fondamentale nella funzionalità dell’emergenza e spesso in condizioni disagevoli con turnistiche che li vedono coinvolti nel lavoro notturno in completa solitudine».
L’accordo era stato giudicato «un grande risultato» dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. Con l'accordo, è stato incrementato per tutti i beneficiari il valore delle indennità, differenziato le quote tra i profili, cosi come previsto dal nuovo contratto nazionale ed è stata ampliata la platea dei beneficiari. E ieri non si è fatta attendere la replica delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo: Cisl, Fials, Nursind, Nursing up.
«L’accordo prevede un valore totale dell’indennità fino a 500 euro al mese per gli infermieri e fino a 250 euro al mese per gli altri profili – spiegano –. Cgil e Uil non hanno partecipato alla trattativa in quanto non firmatarie del contratto. Noi organizzazioni firmatarie riteniamo si tratti di un ottimo accordo stante le risorse a disposizione finalizzate a questo istituto. Dal 2022, tutti prendono l’indennità e da giugno 2023 a tutti è stata incrementata. Se invece si contesta la differenziazione tra i profili, secondo Cgil e Uil le risorse andavano equamente divise tra tutti, ci sono ottime ragioni, oltre al rispetto del contratto nazionale, che ci hanno fatto portato a fare una scelta che riteniamo più che mai giusta, coraggiosa e responsabile».