Quando è giusto disobbedire? La clausola dopo Norimberga
PAVIA. Befehl ist Befehl, ordine superiore. Un paravento dietro al quale i gerarchi nazisti cercarono di trincerarsi al processo di Norimberga. «Per un soldato, gli ordini sono ordini» dichiarò Wilhelm Keitel, capo dell'Alto Comando della Wehrmacht. Ma fino a che punto si è tenuti ad obbedire di fronte a un ordine pur regolato da un diritto ma palesemente grave e intollerabile? Se ne parlerà martedì 27, alle 18.30, nell’aula magna del collegio Fratelli Cairoli di Pavia. “Si deve sempre obbedire? Banalità del male e obiezioni di coscienza ieri e oggi” è il titolo della conferenza a cui prenderanno parte Giampaolo Azzoni e Filippo Moretti dell’Università di Pavia. Al termine la regista Claudia Palermiti mostrerà alcuni spezzoni del processo di Norimberga, celebrato tra il 20 novembre 1945 e il 1° ottobre 1946.
Saranno anche esposte opere della collezione di arte contemporanea del collegio.
Nel 1946, al termine della Seconda Guerra Mondiale il giurista tedesco Gustav Radbruch formulò una regola che prese il suo nome e che venne assunta come criterio decisionale nei Processi di Norimberga. Stabilisce che una legge, pur formalmente valida, può/deve essere disapplicata quando la sua ingiustizia raggiunge un grado intollerabile e estremo.
«Un tema che viene sollecitato dalla Giornata della Memoria e che assume un significato profondamente attuale nel contesto contemporaneo – spiega Giampaolo Azzzoni, docente di Filosofia del Diritto – Ci è stato riproposto da film recenti come Norimberga e La zona di interesse. E da libri come La banalità del male di Hannah Arendt. Seguendo un ordine più generale, in molti casi gli ordini possono essere impartiti sulla base di un diritto riconosciuto. Lo stesso Hitler andò al potere non con un colpo di Stato ma con legittime elezioni. Tuttavia se si ordinano comportamenti che creano gravi violazioni, come torture, abusi, morte allora si è tenuti ad avere un comportamento eroico, a mostrare il coraggio di disobbedire. Esattamente come siano tenuti ad aiutare chi è in pericolo di vita per non incorrere in omissione di soccorso. E’ la lezione che ricaviamo dal Giorno della Memoria».
Il coraggio di esercitare una coscienza critica che si connette al tema più sfaccettato dell’obiezione di coscienza. In molte Costituzioni, dopo la guerra, il diritto naturale è stato fatto prevalere sul diritto dei singoli stati. Tanto che nel 1949 nella Costituzione tedesca entra come primo articolo Questa dichiarazione: la dignità umana è intangibile. —