Australian Open, Sinner vs Djokovic: la preview della semifinale
Semifinale tra il numero 2 e il numero 4 del mondo, Jannik Sinner contro Novak Djokovic, episodio 11, quelli sulla carta attesi. Come del resto è successo nella metà alta del tabellone. Non capitava da quasi sette anni, infatti, precisamente dal Roland Garros 2019, che al penultimo turno giungessero le prime quattro teste di serie. A Parigi erano Djokovic, Nadal, Federer e Thiem e oggi ritroviamo tutti quelli che da allora non si sono ritirati (Nole), oltre ad Alcaraz, Sinner e Zverev.
Una volta tanto ci si può quindi lamentare della mancanza di sorprese (per quanto Jannik sia riuscito a regalarci più di qualche brivido, mentre avremmo volentieri rinunciato a vedere Lorenzo Musetti costretto al ritiro avanti di due set contro Novak), dopo le lagnanze per cui i top 10 perdono da chiunque. Ma veniamo ai due protagonisti che entreranno sulla Rod Laver Arena alle 9.30 italiane di sabato, visibili anche in chiaro su Nove.
Sinner – Djokovic 6-4
Non è il risultato del primo set (o forse sì?), bensì il bilancio dei confronti diretti tra il Rosso di Sesto e l’ultimo Big 3. Una rivalità iniziata nel 2021 che ha visto Nole prendersi le prime tre sfide, fino al cambio di passo a fine 2023 di Jannik che ha poi vinto sei delle ultime sette, cinque a zero dopo la prevista sconfitta in finale alle ATP Finals (Jannik “rattrappito” per due set proprio come nella sua prima finale Masters 1000 contro Hurkacz e nella prima Slam contro Medvedev, ma lì c’era margine per il recupero).
Gli ultimi due incontri, entrambi nel 2025 e in semifinali Slam, sono stati vinti da Jannik in tre set: 6-4 7-5 7-6(3) al Roland Garros e 6-3 6-3 6-4 a Wimbledon. Una tendenza che lascia poco margine di incertezza, come del resto confermano le quote, che arrivano a pagare nove volte la posta una vittoria serba.
Come arriva Sinner
Il percorso di Jannik, vincitore delle ultime due edizioni dell’Australian Open, è stato quasi immacolato, con un solo set perso – ma che match. Lo abbiamo accennato all’inizio ed è stato argomento di discussioni e polemiche: nel duello di terzo turno contro Spizzirri, un set per parte, un Sinner sopraffatto dai crampi pareva destinato trascinarsi per il campo in attesa della pausa dopo il terzo set, quando un ulteriore innalzamento della Heat Stress Scale ha reso obbligatoria l’interruzione del match per chiudere il tetto. A quel punto, come quasi sempre accade, lo sfavorito che stava giocando alla grande ha ceduto di testa. Passata la paura, l’azzurro è tornato alla migliore (e solita) versione di sé stesso, regolando in tre set il connazionale Luciano Darderi agli ottavi e Ben Shelton ai quarti.
Come arriva Djokovic
Dal canto suo, Djokovic ha fatto quello che si prefigge negli Slam da quando è stato superato da Jannik e Carlos: sprecare poche energie nei match precedenti in modo da affrontare i due dominatori ancora “fresco”. Ed è andata anche meglio di quanto potesse sperare. Superati agevolmente i primi tre ostacoli, ha passato ottavi e quarti giocando appena due set (e vincendone zero): prima il forfait di Mensik, che lo aveva battuto in finale a Miami, poi il ritiro di Musetti.
Cosa cerca Sinner
Ok, questa è facile: cerca il terzo titolo di fila a Melbourne, il suo quinto trofeo Slam. Ma, nello specifico, vediamo cosa comporta il suo eventuale successo in semifinale. Sarebbe innanzitutto il quarto tennista di sempre a raggiungere tre finali consecutive all’Happy Slam; uno è proprio Djokovic, nel 2011-13 e ancora nel 2019-21, mentre gli altri sono Wilander e Lendl.
Nessuno ha mai battuto sei volte di fila il fenomeno di Belgrado nel Tour; al momento, Jannik è a quota cinque insieme a Nadal, mentre a 4 si sono fermati Federer, Roddick e Tsonga. Vincendo sabato, diventerebbe anche quarto in solitaria per numero di successi contro Nole (Nadal 29, Federer 23, Murray 11), mentre è già l’unico a vantare un bilancio positivo dopo almeno dieci confronti. Inoltre, raggiungerebbe Wawrinka al numero 3 della classifica che conta le vittorie contro Djokovic negli Slam, dietro Nadal (11) e Federer (6).
Primo italiano della storia in finale all’Oz Open, con la settima finale Slam aumenterebbe il vantaggio su Pietrangeli (4), Paolini e Schiavone (2). Sarebbe anche la ventunesima vittoria consecutiva di Jan nel Tour (l’ultima sconfitta, con Griekspoor per ritiro a Shanghai), mantenendo aperta la sua seconda miglior striscia dopo quella di ventisei tra Shanghai 2024 e Roma 2025. Nelle semi Slam il bilancio di Sinner è 6-2, sconfitto solo da Djokovic a Wimbledon 2023 e da Alcaraz al Rolando 2024. Ha vinto le ultime cinque. Questa è anche la sua sesta semifinale Slam di fila, quinto uomo a riuscirci, dietro Federer, Djokovic, Lendl e Nadal.
L’obiettivo di Djokovic
Il 24 volte campione Slam è alla ricerca di un’altra finale in un Major, con l’ultima disputata a Wimbledon 2024, sconfitto da Alcaraz. Qua ne ha già disputate (e vinte) dieci – nessuno come lui, che del resto detiene il primato assoluto, 37 finali Slam (Evert 34, Serena Williams 33, Navratilova 32, Roger 31, Rafa 30). Trentotto anni e 255 giorni: sarebbe il finalista più anziano all’Australian Open, superando il trentasettenne Ken Rosewall.
Con l’asutraliano condivide il primato delle finali raggiunte dopo i 35 anni, sei. Nole cerca anche di portare a 17 il numero di stagioni in cui ha raggiunto la finale di un Major, con Federer e Nadal a 15. In semifinale a Melbourne, il bilancio di Djokovic è 10-2, sconfitto solo nel 2024 da Sinner e l’anno scorso da Zverev (con ritiro a inizio secondo set).
Il match
Con il suo team, Sinner avrà preparato l’incontro nei minimi dettagli, perché neanche contro un qualificato entra in campo dicendo, “vabbè, ma che preparo, lo prendo a pallate e basta”. Tuttavia, non si può negare che, se entrambi sfoggiano il loro attuale meglio, l’azzurro è nettamente superiore e, salvo trovi “da sé” il modo di complicarsela (vedi caduta a Wimbledon contro Dimitrov o i crampi nel match con Spizzirri), sarà Nole a doversi inventare qualcosa di fenomenale.
Nonostante come colpo preso a sé stante il suo servizio non sia tra i migliori, Jannik è il primo per percentuali di game vinti in battuta, mentre Djokovic occupa un notevole quarto posto. Sinner è però il miglior ribattitore del Tour al momento: primo per percentuale di game vinti sul servizio avversario, la sua risposta è anche la migliore per qualità secondo i parametri di Tennis Insights. Ciò significa che, se riuscirà a farsi “sentire” già con quel colpo – come per esempio ha fatto con Shelton – impedendo con buona frequenza a Djokovic di prendere l’iniziativa dello scambio anche quando batte, gli toglierà pressoché ogni possibilità di tenersi vicino nel punteggio.
Il ritmo di Jannik nello scambio è superiore – solo Alcaraz è in grado di sostenerlo – e allora Djokovic dovrà cercare di uscirne ricorrendo a qualche variazione tra slice, smorzate, qualche serve&volley, la ricerca (complicata) di aperture di campo per farlo correre sul dritto.
Appuntamento alle 9.30 di sabato, dunque, sperando in un bel match, dacché finora non se ne sono visti moltissimi.