Lo scrittore spiega che per la criminalità di strada “il
panpenalismo caro al
governo Meloni ha moltiplicato le figure di reato che non aumentano la sicurezza ma sovraccaricano tribunali già al limite”. Poi va al punto: “Votare Sì al referendum sulla separazione delle carriere finisce per aiutare le mafie, tutto ciò che indebolisce chi le contrasta ha come diretta conseguenza quella di rafforzarle. E non si tratta di
una posizione ideologica, ma della presa d’atto di una costante storica: le organizzazioni mafiose prosperano quando l’azione giudiziaria è più fragile, più divisa, più isolata, più strumentalizzata a fini politici (da
Garlasco alla
famiglia nel bosco) al solo scopo di generare sfiducia e indebolirla nel suo complesso. E questa riforma sottoposta a referendum — al di là della retorica sulla “modernizzazione” —
va esattamente in quella direzione”, dice lo scrittore di Gomorra. Poi l’arringa finale: “
Separare il pubblico ministero significa renderlo più solo, più esposto, più governabile. Significa alterare gli equilibri del Csm e aumentare la permeabilità dell’ordine giudiziario all’influenza dell’esecutivo attraverso carriere, nomine e disciplina. La separazione delle carriere non toglie potere allo Stato: lo concentra. E ogni volta che il potere si concentra nell’esecutivo,
i contrappesi democratici rischiano seriamente di indebolirsi. Per la gioia delle mafie”. Magari la mafia gioisce di più guardando l’apologetica serie sulle origini di Gomorra, no?