Putin: “Nel 2025 la Russia ha esportato armamenti per 15 miliardi di dollari”
Nel 2025 hanno ripreso quota le vendite degli armamenti prodotti in Russia. Lo ha detto Vladimir Putin il 30 gennaio alla riunione della Commissione per la cooperazione tecnico-militare a Mosca: “Lo scorso anno, i prodotti militari russi sono stati forniti a oltre 30 paesi, mentre i ricavi in valuta estera hanno superato i 15 miliardi di dollari“, ha detto il presidente della Federazione russa. Un risultato raggiunto “in condizioni difficili. La pressione dei paesi occidentali sui nostri partner, volta a ostacolare e bloccare i loro rapporti commerciali con la Russia, non solo è continuata, ma si è intensificata”, ha proseguito il capo del Cremlino riferendosi alle sanzioni imposte a Mosca dai paesi dell’Occidente per via della guerra in Ucraina. “Tuttavia, nonostante questi tentativi, i nostri contratti di esportazione sono stati, nel complesso, rispettati in modo affidabile”.
“Se i nuovi dati fossero esatti – è il commento di Defense News -, rappresenterebbero un notevole ritorno ai livelli prebellici delle esportazioni militari russe”. Il dubbio, riferisce il sito specializzato in analisi su tematiche militari, nasce dal fatto che Mosca ha smesso di divulgare informazioni dettagliate sui contratti di esportazione di armi dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, “cessando anche di fornire informazioni alle organizzazioni competenti delle Nazioni Unite“.
Le analisi del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), che monitora il commercio mondiale di armamenti, riferiscono che le esportazioni russe hanno fatto registrare una diminuzione del 47% tra il 2022 e il 2024, mentre su un periodo più ampio il calo sarebbe stato del 64% confrontando il quinquennio 2015-19 con quello 2020-24, sebbene fosse iniziato prima della guerra in Ucraina. Nel 2024 Mosca è scesa al 3° posto a livello mondiale dietro a Usa e Francia, a causa del calo della sua influenza nel mercato globale.
Secondo un’analisi della Jamestown Foundation, think tank con sede a Washington fondato nel 1984 per sostenere i disertori sovietici, le esportazioni di armi russe sono crollate tra il 2021 e il 2023 e potrebbero essere scese da 14,6 miliardi di dollari a circa 3 miliardi di dollari. D’altra parte il Sipri riferisce che i colossi russi Rostec e United Shipbuilding Corporation hanno aumentato i loro ricavi del 23% nel 2025, ma questa crescita è derivata dalla domanda interna, che i ricercatori notano “ha più che compensato i ricavi persi a causa del calo delle esportazioni”.
Ora è arrivato l’annuncio di Putin: “Il sistema di cooperazione tecnico-militare russo non ha solo dimostrato la sua efficacia e l’elevato grado di resilienza. Altrettanto importante, è stata gettata una solida base che consente di ampliare significativamente sia la portata che la geografia delle forniture di prodotti militari”. “Rosoboronexport sta espandendo le sue attività in Africa. La cooperazione tecnico-militare con i paesi del continente ha raggiunto il livello che aveva durante l’era sovietica e lo ha superato per certi aspetti”, ha detto lo stesso 30 gennaio Alexander Mikheyev, amministratore delegato del gigante statale russo per l’esportazione di armi che gestisce oltre l’85% delle esportazioni militari del Paese.
“Se i numeri riportati fossero corretti”, è l’analisi di Defense News, “la capacità della Russia di mantenere le esportazioni di armi a questi livelli solleverebbe dubbi sull’efficacia delle sanzioni occidentali”.
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