Foibe, verso il Giorno del Ricordo. L’Anpi non si smentisce: pretende “sobrietà” e strapazza la storia
Si avvicina il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata che si celebra il 10 febbraio. A Pordenone è si è inaugurata la mostra “Foibe ed esodo. Una storia italiana, una storia europea”. La rassegna si compone di venti pannelli ed è realizzata da Emanuele Merlino con Emanuele Mastrangelo e Andrea Moi. Un viaggio attraverso due millenni di storia del confine orientale, lingua e cultura di matrice italiana tra le due sponde del mare Adriatico. Un’attenzione particolare è riservata alle vicende degli ultimi due secoli. L’esposizione è ospitata nel chiostro “Norma Cossetto” della Biblioteca civica, fino al 28 febbraio.
Foibe, verso il 10 febbraio tra commemorazioni e polemiche
Tante le iniziative in tutta Italia per celebrare una delle pagine più buie della nostra storica recente, per decenni negata dalla storiografia ufficiale. Da Bologna (che oggi ha dedito la seduta solenne del Consiglio regionale al Giorno del Ricordo) a Torino, da Milano a Roma. “Le iniziative sono numerose perché sono tanti gli aspetti di una storia tragica ma anche lunga. Che inizia ben prima della Seconda guerra mondiale e del suo epilogo con le foibe e l’esodo di massa degli italiani”, spiegato Chiara Sirk, presidente del Comitato di Bologna dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Tra gli appuntamenti dal forte impatto emotivo la cerimonia alla Stazione centrale di Bologna sul primo binario, davanti alla lapide del cosiddetto “treno della vergogna”.
L’appello dell’Anpi a una celebrazione ‘sobria’ e non ‘faziosa’
Come ogni anno è scattata puntuale la mobilitazione dell’Anpi e del variegato mondo antifascista. Nella rossa Genova, via social, sono state annunciate contromanifestazioni e occupazione dell’area dei Giardini Cavagnaro, vicino al cippo dedicato alle vittime delle foibe. Annunci che preoccupano FdI tanto da attivare il consigliere regionale Medusei a presentare un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale ad attivarsi on le forze dell’ordine affinché vengano garantite sicurezza, ordine pubblico e il regolare svolgimento delle celebrazioni. Come ogni anno si assiste al triste copione del fronte negazionista ben supportato dalla galassia delle sigle antagoniste.
Il tam tam della sinistra negazionista sui social
Immancabile e incommentabile l’appello dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia che – udite udite – invita a una commemorazione sobria. L’Anpi rivolge “un appello alle istituzioni perché le celebrazioni del 10 febbraio si svolgano senza alcuna faziosità. Spesso negli anni scorsi questo non è avvenuto, soffermandosi sulla duplice tragedia delle foibe e dell’esodo, ignorando del tutto la ‘più complessa vicenda del confine orientale’. Si è cercato – dice l’Anpi – di rimuovere lo scenario storico in cui questi sono avvenuti, dal cosiddetto ‘fascismo di confine'”. Insomma siamo alla narrazione del tipo in fondo quegli italiani se la sono cercata e lo scempio titino era una reazione legittima.
FdI: l’Anpi strapazza la storia, come ogni anno. E oltraggia le vittime
Un racconto rispedito al mittente da Michele Barcaiuolo, capogruppo di FdI in commissione Esteri. “Puntuale come ogni anno, l’Anpi sceglie di utilizzare il Giorno del Ricordo per una lettura ideologica e strumentale della storia. Tentando di spostare l’attenzione dalle responsabilità dirette delle violenze perpetrate dai partigiani comunisti jugoslavi. Tirare in ballo il fascismo nel tentativo maldestro di giustificare o relativizzare le foibe significa voler confondere la realtà storica. E ridimensionare una tragedia che fu, sotto il profilo storico e politico, un massacro di matrice comunista contro italiani colpevoli soltanto di essere tali”. Il Giorno del Ricordo – prosegue il senatore – è stato istituito proprio “per restituire dignità e memoria alle vittime delle foibe e all’esodo di centinaia di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le proprie terre. Una pagina drammatica della nostra storia che per decenni è stata colpevolmente taciuta e negata da una parte di una certa cultura politica italiana. Cercare oggi di diluire quelle responsabilità in una narrazione generica e ideologizzata significa mancare di rispetto alle vittime e alle loro famiglie”.
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