Ancora vergognosi sfottò e sciacallaggi sui poliziotti: “Foto fake dal Viminale”. Ma sono calunnie, ecco perché
“Sono in vita da quattro secoli e mezzo, e non posso morire“, dice Connor, il protagonista dell’Ultimo Immortale, pellicola del 1986 attuale come non mai. I dietrologi della vita politica italiana, soprattutto quelli che credono di aver capito tutto ciò “non ci dicono” quelli di destra, sono un po’ come i personaggi infiniti del film di Russell Mulcahy, sono gli “highlander” del web, non muoiono mai e spesso si ripropongono in forme diverse quando ormai sembravano essere usciti di scena. Non è un caso che anche i “foto-faker” pane e salame, dopo una fiammata iniziale nella quale avevano messo in dubbio l’autenticità delle immagini scattate nel corso della visita della premier Meloni ai poliziotti aggrediti dai teppisti di Askatasuna, con tanto di ridicole teorie sui “collarini ortopedici” finti indossati dagli agenti, siano rispuntati in coincidenza con la scarcerazione dei “martellatori” rossi graziati (almeno per il momento) dai magistrati torinesi. §
Stavolta è l’autorevole quotidiano torinese, “La Stampa“, a dare spazio alla teoria della foto-simbolo, quella del poliziotto che protegge il collega colpito, che sarebbe stata divulgata dal Viminale dopo ritocchi effettuati con Intelligenza artificiale. Due fotografi professionisti sostengono che “la foto sembra sia stata ripulita da tutta una serie di elementi per focalizzare l’attenzione sul gesto rendendola iconica”, dicono i due, secondo cui manca un’auto bianca che era accanto ai due poliziotti, manca lo scudo che impugna uno dei due agenti, sul casco dell’agente soccorritore la parola ‘polizia’ che dovrebbe essere impressa sul retro sembra scritta in un alfabeto asiatico…
False teorie sui poliziotti aggrediti e accuse fake
Le foto ritoccate – secondo il quotidiano – sarebbe stato messe in giro dal ministero degli Interni tramite i social, non si capisce bene perché con quegli strani ritocchi, dove persino la parola polizia viene rese illegibile. Con quale vantaggio, visto che l’abbraccio è reale e in qualsiasi immagine ripulita di alcuni dettagli non viene modificata?
La spiegazione, molto più banale di quella alimentata dai “gomblottisti”, è che i social media del Viminale abbiano utilizzato immagini diffuse in rete, senza notare i ritocchi probabilmente migliorativi della qualità delle immagini, fatte da utenti privati. La stessa sezione “fact cheker” della testata Open, specializzata nella ricerca dei falsi, ammette che alcune di quelle immagini hanno subito delle leggere manipolazioni ma che sono state utilizzate in quel modo da molti giornali, Open compresa, visto che non alteravano la descrizione reale di quanto accaduto. La stessa Polizia di Stato, interrogata da “La Stampa“, rispetto alla genuinità dell’immagine diffusa, ha dichiarato con grande chiarezza: “L’immagine è stata scelta tra quelle più condivise sui social e sul web. Non è stata in alcun modo generata o alterata dalla polizia di Stato”. Tanto rumore per nulla, dunque, anche perché su tutte le altre accuse di falsificazione delle immagini i “fact cheker” di Open – testata fondata da Enrico Mentana e diretta da Franco Bechis, non certo Il Giornale o Libero – mettono a tacere sciacalli ed haters di sinistra.
Il “foto-checking” di Open fa giustizia degli sciacalli
Ecco i punti precisi trattati nell’analisi dei presunti falsi.
- Le immagini della visita di Giorgia Meloni non sono state generate o alterate con l’AI.
- Nel video originale dell’incontro si vede il cerotto dell’accesso venoso, poco visibile nelle immagini di bassa qualità circolate online.
- Il braccio dell’agente (quello con i cerotti per le flebo messe in discussione dagli sciacalli del web) non presenta anomalie riconducibili all’AI.
- Una foto diffusa dalla Polizia di Stato risulta generata con l’AI. Ma a diffonderla non è stata inizialmente la Polizia, in quanto circolava già sui social.
- Altre immagini circolate online sono rielaborazioni artificiali e contengono errori evidenti, come quella dei due agenti che si abbracciano in ospedale. E qui, si apre un mondo: quello della denigrazione, degli sfottò pesanti, di immagini dei poliziotti feriti immortalati in pose amoros da gay o altro, come nell’immagine in alto. Nessuno s indigna per questo vilipendio alle divise? Quei falsi non disturbano nessuno?
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