Drammatico appello di una mamma italiana prigioniera in Egitto dell’ex violento e della legge locale: “Aiutatemi a liberare mia figlia” (video)
Quella di Nessy Guerra, la 26enne ligure bloccata in Egitto con la figlia di tre anni, è una vicenda che ha assunto i contorni di un incubo kafkiano. Un intreccio di violenza domestica, ritorsioni legali e differenze legislative tra Paesi che sta tenendo con il fiato sospeso l’Italia intera. Perché questa donna, prigioniera delle minacce e delle persecuzioni dell’ex marito, da mesi e mesi ormai è costretta a vivere nell’ombra, segregata con la figlia piccola in appartamenti segreti che deve ciclicamente lasciare e cambiare quando il padre di sua figlia riesce a scoprire il suo indirizzo.
Giovane mamma italiana prigioniera in Egitto con la figlia
Una storia approdata in tv soprattutto con Chi l’ha visto – programma che tra i primi ha denunciato la drammaticamente vicenda di questa giovane e di sua figlia – e arrivata fino alla Farnesina. Ma che sembra non riuscire a trovare sbocchi concreti e vie d’uscita giudiziarie da un incubo sempre più schiacciante. Una realtà quotidiana fatta di paura e minacce, reclusione e costrizione, che oggi vede al centro del dramma la condanna a sei mesi per adulterio inflitta alla donna dal tribunale di Hurghada. Un reato che in Italia è stato cancellato da decenni, ma che in Egitto rimane una colpa gravissima. Un’accusa capace di pregiudicare irrimediabilmente l’affidamento di un minore.
Le minacce dell’ex compagno e una giurisprudenza egiziana che rema contro
Dietro questo capo d’imputazione, da quanto si evince, c’è l’ex marito, Tamer Hamouda, un uomo già condannato in via definitiva in Italia per lesioni, stalking e violenza sessuale verso la precedente compagna. E che, secondo le denunce di Nessy, avrebbe consegnato alle autorità egiziane video intimi e prove artefatte (reato perseguito a Genova come revenge porn) con l’unico scopo di farle togliere la piccola Aisha e impedirle di rientrare in patria.
In attesa della sentenza sull’affido della figlia, la mamma italiana è bloccata dalla denuncia dell’ex marito
Per questo, al cospetto di un’udienza decisiva fissata per aprile, Nessy Guerra non si è arresa. E nonostante appelli caduti nel vuoto, e una quotidianità da incubo che ha finito per coinvolgere i suoi genitori – che si alternano con trasferte in Egitto per non lasciarla sola e provare a proteggerla – ha lanciato un grido d’aiuto attraverso i social. La sua petizione online, indirizzata al Ministro degli Affari Esteri e al ministro Antonio Tajani, ha già superato le 40.000 firme in poche ore.
Il disperato appello social della mamma italiana prigioniera in Egitto: «Aiutatemi a liberare la mia bambina»
«Aiutatemi a liberare mia figlia», ha implorato la giovane donna disperata in un video su Instagram. L’obiettivo è spingere il governo italiano a una mediazione diplomatica più incisiva. Perché sebbene Tajani abbia recentemente ricevuto rassicurazioni dal suo omologo egiziano sulla «volontà di collaborare», la realtà resta quella di una cittadina italiana impossibilitata a muoversi a causa di un travel ban imposto dall’ex marito. E di una condanna per un reato che Nessy nega fermamente di aver commesso.
Da vittima a colpevole nel giro di un drammatico attimo
E nonostante a Genova i procedimenti contro Hamouda per sottrazione di minore e maltrattamenti proseguano, e mentre la giustizia italiana tenta di fare il suo corso, Nessy e la piccola Aisha restano prigioniere in una terra che sembra aver trasformato la vittima in colpevole.
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