Processo Fasson, intercettazioni a rischio
IVREA. È appena entrato nel vivo ma è già a rischio, il processo a Carla Fasson, 56 anni, ex dirigente del Dipsa (Direzione delle professioni sanitarie) dell’Asl/To4, e Giulio Meinardi, 41 anni, medico otorino.
Entrambi sono accusati di accesso abusivo a sistema informatico per aver controllato le timbrature in entrata e in uscita del cartellino di Libero Tubino, primario del reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale di Chivasso.
La difesa comune è affidata all’avvocata Beatrice Rinaudo, che lunedì 23 febbraio, quando il processo si è ufficialmente aperto, ha presentato eccezioni di non poco conto riguardo l’utilizzabilità intercettazioni su cui il giudice Andrea Matteoni si è riservato di decidere.
L’impianto accusatorio nato dalle indagini dei pm Alessandro Gallo e Valentina Bossi, tuttavia, si basa per la maggior parte su captazioni telefoniche.
Tra i rilievi più importanti proposti da Rinaudo c’è quello sulla competenza dell’indagine. L’accesso abusivo a sistema informatico, infatti, è di competenza distrettuale.
Infatti il singolo fatto è stato successivamente stralciato, le indagini sono state concluse dalla pm Chiara Maina di Torino, dove si è celebrata anche l’udienza preliminare e ora, avendo Meinardi e Fasson scelto di difendersi con il rito ordinario, il processo è tornato a Ivrea. Per Rinaudo, tuttavia, questo è accaduto troppo tardi.
«Almeno a maggio 2022 - ha spiegato l’avvocata -, la procura di Ivrea è venuta a conoscenza dell’ipotesi di accesso abusivo. Il fascicolo allora andava immediatamente stralciato e inviato a Torino, l’unica procura competente a chiedere intercettazioni per questa fattispecie».
Il pm Alessandro Gallo, invece, ha spiegato la posizione degli inquirenti: «Tutto questo si incardina in un procedimento in cui si indagava per reati contro la pubblica amministrazione e violazione dei segreti d’ufficio. L’indagine era una: il principio che ci deve guidare è quello dell’unitarietà. Poi ovviamente quando l’ipotesi è emersa, ci siamo resi conto che era necessario uno stralcio per ragioni di competenza, lo abbiamo fatto, e oggi ci troviamo di nuovo qui».
L’indagine madre è la maxi inchiesta sull’Asl/to4 con 38 persone sotto accusa, in cui Fasson figura per le ipotesi elencate dal pm e per altre, tra cui le false timbrature che avrebbe effettuato per conto di Tubino.
Il giudice Andrea Matteoni si è riservato la decisione sulle intercettazioni, nel frattempo però ha ammesso una lista testi in cui Tubino, persona offesa in questo procedimento, è stato citato proprio dalla difesa.