Il discorso di Trump sullo Stato dell’Unione: “Stop ai dazi decisione infelice. L’Iran ha missili in grado di colpire l’Europa e gli Usa”
Sicuro di sé e aggressivo, nel discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia – oltre un’ora e mezza -, Donald Trump ha rispettato il copione. Davanti a Camera e Senato riuniti in seduta plenaria, il presidente degli Stati Uniti ha magnificato i suoi “successi economici” a partire dai dazi appena bocciati dalla Corte Suprema e solo alla fine ha parlato dell’altra nota dolente, la guerra fra la Russia e l’Ucraina, assicurando che l’amministrazione è al lavoro per arrivare al cessate il fuoco. Il tycoon ha quindi portato su un nuovo piano l’attrito con l’Iran rivolgendo una nuova accusa al regime degli ayatollah: “Sta sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti. Non permetterò mai che abbia il nucleare”.
“Dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro”, ha esordito Trump definendosi il presidente di quell’America First che ha riportato l’età dell’oro: “Il nostro Paese sta vincendo ancora – ha detto testualmente Trump -. Anzi, stiamo vincendo così tanto che non sappiamo davvero cosa fare. La gente mi chiede: ‘La prego, la prego, la prego, signor Presidente, stiamo vincendo troppo. Non ce la facciamo più’”. Davanti a quattro dei giudici di quella Corte Suprema che ha bocciato i suoi dazi, John Roberts, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett e Elena Kagan – il presidente ha parlato di “decisione infelice” e insistito sul fatto che la sua amministrazione andrà avanti con tariffe più complesse che, comunque, non richiederanno l’approvazione del Congresso. “Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito“, ha osservato.
Dopo aver ripercorso i “successi” degli ultimi 12 mesi sul fronte economico, a partire dal taglio delle tasse, Trump ha parlato di quelli ottenuti sull’immigrazione attaccando i democratici delle città santuario che difendono i migranti senza documenti. “Nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell’ultimo anno”, ha notato fra gli applausi dei repubblicani e qualche urlo di rabbia dei democratici. “Bugiardo. Hai ucciso degli americani. Sei il presidente più corrotto della Storia”, gli hanno gridato le deputate Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Il presidente ha replicato, dicendo loro che avrebbero dovuto vergognarsi e poi ha continuato, quasi galvanizzato, il suo discorso.
A un’ora e mezzo dall’inizio, Trump ha pronunciato per la prima volta la parola Ucraina. “Ho risolto otto guerre. Stiamo lavorando per risolvere la nona fra Russia e Ucraina”, ha osservato lodando i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Poi si è rivolto direttamente agli americani per parlare di Iran: “Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare“, ha assicurato avvertendo che Teheran “ha già sviluppato missili che possono colpire l’Europa e gli Stati Uniti”. Una accenno anche al Venezuela divenuto un “amico e un partner” da quando non c’è Maduro.
Con la consueta sicumera Trump ha cercato di rassicurare gli americani e i repubblicani, sempre più nervosi in vista delle elezioni di metà mandato. Ai democratici però non ha fatto paura. Altrettanto sicura di sé Abigail Spanberger, la governatrice della Virginia incaricata della replica a Trump ha invitato gli americani a non credere al presidente e assicurato: “A novembre vinceremo noi“.
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