“Ecco com’era davvero lavorare con Carolyne Bessette da Calvin Klein negli anni ’90”: le ex dipendenti raccontano su TikTok i retroscena dopo la serie cult Love Story
Divieto assoluto di rivolgere la parola o persino lo sguardo al fondatore Calvin Klein, ma anche la smentita categorica delle vecchie voci che dipingevano Carolyn Bessette come una donna algida e snob. Sono questi i due fulcri attorno a cui ruotano le testimonianze dirette delle ex dipendenti del brand, che in questi giorni di febbraio 2026 stanno utilizzando TikTok per ricostruire l’esatta atmosfera che si respirava negli uffici minimalisti della maison negli anni ’90.
A innescare le rivelazioni della Generazione X è stata la messa in onda di Love Story, la nuova serie FX di Ryan Murphy incentrata sulla storia d’amore tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bassette, appunto, morti in un incidente aereo nel 1999 a soli 33 e 37 anni. Confrontando la finzione televisiva con la loro esperienza reale vissuta sul posto di lavoro, le ex colleghe hanno delineato un quadro netto, fatto di regole estetiche e comportamentali ferree imposte da Klein, in netto contrasto con l’inaspettata umanità e gentilezza dimostrata quotidianamente dalla Bessette.
Il divieto di contatto e il “trucco alla Carolyn”
Kara Mendelsohn, che ha lavorato da Calvin Klein a fine anni ’90 (arrivando due anni dopo le dimissioni di Carolyn Bessette, avvenute per le nozze del 1996), ha pubblicato dei video diventati virali in pochissimo tempo. “Vi racconto alcune cose che succedevano quando lavoravo lì e che oggi manderebbero le persone in coma per quello che potevamo o non potevamo fare”, esordisce Mendelsohn. L’ossessione per il minimalismo dettava regole ferree sull’aspetto fisico. Le dipendenti non potevano indossare smalto per le unghie e il trucco doveva essere quasi invisibile. “Il trucco di tutte sembrava quello di Carolyn”, spiega. “Avevamo sopracciglia molto sottili… e le persone indossavano un trucco minimo, davvero minimo. Niente ombretti accesi, niente labbra sgargianti, tutto era super neutro, e tipicamente i capelli erano raccolti in una coda di cavallo”. Anche i gioielli non sfuggivano al controllo: “Ti chiedevano di toglierli se indossavi qualcosa che non fosse super semplice”.
Mendelsohn commenta poi un aneddoto presente nella serie tv Love Story, riguardante la consegna di diversi mazzi di rose rosse alla Bessette: “Ho riso quando l’ho visto, perché era un’altra cosa vietata sulle nostre scrivanie”, precisa l’ex dipendente. “Calvin era molto severo sull’immagine e ogni piano si apriva su una reception con delle calle sulla scrivania. C’erano sempre fiori bianchi, ma non ti era permesso avere sulla scrivania fiori che non fossero bianchi”. La regola più rigida, tuttavia, riguardava le interazioni con il fondatore della maison: “Non potevi guardarlo, non potevi parlargli, facevi il tuo lavoro e non intralciavi la strada”, rivela Mendelsohn. “Andare da lui e conversare era un grandissimo no”.
Pareti ridipinte ogni giorno e scrivanie vuote
A confermare il rigore estetico del quartier generale è un’altra ex dipendente dell’epoca, Tracey Kane, che ha descritto l’ambiente come incontaminato e quasi chirurgico: “Le pareti erano bianche, bianche, bianche, e c’era una squadra di imbianchini lì ogni singolo giorno per coprire qualsiasi segno di usura”. Anche la personalizzazione della postazione di lavoro era bandita. “Non avevamo oggetti personali sulle nostre scrivanie, come nessuna foto. Se ricevevi dei fiori in regalo, ci si aspettava che li portassi a casa quella sera stessa. Non potevi lasciarli sulla scrivania”, ricorda Kane. Tuttavia, l’ex dipendente ammette che i vantaggi economici compensavano la rigidità dell’ambiente. Lo staff aveva accesso alle nuove collezioni prima ancora che arrivassero nei negozi, acquistandole a una frazione del costo. “Potevamo fare ordini con un’enorme percentuale di sconto rispetto al prezzo all’ingrosso”, racconta. “Così indossavamo queste collezioni meravigliose… io non avrei mai potuto permettermi questa linea, ma noi potevamo grazie a queste vendite esclusive”.
La verità su Carolyn Bessette
Tra i racconti emersi spicca quello di Mary Beth Kelley, che ha pubblicato alcune clip il 17 febbraio 2026 indossando un maglione vintage dei suoi anni da Calvin Klein. Oltre a ricordare con stupore di aver visto Kate Moss passeggiare accanto alla sua scrivania, Kelley ha voluto smentire alcune voci sul conto di Carolyn Bessette, con cui ha condiviso lo stesso piano di lavoro: “Alcune persone dicono che fosse fredda e distaccata”, chiarisce Kelley. “Non avrebbe potuto essere più gentile. Era così simpatica, così alla mano. Ti salutava dicendo: ‘Ciao tesoro, come stai?’. Era sorprendente. Aveva sempre un aspetto incredibile”. Sulla ricostruzione fatta dallo show Love Story, Kelley ha confermato che la serie è riuscita a “catturare l’essenza dell’ufficio in modo impeccabile”.
L’archivio Calvin Klein conquista la Gen Z
Il fascino per quel rigore anni ’90 si è rapidamente tradotto in un interesse concreto per la moda dell’epoca. In due video pubblicati il 18 e 19 febbraio 2026 – che hanno superato il milione di visualizzazioni – Ella, la figlia della Mendelsohn, ha fatto da modella indossando i capi d’archivio salvati dalla madre: una gonna in pelo di cammello, un dolcevita in cashmere e una borsa foderata in seta. Pezzi considerati il “Santo Graal” dai minimalisti di oggi, che dimostrano come l’eredità estetica di Calvin Klein continui a influenzare fortemente le nuove generazioni, ben oltre i severi corridoi dai muri immacolati.
L'articolo “Ecco com’era davvero lavorare con Carolyne Bessette da Calvin Klein negli anni ’90”: le ex dipendenti raccontano su TikTok i retroscena dopo la serie cult Love Story proviene da Il Fatto Quotidiano.