Napoli, la camorra in corsia: 4 arresti all’ospedale “San Giovanni Bosco”. Il “giro” losco del clan Contini
Minacce, prestanomi e collusioni con i dirigenti dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Così il clan Contini controllava la struttura, secondo le indagini della Guardia di finanza e dei Carabinieri. Alla fine, l’inchiesta ha portato all’arresto di tre presunti affiliati alla cosca e di un avvocato, permettendo di denunciare ricoveri e certificazioni illegittime. Tra le tante irregolarità scoperte dalle forze dell’ordine c’erano anche truffe assicurative, con medici e professionisti compiacenti.
Napoli, quattro arresti per collusioni e truffe in ospedale: il clan Conticini se n’era impossessato
Per tre degli indagati nella vicenda dell’ospedale napoletano è stata disposta la custodia cautelare in carcere, emessa dal gip e richiesta dai militari che hanno condotto i controlli. Inoltre, sono stati accusati associazione a delinquere di stampo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio. Per l’ultimo, invece, la decisione finale sul provvedimento deve ancora arrivare.
Cosa facevano gli indagati?
L’avvocato e i tre arrestati, secondo le indagini, usavano medici compiacenti, falsi testimoni e perizie mendaci per gestire un giro di truffe ai danni delle compagnie assicurative. Come? Attraverso la simulazione di incidenti stradali. Inoltre, il professionista è stato perfino accusato di di aver tenuto i contatti tra i detenuti e le loro famiglie, a cui venivano versati gli stipendi della Camorra, altresì noti come “mesate”. L’inchiesta, che è concentrata sui fatti avvenuti nel 2020, dimostra la gestione dei servizi di bar, buvette dei distributori automatici presenti in ospedale senza pagare i canoni di locazione all’ Asl e lo sfruttamento dell’utenza Enel.
Gli illeciti avvenivano anche grazie a un’associazione che fornisce il servizio di ambulanza e con la complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di impiegati di altre ditte attive nel San Giovanni Bosco. Inoltre, con minacce e violenze, sarebbero stati assicurati favori a esponenti del clan e di altri gruppi delinquenziali che fungevano da “satelliti”, per ottenere ricoveri che violano le procedure di accesso, il rilascio di certificati medici falsi anche per ottenere scarcerazioni e il trasporto illegale di salme in ambulanza, invece che dai servizi funebri autorizzati.
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