Congedo parentale: l’opposizione ha preferito la demagogia alla serietà. Parla Rizzetto
Sulla proposta di congedo parentale paritario presentata delle opposizioni e respinta dall’assemblea della Camera, Walter Rizzetto non ha dubbi e in una intervista al Secolo d’Italia spiega: “Purtroppo le opposizioni hanno preferito la demagogia al confronto su proposte serie e sostenibili”. Perché lui, da Presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio il parere sulla norma lo aveva prima di tutto chiesto alla Ragioneria generale dello Stato e al MEF. E di fronte al giudizio negativo lapidario c’era ben poco da fare: ‘mancano coperture adeguate e non sono definiti con precisione i beneficiari’.
Presidente, Rizzetto perché la proposta che prevedeva cinque mesi di congedo parentale retribuiti al 100% per ciascun genitore è stata bocciata dalla Camera?
Durante l’esame della proposta in Commissione Lavoro, trattandosi di una misura con un impatto stimato intorno ai 3 miliardi di euro, ho ritenuto doveroso chiedere una relazione tecnica alla Ragioneria generale dello Stato e al MEF. È un passaggio di responsabilità quando si interviene su norme che incidono in modo così importante sulla spesa pubblica. Le opposizioni hanno forzato i tempi e hanno voluto far approdare la proposta in Aula, nonostante la relazione non fosse ancora arrivata. Ma su un tema così delicato sarebbe stato opportuno un confronto più ampio e approfondito. Penso che sarebbe stato utile audire in commissione imprese e categorie per valutarne l’impatto concreto. In un sistema produttivo come quello italiano, composto in larga parte da piccole e medie imprese, è legittimo chiedersi quale sarebbe l’impatto organizzativo ed economico, ad esempio nel caso in cui entrambi i genitori lavorino nella stessa azienda.
Il parere che poi ieri mattina è arrivato
Sì, cristallino: mancano coperture adeguate e dati certi sulla platea effettivamente coinvolta, in particolare per il personale del settore pubblico, a partire da quello del comparto scuola, con il rischio di creare nuove disparità tra categorie di lavoratori.
Possiamo quantificare le coperture?
La Ragioneria ha rilevato ‘costi strutturali e crescenti’: oltre 3,7 miliardi già nel 2026, fino a superare i 4,5 miliardi annui a regime dal 2035. Cifre ben superiori a quelle inserite nel testo della proposta di legge delle opposizioni. Di fronte a questi rilievi tecnici, la Commissione Bilancio non poteva che esprimere parere contrario con la conseguente bocciatura da parte dell’Aula.
Quindi a bocciare la norma è stata prima di tutto la Ragioneria dello Stato per i costi insostenibili?
Ancora una volta, la narrazione della sinistra si è infranta contro la realtà dei numeri: le riforme non si costruiscono sugli slogan, ma su coperture certe e basi finanziarie solide. Purtroppo le opposizioni hanno preferito la demagogia al confronto su proposte serie e sostenibili. Eppure in questi anni il Governo ha dimostrato con i fatti di voler rafforzare le politiche familiari in modo strutturale.
Il ministro Calderone ha affermato proprio oggi di credere “molto di più nel congedo paritario che nel salario minimo”. Quali interventi avete messo in campo per le famiglie e il lavoro?
In questi anni Governo e maggioranza hanno scelto di intervenire con gradualità e responsabilità, costruendo ogni riforma su coperture certe e su una programmazione sostenibile. È questo il metodo che intendiamo confermare: rafforzare le tutele senza creare squilibri nei conti pubblici. Con la legge di Bilancio 2023 abbiamo aumentato l’indennità del congedo parentale per un ulteriore mese dal 30 all’80% della retribuzione, dando un primo segnale concreto alle famiglie. Nel 2024 abbiamo aggiunto un ulteriore mese di congedo retribuito. Con la manovra 2025 siamo arrivati a tre mesi retribuiti fino all’80%, prevedendo anche un periodo aggiuntivo al 30%, fruibile in alternativa tra i genitori.
Misure analoghe sono state inserite anche nell’ultima finanziaria?
Con l’ultima legge di Bilancio 2026 abbiamo esteso la possibilità di disporre del congedo parentale fino ai 14 anni di età del figlio, rispetto al precedente limite dei 12 anni, includendo anche i casi di adozione nazionale, internazionale e di affidamento. Abbiamo inoltre introdotto incentivi per favorire la conciliazione tra vita e lavoro: abbiamo rifinanziato il bonus mamme, inserito il bonus natalità che prima non c’era, e abbiamo previsto misure di decontribuzione parziale per le madri lavoratrici. Si tratta di un percorso coerente e strutturale, non di interventi estemporanei. Per questo sorprende la polemica pretestuosa delle opposizioni. Mi chiedo perché, quando queste norme di buon senso sono state votate, la sinistra non abbia avuto il coraggio di sostenerle”.
Che cosa accadrà ora?
Siamo disponibili e, come presidente della Commissione Lavoro, rinnovo la massima apertura al confronto, ma su provvedimenti seri e credibili, che non scarichino nuovi oneri sulle casse dello Stato e sulle future generazioni. Misure come quelle avanzate dalle opposizioni rischiano di produrre squilibri analoghi a quelli già registrati con il superbonus, una scelta che continua a pesare sui conti pubblici.
Da cosa partire quando si parla di congedi paritari?
Una strada concreta è il rafforzamento delle premialità per incentivare l’utilizzo dei congedi parentali da parte di entrambi i genitori, favorendo una condivisione più equilibrata senza generare costi fuori controllo. Su questo siamo pronti a lavorare, migliorando gli strumenti esistenti in modo serio, graduale e misurabile.
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