Tutti i cittadini di questo Paese sono stanchi di vivere nella paura: Elly, ascolta!
di Enza Plotino
Non ne possiamo più. Io credo che tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese siano stanchi di vivere nella paura, di stare rintanati nei propri nascondigli mentali e reali, di accettare passivamente il deserto brutale che la destra sta apparecchiando per acquisire quel potere che gli basta per non aver più bisogno del popolo. Con facce arcigne e livorose, dal Palazzo alle più remote periferie, promettono sfracelli in ogni settore sensibile.
In quest’ultimo periodo, oltre alla carta Costituzionale, è la scuola pubblica nel mirino, con liste di proscrizione, inviti ai delatori a segnalare professori non in linea, “di sinistra”, intromissioni indebite sui percorsi pedagogici. Un’escalation autoritaria e repressiva del governo Meloni e del ministro Valditara che inasprisce gli animi e crea un fronte sempre più largo che vuole ribadire in modo ancor più chiaro di sempre che la scuola pubblica ha dei riferimenti valoriali e culturali fermi e indiscutibili: l’antifascismo, l’antirazzismo, il contrasto di ogni discriminazione. Di questo fronte di lotta fa parte a pieno titolo – e dovrebbe prenderne la testa – il Pd insieme agli altri partiti di area progressista. Un fronte comune e organizzato, ciò che manca oggi al Paese e che la sinistra dovrebbe impegnarsi a realizzare.
E’ fondamentale opporre alle illibertà del Governo e agli effetti, ma anche ai toni autoritari che il Governo assume in certe scelte, un sistema di regole etiche e progettuali che garantiscano a tutti i cittadini libertà fondamentali e diritti civili. Il concetto è molto semplice: le persone non vanno più a votare perché sentono che la loro azione attiva non serve a modificarne le condizioni di vita personale e collettiva che si sono fatte via via più difficili e nelle quali ogni singolo cittadini si sente solo difronte ad una potente macchina amministrativa e burocratica che lo stritola ogni giorno di più, tenendolo inchiodato alla paura.
Sulle spalle di ognuno di noi c’è il peso di discriminazioni sociali sempre più radicali e radicate, di sfruttamento manifesto ma anche subdolo e ricattatorio e di mancanza di libertà identitarie. Le donne costrette a lavorare non ancora in maniera paritaria agli uomini sul posto di lavoro. I giovani e disoccupati trattati come riserve del sistema produttivo ed emarginati sociali. In un deserto così avvilente, si stenta ad individuare delle garanzie seppur minime di protezione sociale che assicurino a tutti i cittadini una qualità di vita rispondente alla tutela della dignità umana. Parlo di prestazioni sociali di base, scuola primaria, prestazioni sanitarie essenziali, occupazione, lavoro dignitoso, pianificazione urbanistica e territoriale e tutela ambientale. Non un semplice elenco di sogni, ma il contesto in cui tutti dovremmo vivere.
Le disuguaglianze sono ormai diventate insopportabili e troppa ricchezza in mano a pochi, come è oggi, porta inevitabilmente a comportamenti di individualizzazione estrema, di discredito sociale, quando non diventa emulazione aggressiva o emotività negativa che sconfina in un abuso del diritto. Il compito odierno della sinistra deve essere quello di promuovere regole di giustizia sociale che si traducano in pratiche politiche razionali esplicitate e concertate democraticamente. Inoltre, la sinistra deve dimostrarsi capace di orientare “programmaticamente” il sistema economico e sociale nella direzione della riduzione delle diseguaglianze più rilevanti.
Il Paese è ormai arrivato ad un punto di non ritorno: si deve cambia rotta, fermando la deriva in cui interi settori stanno scivolando (sanità, scuola, assistenza, lavoro di cura) e provando a contrastare il deserto etico, morale e culturale che la destra al Governo vuole provare ad instaurare. Elly ascolta!
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