L’8 marzo secondo Simonetta Sada: «Talento e merito non hanno genere, la parità si costruisce dalla cultura»
IVREA. Simonetta Sada è responsabile engineering, assurance &operation di Olivetti, società del gruppo Tim che opera in Tim Enterprise. Olivetti, dal 2022 è una società benefit. Oggi il 64% del suo cda è donna, oltre il 30% dell’organico è composto da donne e nel 2025 più della metà degli assunti sono donne. Con lei, la Sentinella ha fatto due chiacchiere su 8 Marzo e dintorni.
Lei guida un team che si occupa di innovazione, ingegneria ed operations ed è anche presidente del gruppo Ict di Confindustria Canavese: cosa significa rappresentare anche le donne dell’innovazione sul territorio?
«Sento una responsabilità doppia, professionale e simbolica, che va oltre il mio ruolo in azienda. Va oltre il ruolo professionale proprio perché è importante dare dimostrazioni concrete che sul nostro territorio le cose sono possibili. Io non mi considero un’eccezione: in Canavese è possibile costruire carriere Stem (acronimo per scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) al femminile. Non rappresento solo me stessa, ma un’idea di innovazione inclusiva che il territorio può e deve esprimere».
Vede aumentare, in Canavese, la presenza femminile nel settore tecnologico?
«Ci sono segnali positivi, soprattutto tra le generazioni più giovani. C’è una crescita di interesse verso il digitale e le discipline Stem, ma la crescita, però, è lenta e disomogenea tra studio, ingresso nel lavoro e ruoli di responsabilità. La sfida, oggi, non solo far entrare le donne nel settore tecnologico, ma creare le condizioni perché possano crescere e restare e per questo è fondamentale lavorare come ecosistema con scuole, università, imprese e associazioni».
Secondo lei qual è il principale ostacolo che incontra una giovane donna che vuole lavorare nell’ingegneria o nel digitale?
«L’ostacolo principale è culturale. Stereotipi e bias agiscono molto presto, a volte già a scuola e spesso minano la fiducia in se stesse. Non potrebbe essere altrimenti: se ti viene detto o fatto capire che matematica e tecnologia sono cose da maschi finisci per interiorizzarlo. Troppe ragazze pensano di non essere portate prima ancora di avere provato davvero. L’idea che non sia un mondo per loro è il vero ostacolo. Invece il talento c’è, ma va incoraggiato, sostenuto e legittimato, a scuola come nel mondo del lavoro. Sempre».
Come Confindustria Canavese lavorate anche sulle giovani per promuovere percorsi Stem?
«Sì. Lavoriamo su orientamento e dialogo con le scuole perché è lì che si formano le scelte. Lavoriamo sull’intercettare le ragazze presto, già alla secondaria di primo grado, per mostrare loro la varietà delle carriere Stem, andando oltre gli stereotipi: raccontare storie concrete, esperienze reali e opportunità professionali per rendere questi percorsi più vicini e accessibili. Un esempio concreto portato avanti da Confindustria Canavese, gruppo Ict e Imprenditrici e dirigenti per il Canavese, è l’iniziativa Borse di studio Stem, per supportare la carriera di studentesse ritenute più meritevoli e più motivate a seguire percorsi di formazione tecnico-professionale e studi universitari nell’ambito di queste discipline».
Lei crede che le imprese del territorio stiano facendo abbastanza per attrarre e trattenere talenti femminili?
«Molte imprese hanno avviato iniziative importanti. Ad esempio nel gruppo Tim, Tim Enterprise e Olivetti, negli ultimi anni si è lavorato molto su diversità e inclusione e su iniziative per il superamento di tutti i gap, a partire dal gender gap, con i passi avanti concreti su politiche di welfare, flessibilità, attenzione alla conciliazione. Altre imprese sono ancora all’inizio. C’è ancora tanta strada, da fare perché non basta attrarre i talenti femminili, poi serve anche saperli trattenere. Come? Offrire percorsi di crescita chiari, modelli di leadership inclusivi e una flessibilità reale, che non penalizzi le carriere. Ma c’è di più: le imprese devono comprendere che la capacità di valorizzare i talenti femminili è sempre più un fattore competitivo, non solo un tema di equità».
Una domanda personale: le è mai capitato di percepire di dover dimostrare di più rispetto ai colleghi uomini?
«No. Nella mia esperienza ho sempre lavorato con responsabili uomini che mi hanno considerata una professionista competente, piuttosto che donna o uomo. Oggi sento la responsabilità di fare in modo che le persone che lavorano con me, donne e uomini, non debbano vivere queste sensazioni: il talento e il merito non hanno genere».
Lei crede che le tecnologie possano contribuire anche a ridurre le disuguaglianze di genere?
«Sì. A patto che siano progettate e usate in modo consapevole. Il digitale, l’IoT e l’intelligenza artificiale possono abilitare flessibilità, accesso alla formazione e nuove opportunità di lavoro. Dobbiamo pensare al fatto che la tecnologia non è neutra: riflette chi la progetta. Per questo sono fondamentali team diversificati e inclusivi, capaci di ridurre i bias invece di amplificarli».
Secondo lei, la parità di genere si costruisce con norme e quote o con un cambiamento culturale nelle imprese?
«Norme e quote sono strumenti utili per accelerare il cambiamento e creare attenzione, ma senza cambiamento culturale restano numeri. Serve un cambiamento culturale profondo nelle imprese: linguaggi, modelli di leadership e criteri di valutazione».
Stereotipi da combattere: se una ragazza le dicesse “non sono portata per l’ingegneria”, cosa risponde?
«Che nessuno nasce portato: le competenze si costruiscono con studio, curiosità e passione. Che bisogna seguire le proprie passioni, sempre. C’è una frase di Ella Fitzgerald che mi piace molto e che dico sempre ai miei figli “non rinunciare a fare ciò che vuoi veramente... dove c’è passione e ispirazione, non credo si possa sbagliare”. Il genere non conta, conta quello che si vuole davvero fare».
Ci completi questa frase: secondo lei, l’8 Marzo sarà superato quando...
«... quando le ragazze non si chiederanno se è possibile, ma solo che cosa vogliono fare».