La vita dietro la strada raccontata dalle vittime
Il mondo della prostituzione raccontato da chi lo ha vissuto. Storie crude ma vere e piene di umanità sono quelle contenute nella mostra fotografica “Ri-scatti. Per le strade mercenarie del sesso”, organizzata nell’ambito del “Festival dei diritti” dall’Office for sustainable actions (Osa) in collaborazione con il Comitato unico di garanzia dell’Università e Lule Onlus, con il patrocinio dell’assessorato alle pari opportunità del Comune di Pavia. L’esposizione inaugura lunedì alle 16 nell’aula Forlanini (Piazza Leonardo da Vinci 6) e sarà visitabile gratuitamente dal 9 al 25 marzo dalle 9 alle 18. Il progetto fotografico porta al centro della riflessione il tema della tratta e dello sfruttamento sessuale, e lo fa con una testimonianza di prima mano: protagoniste sono le immagini realizzate nel 2020 da sette donne vittime di questo sistema nell’area metropolitana milanese. Tre rumene, due nigeriane e due transgender peruviane hanno raccontato la propria realtà attraverso l’obiettivo, restituendo uno sguardo diretto su una quotidianità fatta di strada, ma anche di vita domestica, relazioni, maternità e sopravvivenza. Di età compresa tra i 19 e i 50 anni, alcune sono madri di bambini piccoli o adolescenti, spesso con famiglie a carico nei Paesi d’origine. Molte sono state strappate alle loro vite con promesse ingannevoli, violenze fisiche e psicologiche, ritrovandosi intrappolate in uno dei mercati più spietati al mondo.
Le loro immagini raccontano un universo segnato dallo sfruttamento, ma anche da una resilienza che diventa testimonianza e denuncia.
Il progetto nasce da un laboratorio fotografico durato tre mesi, promosso dall’Associazione Ri-scatti, fondata nel 2013 dalla giornalista Federica Balestrieri in collaborazione con fotografi professionisti dell’agenzia Visual Crew e con il curatore del Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano Diego Sileo.
Fondamentale il ruolo di Lule, associazione e cooperativa sociale attiva dal 1996 nella tutela dei diritti fondamentali, nella prevenzione della tratta e nel sostegno alle persone in condizioni di vulnerabilità.
Grazie al rapporto di fiducia costruito dalle educatrici di Lule con le donne coinvolte, il laboratorio si è svolto anche “on the road”, in un camper, durante le ore notturne. «Questa mostra – dice Mariapia Pierandrei, presidente di Cooperativa Lule Onlus - ci ricorda quanto sia necessario continuare a lavorare insieme per promuovere una cultura fondata sul rispetto, sulla dignità e sull’autodeterminazione delle persone. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il nostro auspicio è che iniziative come questa non solo sensibilizzino l’opinione pubblica, ma contribuiscano a generare responsabilità collettiva e cambiamento sociale».