ATP Miami, Berrettini: “L’obiettivo è la continuità. Quattro azzurri in top 20? È impressionante”
Il Miami Open presented by Itau non ha ancora servito il piatto principale. Matteo Berrettini è però già molto affamato di tennis. Il 29enne romano è arrivato in Florida con buone sensazioni e si prepara ora a esordire contro il francese Alexandre Muller, mai sfidato prima, nel secondo torneo 1000 dell’anno. The Hammer è tornato a disputare tornei ufficiali nel mese di febbraio, che ha deciso di trascorrere in Sud America. Ma il Golden swing non è andato come voleva. Tre vittorie e altrettante sconfitte, rimediate contro buoni ma non irresistibili avversari, hanno però restituito al tennista azzurro un minimo di ritmo partita.
Oro colato per uno come lui, che in questi anni ha dovuto spesso fare i conti con molti acciacchi fisici. Matteo ha anche iniziato a lavorare con Thomas Enqvist e nei tornei sudamericani ha fatto sapere che il tennis gli piace di più rispetto a prima e che ora vuole solo goderselo. Il cambio di superficie, dalla terra rossa al cemento statunitense, ha poi portato Berrettini nel deserto di Indian Wells per la prima tappa del Sunshine Double. In California l’azzurro ha messo altri mattoncini importanti per quanto riguarda il suo progetto finale: riuscire finalmente a ritrovare continuità.
Berrettini: “Sono carico. A Indian Wells due partite di livello alto”
Al Tennis Paradise Matteo ha prima agguantato un successo alla distanza, con tanto di crampi sul match point, contro Adrian Mannarino. Poi Sascha Zverev ha fermato la sua corsa al secondo turno vincendo in due set. Ma Berrettini ha affermato di star avvertendo i miglioramenti nel suo livello di tennis: “A Indian Wells sono state due partite di livello molto alto”, ha raccontato il romano a Sky Sport in quel di Miami. “Sascha ha giocato una partita molto buona e infatti poi è andato avanti nel torneo. La partita contro Mannarino, secondo me, è stata buonissima per mille motivi: fisicamente sono riuscito a tenere fino alla fine, mentalmente ho retto dal primo all’ultimo punto. E anche il livello è stato molto buono. Quindi, sono accadute tante cose positive in un torneo che non è mai stato il mio preferito”.
Qualcosa però è cambiato questa volta. E ora, senza voler strafare, il mirino è già puntato sul torneo di Miami. “Quest’anno mi sono sentito bene come avverto anche qui (a Miami, ndr). Sono carico. L’anno scorso ho vissuto due settimane molto positive. So però che bisogna pensare partita per partita e andare un passettino alla volta. Sto recuperando fisicamente e mentalmente le energie che mi servono per competere con i migliori”.
Nel 2025, in Florida, c’era riuscito. La vittoria sull’allora numero 11 ATP Alex de Minaur e la sconfitta ai quarti, in tre set tiratissimi, contro il quarto tennista al mondo dell’epoca Taylor Fritz avevano confermato che Matteo ci sapeva ancora fare contro i top di questo sport. “Quando torni in un torneo in cui ha giocato bene senti quel feeling che ti dice che puoi giocare bene. Negli anni precedenti non ero mai riuscito a trovare il feeling: c’erano sempre state alcune cose che non mi avevano fatto sentire a casa. Invece l’anno scorso sono riuscito a trovare il ritmo e l’energia giusti. Ho giocato delle ottime partite; anche quella con Bergs è stata di livello molto alto. Sicuramente mi porto dietro il ricordo dell’anno scorso”.
Berrettini: “Ho voglia di giocare e di fare bene. È già una piccola vittoria”
La cambiale da difendere è però ora importante. Berrettini, attualmente numero 98 nella classifica virtuale, rischia di uscire dalla top 100 per la prima volta da aprile 2024. Ma proverà a non pensarci quando scenderà in campo. “Dal ricordo della scorsa edizione a dire che posso ripetere una settimana come quella ce ne passa, perché comunque è trascorso un anno, ogni partita è a sé come sappiamo bene e vediamo anche le condizioni meteo come saranno. Però ho tanta voglia di fare bene, di giocare e questa credo sia già una piccola vittoria. Per me è molto importante avere un’energia buona e avere persone attorno che hanno voglia di trascorrere il tempo e di lavorare con me”.
Non si punta a un numero, non si cerca il risultato. Matteo è concentrato sul presente e sul processo ed è consapevole che sono questi due elementi che gli potrebbero regalare gioie in un secondo momento. “L’obiettivo di quest’anno non è un obiettivo di classifica, di risultati, ma è un obiettivo di continuità. L’obiettivo è allenarsi per cercare di giocare al massimo livello il più possibile. È quello che mi è mancato un po’ negli ultimi anni. Poi da lì si potrà partire a pensare di poter fare risultati importanti. Ovvio che sono qui anche per cercare di fare bene, perché mi piace essere competitivo e perché mi piace che la mia classifica abbia un certo numero. Ma so che devo partire da altro. Sono tanti anni che sono nel Tour e ho molta esperienza. So quanto questo sia importante”.
Berrettini: “Arrivare on site e vedere tutti questi ragazzi mi rende felice”
La notizia di questo inizio di settimana è senz’altro la presenza di quattro azzurri in top 20 per la prima volta. Jannik Sinner (2), Lorenzo Musetti (5), Flavio Cobolli (14) e Luciano Darderi (18) sono gli attuali ‘Fantastici 4’ del tennis azzurro. Se a molti sembra ‘solamente’ l’ennesimo record raggiunto dai nostri portacolori, Berrettini ha invece ricordato quanto questo sia straordinario, dato che fino a pochi anni fa si navigava in acque decisamente più torbide. “Venendo qui in macchina mi stavo ricordando della mia prima convocazione in Coppa Davis. Era il 2018 ed ero il quinto giocatore della squadra. Ero appena entrato tra i primi 100. Quindi, è impressionante. Fino a pochi anni fa c’erano Fabio [Fognini], Filippo [Volandri], Paolo [Lorenzi] e Andreas [Seppi] che sono arrivati, ma mai insieme”.
Adesso il discorso è diverso. Non solo ci si sprona a vicenda per cercare di eccellere ai livelli più alti di questo sport, ma si cerca anche di aiutarsi nel quotidiano. “Avere ora questa rosa così fitta di giocatori credo sia un po’ un merito generazionale, ma molto arriva anche dall’aiutarsi e dall’allenarsi insieme. Mi sono allenato spesso con Muso a Indian Wells, mi sono allenato con Darderi in Sud America, mi sono allenato con Flavio e siamo sempre in contatto. Adesso ci sono alcuni ragazzi con qualche difficoltà fisica e ci sentiamo ad esempio. C’è veramente un rapporto bello stretto che ci permette di crescere insieme”.
Infine, Matteo non ha dimenticato il supporto fornito in questi anni dalla Federazione. L’aiuto nei team privati, l’ampliamento delle strutture, ma anche e soprattutto le possibilità che vengono date ai giovani per cercare di emergere nel tennis che conta. “Io mi sento anche di dare dei meriti alla Federazione perché ha cambiato l’approccio sui giovani, sui tornei, investendo molto sui Challenger – che comunque è un circuito di altissimo livello, ma è complicato, perché uscire da lì non è semplice. Poi ovvio che ci sono dei talenti generazionali come Jannik, come Muso. È un po’ un mix di cose che mi rende fiero. Arrivare on site e vedere tutti questi ragazzi con cui giochi contro e con cui ti alleni è una cosa che mi rende veramente felice”.