Short Track, l’Italia si gode il ‘Tris d’assi del 2002’. Betti, Confortola e Nadalini medagliati e… nati in contemporanea!
Cosa hanno in comune Chiara Betti, Elisa Confortola e Thomas Nadalini? Tantissimo. Non solo il passaporto, il fatto di praticare short-track ad altissimo livello e di essere contemporaneamente campioni olimpici e mondiali della staffetta mista. C’è ben altro che accomuna questo terzetto, fortemente legato al concetto di sincronia.
A Montreal, fra sabato e domenica, nel giro di poco più di ventiquattro ore tutti hanno conquistato la prima medaglia iridata individuale della loro carriera. Ha cominciato Nadalini, con l’argento sui 1.500 metri, al quale ha fatto seguito a stretto giro il bronzo di Confortola sui 1.000. Dopodiché, domenica, è arrivato il bronzo di Betti sui 500.
Se per Nadalini la medaglia era una speranza e per Confortola un obiettivo, quella di Betti era un sogno. Prospettive diverse per ognuno di loro, ma alfine diventate realtà in una corta campata temporale. Così come, in termini biologici, è sostanzialmente minima la differenza anagrafica. Perché a ben guardare, il terzetto citato è venuto al mondo nell’arco di 52 giorni!
Chiara si è affacciata su questa Terra il 12 marzo, Elisa ha visto la luce il 2 aprile, mentre Thomas ha emesso i primi vagiti il 2 maggio. Tutti nell’anno del Signore 2002. È dinamica singolare e curiosa che questi tre, non solo siano nati de facto in contemporanea, ma sempre simultaneamente si siano addirittura ritrovati a conquistare la loro prima medaglia iridata individuale.
Indipendentemente dalla succitata dinamica, quanto accaduto a Montreal avvia il nuovo ciclo olimpico dello short-track italiano. Pietro Sighel, classe 1999, al confronto è un veterano. Giusto così, perché ha i crismi e il carisma per diventare ciò per cui è nato, ossia il condottiero di una squadra che può togliersi enormi soddisfazioni ai Giochi Olimpici 2030 e in tutte le manifestazioni che si disputeranno prima di essi.
Per Nadalini questa è stata la stagione dell’esplosione, sostenuta da una condizione atletica strabordante e da un acume sul ghiaccio sorprendente. Per esempio, durante il World Tour autunnale, è stato uno dei primi pattinatori a capire come attaccare il fenomenale William Dandjinou (peraltro rimasto a mani vuote sia ai Giochi che nel Mondiale di casa).
Confortola ha grandi margini di crescita e ha solo bisogno di puntellare con la fiducia e la convinzione il talento donatole da Madre Natura. Betti ha dei mezzi fisici notevoli e ha appena cominciato a esplorare i propri limiti. È forse anche più acerba di quanto i suoi 24 anni non lascino intendere.
Insomma, è palese come la squadra femminile possa essere competitiva su tutte le distanze e in staffetta anche in futuro, poiché chi ha un “2” come prima cifra dell’anno di nascita può solo crescere, compresa chi, magari, ha già visto un paio di primavere in più di chi è salita sul podio nel Quebec.
Al contempo, in ambito maschile, Sighel non è solo. Resta la stella polare del team, soprattutto sul piano carismatico, ma Nadalini può essere una valida seconda punta. Occhio, inoltre, al potenziale terzo violino Lorenzo Previtali. Classe 2005, deve ancora formarsi, ma il potenziale c’è. Nel caso del lombardo, il quadriennio olimpico su cui puntare potrebbe addirittura essere quello destinato a culminare a Salt Lake City, nel 2034.