Baghdad sotto tiro, un drone iraniano centra l’ambasciata Usa e un hotel. All’interno anche personale italiano
Un drone ha colpito nella tarda serata di ieri un hotel a Baghdad che ospitava anche personale militare italiano. I militari non sono stati coinvolti nell’esplosione e risultano in sicurezza, attualmente al riparo nei bunker predisposti nelle strutture protette.
Escalation: presi di mira anche gli italiani
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è immediatamente messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore e con il Comandante del Comando operativo di vertice interforze per seguire l’evoluzione della situazione e ricevere aggiornamenti sulle condizioni del contingente. L’episodio rappresenta un segnale diretto della crescente esposizione delle missioni internazionali presenti in Iraq all’allargamento del conflitto regionale.
Baghdad sotto attacco
Nelle stesse ore, l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad è stata colpita da un attacco coordinato con razzi e velivoli senza pilota. Almeno uno degli ordigni ha raggiunto il complesso diplomatico, provocando un’esplosione e una colonna di fumo visibile dalla Zona Verde.
Fonti della sicurezza irachena descrivono l’azione come la più intensa dallo scoppio della guerra il 28 febbraio. Un testimone ha riferito che almeno tre droni si sono diretti verso l’ambasciata: due sono stati intercettati dal sistema di difesa C-RAM, mentre un terzo ha colpito all’interno del perimetro.
Non risultano feriti tra il personale statunitense, ma l’attacco segna un salto di qualità nelle capacità operative delle milizie attive nell’area.
Le milizie filo-iraniane e il fronte iracheno
Dietro le operazioni vi sono gruppi armati sostenuti dall’Iran, che stanno intensificando le azioni contro obiettivi americani in Iraq come risposta ai bombardamenti su territorio iraniano. Il gruppo Kataib Hezbollah ha annunciato la morte di un proprio comandante, mentre raid aerei nella zona di al-Qaim avrebbero ucciso almeno otto combattenti delle Forze di Mobilitazione Popolare.
Le autorità irachene, nel frattempo, hanno rafforzato la presenza militare nella capitale e chiuso l’accesso alla Zona internazionale, nel tentativo di contenere i rischi.
L’escalation regionale
Il quadro di crisi è sempre più vasto, e i suoi effetti toccando interessano l’intero Medio Oriente. Israele, infatti, ha lanciato una nuova ondata di attacchi su Teheran e su obiettivi di Hezbollah a Beirut, mentre l’Iran ha risposto con missili diretti verso Israele. Dalle prime indiscrezioni di Al Jazeera, sarebbero stati eliminati il comandante della forza paramilitare Basij, Gholamreza Soleimani e anche Ali Larijani, segretario del consiglio nazionale di sicurezza iraniano.
Droni e missili continuano a piovere sugli Emirati Arabi Uniti, colpendo anche impianti energetici strategici, le interruzioni sono continue e le vittime cominciano a contarsi. Lo spazio aereo è stato temporaneamente chiuso in alcune aree, mentre incendi in siti industriali sono stati contenuti dalle autorità locali.
Le tensioni tra alleati
Washington, intanto, non ha ancora trovato la quadra con i suoi partner. Il presidente Donald Trump ha criticato la riluttanza di alcuni alleati a partecipare a operazioni di sicurezza nello stretto. “Alcuni sono molto entusiasti, altri no”, ha dichiarato, aggiungendo: “Abbiamo aiutato certi Paesi per molti anni, li abbiamo protetti da gravi minacce esterne, e non hanno mostrato grande entusiasmo. E questo per me conta”.
Diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno escluso un intervento immediato in assenza di un mandato internazionale. “Lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che possa terminare e possa tornare la diplomazia”, le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Uno scenario aperto
Dopo tre settimane di guerra, il bilancio supera i duemila morti e le operazioni militari continuano senza segnali di de-escalation. L’Iran mantiene una capacità offensiva significativa, mentre Israele prevede ulteriori settimane di attacchi.
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