Endometriosi, la diagnosi precoce fa la differenza
PAVIA. È una malattia che riguarda più di una donna su dieci, eppure chi ne soffre subisce ancora un certo ritardo nella diagnosi nonostante la maggiore consapevolezza scientifica maturata negli anni: «Identificare l'endometriosi per tempo è la chiave per garantire benessere sessuale e qualità di vita a chi ne è affetta, parliamo del 10-15% delle donne in età fertile. Ma ancora oggi assistiamo a una latenza nella diagnosi che può oscillare tra i 5 e i 7 anni». Lo spiega Barbara Gardella, professoressa dell'ateneo di Pavia e responsabile del centro endometriosi del San Matteo, uno dei sette centri individuati in Lombardia tre anni fa per diventare il riferimento dedicato al trattamento dei casi complessi, all'interno di una rete composta da diversi servizi: circa 200 le donne assistite ogni anno dal policlinico, cioè quelle che patiscono i sintomi più gravi di una malattia dolorosa, invalidante e in certe occasioni invisibilizzata. Domani ricorre la giornata mondiale nata per accendere un faro su questa condizione.
La malattia
L'endometriosi è una patologia cronica e invalidante che provoca dolori pelvici (specie durante il ciclo mestruale) in molti casi non risolvibili con i comuni antidolorifici, che compromettono anche il benessere sessuale della donna perché questi possono presentarsi anche durante i rapporti. Può avere un impatto potenziale sulla fertilità e sembra correlata a un raro rischio di contrarre alcuni tumori dopo la menopausa. Tra i vari fattori che la determinano c’è il comportamento delle cellule del tessuto uterino che - per motivi non del tutto compresi finora - si “impiantano" in altre parti dell'addome come l'intestino e (nei casi più gravi) possono interessare anche i polmoni: ciò può provocare lesioni, cisti o sanguinamenti. «Ci sono capitati casi di donne con dolori assimilabili a quelli di un pneumotorace che si ripresentava a ogni ciclo mestruale, o altri casi in cui l’endometriosi ha interessato il nervo sciatico» aggiunge Gardella.
Si tratta di una malattia difficile da diagnosticare e a volte confusa con altre poiché - prima più di adesso - la sensibilità della comunità scientifica in merito alla medicina di genere era meno sviluppata, con una percezione del dolore femminile meno approfondita e per questo ridotto a condizione da sopportare: oggi le cose stanno cambiando, alleggerendo il carico di frustrazione che in certi casi le donne erano costrette a subire. «L'endometriosi è una patologia subdola, non così semplice da individuare - prosegue la referente del policlinico - caratterizzata da un dolore che a volte non viene compreso. Negli anni, tuttavia, c'è stato un grande impulso della ricerca e del mondo medico per distinguere il fisiologico dolore mestruale, di breve durata e che risponde ai farmaci, da quello ingravescente, ciclico e duraturo che deve far sospettare un caso di endometriosi». In pochi casi selezionati, la terapia prevede l’intervento chirurgico per eliminare le occlusioni addominali provocate dall’endometriosi, ma nella maggior parte delle situazioni il trattamento è ormonale: «Si utilizzano delle cure specifiche per stabilizzare la malattia che inducono l’amenorrea (cioè l’assenza di mestruazioni, ndr.) per “spegnere” i sintomi dell’endometriosi» aggiunge l’esperta. «Anche il supporto psicologico è importante, poiché questa malattia è spesso associata alla vulvodinia, che provoca dolori sessuali, come pure la riabilitazione del pavimento pelvico che nelle donne con endometriosi è come se fosse “contratto” per via della risposta antalgica, aumentando cioè la condizione di dolore».
Il tempo fa la differenza
Gardella spiega che l’individuazione precoce è la chiave per tutelare la qualità di vita delle pazienti, e tuttavia l’endometriosi è ancora caratterizzata da un certo ritardo diagnostico: «I tempi di diagnosi si stanno riducendo ma un ritardo c’è ancora e, devo dirlo, non per responsabilità delle pazienti - conclude Gardella - in Lombardia c’è una rete solida per trattare questa patologia in modo puntuale, ma non è così ovunque e lo vediamo nelle pazienti che arrivano da fuori regione. Identificare in tempo l’endometriosi è la chiave per far star bene le donne che ne soffrono, che riescono ad avere una vita normale e, eventualmente, a condurre una gravidanza. Ma se la medicina arriva tardi le cose possono complicarsi, perché alcuni interventi per trattarla rischiano di essere invasivi».