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Rkomi: «Grazie alla mia cazzimma»

Questo articolo è uscito sul numero 21 di Vanity Fair, in edicola fino al 25 maggio 2021.

Cominciamo dai tatuaggi. C’è l’aquila, incisa sulla pelle dall’amico Falco in occasione dell’uscita di alcune canzoni, nel 2016. C’è un simbolo maori, eredità di una passione culturale del fratello. Ci sono due fighter che fanno il saluto della muay thai, la boxe thailandese. C’è una grafica medievale, c’è un cuoricino, ci sono tanti altri piccoli ornamenti. Di tutti dice: «Purtroppo li ho». Perché purtroppo? «Sono un filo tamarri, avrei fatto bene a evitare di farli, per fortuna i miei gusti sono maturati assieme a me in questi anni».

In questi anni Rkomi, all’anagrafe Mirko Martorana, che di anni ne ha 27, è diventato uno dei nomi più promettenti della musica italiana, partito dal rap e soprattutto dal niente. Famiglia napoletana immigrata a Milano, padre mai conosciuto, madre single che tira su due figli da sola, casa popolare in un quartiere di periferia, Calvairate, pochi soldi e tanta sete di rivalsa sociale. Con un incontro speciale che cambia per sempre il corso della sua vita: un maestro di muay thai, che a Mirko insegna non tanto a picchiare, quanto il valore della consapevolezza, la disciplina, la pratica della meditazione e la passione per i libri. Tutte cose che lo aiutano quando la sera, dopo i turni massacranti come barista e cameriere, va in studio a improvvisare liriche e a registrare canzoni, con il sogno di vivere di musica. Dopo i primi ep, Dj Shablo e Marracash, nomi illustri nel mondo del rap, lo notano. Il resto è storia recente: album, collaborazioni importanti, Jovanotti che lo vuole al suo Jova Beach Party di Linate a Milano. Oggi è il momento del nuovo album da classifica, Taxi Driver, meno rap e molto più pop, con ospiti che includono, tra gli altri, Tommaso Paradiso, Gaia, Gazzelle, Sfera Ebbasta e Dardust.

Anche lei era tamarro?
«Mai stato un grandissimo tamarro, ma a Calvairate, nel mio quartiere, i gusti erano quelli: vestiti molto stretti, marchi in vista, scarpe enormi».

Lei in che tribù era?
«La mia compagnia era molto alla buona, ci preoccupavamo meno dei vestiti e più di cose concrete, tipo come fare a mantenersi. Non avevamo il mito dei soldi, che vedo dilagare invece oggi».

Vive ancora lì?
«No, ma ci vado spesso perché mia madre non riesco a toglierla dal quartiere, le piace tanto. E poi lì ho aperto una palestra senza scopo di lucro, in cui si insegna muay thai, yoga, tai chi. Facciamo pagare gli iscritti in base al reddito».

Una cosa di sinistra.
«Penso di sì. Mi piace l’idea di dare la possibilità a chiunque di partecipare, così come il mio maestro anni fa mi faceva seguire i suoi corsi praticamente gratis».

Perché ha aperto questa palestra?
«Perché avrei voluto che quando ero adolescente ci fosse un posto del genere vicino a casa, la muay thai mi ha salvato».

Da che cosa?
«Dalla versione peggiore di me stesso, che in realtà non ho mai visto ma che si stava insinuando nella mia vita. A 17 anni ho lasciato la scuola, l’istituto alberghiero, poco dopo ho cominciato a lavorare in bar e ristoranti, a 18 anni sono andato a vivere da solo. Poi con un mio amico, Tedua (rapper, ndr), e altri ragazzi. Faticavo a soddisfare esigenze primarie, come riempire il frigo. Prendevo 1.100 euro: ne spendevo 500 in affitto, 300 per il cibo e il resto per provare a fare musica».

Com’è la versione peggiore di lei?
«Non la conosco con precisione, forse non avrei fatto niente di insensato, ma una vita senza speranze e piena di rabbia è forse la cosa peggiore che ti possa capitare».

La muay thai che cosa le ha insegnato?
«La disciplina e la mentalità. Non sono un bravo fighter, ma mi piace molto la parte spirituale, mi aiuta a pensare di meno, a stare nel presente».

Uno pensa a un rapper e non lo associa alla spiritualità. È un cliché?
«A parte che faccio un genere musicale ibrido e non strettamente rap, ma in realtà tanti artisti come me praticano la meditazione. Jovanotti, per esempio».

Jovanotti è partito dal rap come lei ed è un suo estimatore.
«Sì, di me disse: “Mi piace Rkomi perché non va a pisciare nei pali dove si sono fermati gli altri”. Scusi il linguaggio, ma è un bellissimo complimento e io mi ci ritrovo: non mi conformo mai a quello che fanno gli altri ma neppure al mio passato. Punto a evolvermi, a crescere, sono in continuo cambiamento, cerco di studiare e approfondire».

Le dispiace aver abbandonato la scuola?
«Moltissimo, ho solo la terza media ed è un po’ una vergogna. Bastava poco per prendere il diploma. Ma prima o poi finirò la scuola e voglio anche laurearmi, mi piacerebbe studiare Filosofia».

Diceva che studia già da solo.
«Sì, ogni cosa che guardo, ogni film, ogni disco che ascolto… Tutto è materiale da studiare, non mi godo quasi niente, sto sempre a prendere appunti».

Durante i lockdown come ha fatto?
«Sono stato bene perché ho avuto la possibilità di rallentare e ho cominciato a studiare pianoforte. Prendo lezioni cinque giorni alla settimana da un ragazzo bravissimo che suona da quando aveva cinque anni».

Perché si è avvicinato alla musica suonata lei che viene dal rap?
«Ho sempre accarezzato l’idea di scrivere i miei pezzi al piano. È la prima volta che studio uno strumento e oggi quando parlo di questa passione sto anche attento a come la racconto perché c’è sempre il rischio di abbandonare».

È una persona poco costante?
«In realtà no, quando mi impegno lo faccio al massimo, ma in passato avevo cominciato a studiare la chitarra e poi avevo mollato. Probabilmente non avevo scelto bene il maestro».

Nella sua vita i maestri sono importantissimi.
«Quello di muay thai ha cambiato tutto. Non aveva mai letto un libro prima dei 25 anni, poi è diventato un grande lettore, a me ha regalato i primi libri: Paulo Coelho, Osho, Orwell, per esempio. Forse sono titoli banali per chi legge tanto, ma poi ho cominciato ad avere i miei gusti, ho finito da poco L’insostenibile leggerezza dell’essere e ora sto leggendo Lolita di Nabokov».

Bellissimi. I libri influenzano la sua musica?
«Penso di sì, ma non voglio neanche scoprire da dove mi vengono certe immagini».

La più bella dell’album?
«“Il mio cuore è attaccato a un paracadute, tu mi trascinerai nella sabbia mentre brucio”, da Mare che non sei, una canzone che canto con Gaia».

C’è anche un pezzo, 10 ragazze, che fa il verso alla canzone di Lucio Battisti.
«Sì, c’è una citazione, mi sono trovato anche io in quella situazione in cui non ti sai decidere tra diverse persone».

E alla fine ha scelto?
«Non so se sceglierò mai o se mai verrò scelto, visto la mia confusione. Mi piacciono tanto le donne, mi ispirano anche, ma mi innamoro e disinnamoro con la stessa facilità. Adesso ho delle frequentazioni, ma sono sempre rispettoso, non prendo mai in giro nessuna».

L’album si intitola Taxi Driver. Che cosa le piace del film di Martin Scorsese?
«L’avrò visto almeno sei volte. È un film dirompente, mi piace vedere tutte le personalità di Travis Bickle, adoro De Niro. L’immagine del taxi mi piaceva per il concetto dell’album che è pieno di passeggeri, i miei ospiti, che porto in giro per la città in territori sconosciuti. Poi c’è anche l’idea del Vietnam di De Niro, che nel mio caso è il mio passato, con le dovute proporzioni».

Quel passato le ha dato una spinta in più?
«Sì, decisamente. La voglia di rivalsa mi ha fatto arrivare fino a qui, è la cazzimma, la determinazione che hai solo se vieni da certi contesti».

Ce l’ha ancora?
«Certo. Ma è una rivalsa più culturale oggi: c’è meno rabbia dentro».

Non mi ha detto dove vive oggi.
«In una grande villa fuori Milano, con un giardino di 800 metri quadrati, l’ho comprata l’anno scorso. Con la pandemia ho scoperto che mi piace la tranquillità, starmene in pace fuori dal rumore della città, il caminetto, fare le grigliate con gli amici e i parenti, stare sdraiato sull’amaca».

Come ha reagito sua madre quando ha comprato la villa?
«È orgogliosissima. Viene spesso a trovarmi, così come mio fratello che vive vicino a me. Il bello è che stiamo tutti bene, una cosa che non era scontata per noi».

Foto di Cosimo Buccoleri.

Blouson in denim, Dsquared2. Ha collaborato Davide Spinella. Grooming Kim Gutierrez@studiorepossi.

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