Moratti: «Un problema i richiami d’agosto, le altre regioni vaccinino i lombardi»
MANTOVA. Quasi 4,5 milioni di vaccini somministrati, il 95,5 per cento delle dosi consegnate, e un ritmo di 85mila punture al giorno, anche se «si potrebbe fare molto di più se avessimo più dosi». Letizia Moratti dal suo ufficio al trentesimo piano del Pirellone ora guarda alla campagna vaccinale con soddisfazione pur ammettendo le «difficoltà iniziali». «Abbiamo messo in sicurezza il 98 per cento degli ultra 80enni e quasi l’80 per cento dei 70enni ha già ricevuto la prima dose», sottolinea la vicepresidente lombarda. Che parla a tutto campo di sanità, ovviamente, «perché è quello di cui mi occupo», ma anche di politica, di centrodestra e di ex sindaci che non vorrebbero candidarsi ma forse alla fine lo faranno: «Albertini sarebbe un ottimo primo cittadino per Milano».
La Lombardia riuscirà a tenere questo ritmo? L’obiettivo erano 140mila vaccini al giorno.
«Non dipende solo da noi. Nella riunione avuta martedì con il generale Figliuolo abbiamo avuto rassicurazioni sulle consegne solo fino a fine maggio. Però non sappiamo quanti vaccini arriveranno a giugno, ad esempio. Questo è un problema che il commissario può risolvere solo rapportandosi con l’Europa».
Lei ha sollevato il tema del “green pass”, il certificato vaccinale che dura solo sei mesi. Perché è un problema?
«La Lombardia, come tutte le altre regioni, ha vaccinato a partire da fine dicembre tutti gli operatori sanitari e chiunque a vario titolo avesse a fare con gli ospedali. Queste persone, con un certificato che dura solo un semestre, avrebbero bisogno già da giugno di essere di nuovo vaccinate. E noi non sappiamo neanche se avremo le dosi a sufficienza per immunizzare chi ancora non ha avuto neanche una dose. Di questo ho parlato con il ministro Speranza si è detto molto disponibile e ha subito disposto delle verifiche».
Come farete con i richiami? Sono molti i vaccinati che dicono di non voler rientrare dalle vacanze in Lombardia per la seconda dose…
«Noi abbiamo vaccinato tutti coloro che lavorano o studiano qui pur non avendo la residenza. Ma siamo consapevoli che questo problema delle vacanze c’è. Stiamo lavorando in Regione per evitare di fissare appuntamenti nel periodo clou, cioè metà agosto, quando in molti saranno in ferie. Auspichiamo una collaborazione tra regioni: se una persona deve fare la seconda dose mentre si trova in un’altra regione, allora noi pensiamo che debba essere quella regione “di villeggiatura” a fargliela. Ma sappiamo che non è facile, anche perché servirebbe una diversa ripartizione delle fiale che compete solo al generale Figliuolo»
Il coprifuoco va abolito o posticipato?
«Premesso che la prudenza e il rischio ragionato, come dice Draghi, sono il miglior modo per farci tornare a una vita il più normale possibile, io credo che allentare il coprifuoco in modo progressivo possa essere di aiuto a categorie che hanno sofferto molto in questi mesi. Penso ad esempio ai ristoratori. Poi non mi permetto di dire se debba essere spostato alle 23 o alle 24, a questo penseranno gli esperti».
Torniamo ai vaccini: perché la Lombardia ha avuto una partenza così lenta?
«Le difficoltà erano dovute alla piattaforma di Aria Spa su cui io ho espresso sin da subito dei dubbi, dal momento che non lavorava “in cloud” e quindi non poteva gestire quell’enorme mole di dati. Ma essendo una piattaforma regionale, ci è sembrato giusto darle una chance. Per fortuna, avevo fatto inserire delle clausole nel contratto che ci hanno permesso di rescinderlo».
Ma Aria sarà pagata 18,5 milioni di euro?
«Ho chiesto al dg Welfare, a cui compete la questione, di ridiscutere in modo molto approfondito il contratto per ridurlo in maniera significativa, in coerenza con il lavoro fatto da Aria».
Non è che il miglioramento della Lombardia è merito del generale Figliuolo che ha riscritto il piano vaccinale?
«Il generale ha fatto un ottimo lavoro perché ha individuato nelle fasce di età le maggiori criticità, spingendo le regioni a implementare la vaccinazione in modo da mettere in sicurezza le persone più fragili. Il piano precedente (quello di Arcuri, ndr) parlava in modo generico di “categorie”: per esempio, c’erano “altri servizi di pubblica utilità” e noi eravamo in imbarazzo a definire un qualcosa di così poco definito. Però non direi che se la Lombardia corre è solo merito del generale Figliuolo. È merito nostro, siamo noi ad aver dato vita a un sistema incentrato sui grandi hub massivi, siamo stati i primi a farlo e questo modello, basato anche sulla collaborazione tra la sanità e la Protezione Civile, è stato poi esteso a livello nazionale».
Passiamo alla politica. Le piace Albertini candidato sindaco a Milano?
«Indubbiamente è stato un ottimo sindaco di Milano, responsabile di buona parte della trasformazione urbanistica della città. Era anche molto amato. Per cui sì, penso che sarebbe un ottimo sindaco».
Il centrodestra è in crisi, però, non riesce a decidersi.
«Non direi che è in crisi quell’area, direi che c’è una difficoltà complessiva della politica a trovare figure di leadership competenti, autorevoli e disponibili. Forse perché l’impegno del sindaco è gravoso, complesso».
Tra i leader del centrodestra le piace Giorgia Meloni?
«La conosco da quando ero ministro dell’Istruzione e ci dialogavo perché lei, da studentessa, faceva parte del Forum degli Studenti. Era molto preparata e molto consapevole dell’importanza del ruolo che ricopriva, l’ho sempre vista sempre molto impegnata. Poi si può non condividere le sue idee, ma la sua passione e la sua preparazione sono un valore aggiunto».