Il balzo dell’inflazione Usa fa sbandare le Borse
I timori sull’inflazione fanno sbandare le Borse mondiali. Dopo il calo di Wall Street la mattinata in Europa è all’insegna delle vendite. L’indice Ftse Mib perde oltre il 2 per cento: tra i titoli peggiori Banca Generali (-4,1%), Stellantis (-3,45%) ma i cali che pesano di più, per controvalore, sono quelli di Intesa Sanpaolo (-2,9%), Unicredit (-2,5%), Eni (-3,04%) ed Enel (-1,5%). Risveglio in calo anche per il Dax di Francoforte che cede l'1,2% e il Cac40 di Parigi che lascia sul terreno oltre un punto percentuale. Giù anche il Ftse 100 di Londra che arretra dell'1,5 per cento. Con l'inflazione Usa che ha registrato ad aprile un +4,2%, ritmo più elevato da 13 anni, tra gli investitori serpeggia il timore di una stretta Fed con già il meeting di giugno che potrebbe segnare un'inversione di rotta e l'avvio del cosiddetto tapering. «I tanto attesi dati sull'inflazione Usa di aprile sono risultati significativamente più alti delle previsioni su tutta la linea. Questo aumenterà le aspettative di un inasprimento anticipato della politica monetaria della Fed, di un aumento dei rendimenti obbligazionari a lungo termine e di un'accelerazione della rotazione degli investitori dal settore tecnologico ai titoli ciclici e value», sottolinea Ben Laidler, eToro Global Markets Strategist. «È anche probabile - aggiunge - che vedremo una maggiore incertezza e volatilità del mercato, soprattutto dopo i guadagni azionari a due cifre già visti quest'anno».