Franco Giorgi, 60 anni di sartoria a Trieste. «È un’arte che voglio trasmettere»
TRIESTE La tradizione dell’artigianato sposata al tocco dell’artista. Franco Giorgi vive così la propria attività, quella della sartoria da uomo, giunta a un traguardo davvero invidiabile. Il suo percorso è iniziato a Trieste, infatti, esattamente 60 anni fa, dopo il suo arrivo da San Luca, paese di quattromila anime in provincia di Reggio Calabria. Classe 1943, una volta giunto a Trieste Giorgi ha subito respirato la fatidica gavetta, anzi, il clima da bottega, apprendendo sul campo un mestiere animato non solo dallo stile ma dal culto dei dettagli e dalla scelta delle componenti e dei tessuti. Qui il computer non ha fatto strada. Solo ago, forbici e occhio per le misure. Il suo apprendistato valeva all’epoca, quando aveva poco più di 18 anni, circa settemila lire la settimana, di cui 5.800 da investire nella pensione che lo ospitava. Giunto alla soglia dei 26 anni, Franco ha puntato alla svolta, decidendo di inaugurare una sartoria tutta sua in Borgo Teresiano.
Cambiano i programmi, ma non mutano le scelte. Per l’apprendista sarto giunto da un paesino calabrese il concetto di sartoria manterrà sempre i crismi della tradizione e di un marchio legato al pregio dei tessuti inglesi e italiani: «È una cosa a cui non ho mai voluto rinunciare e che conservo a 60 anni dal mio arrivo a Trieste», sottolinea Giorgi: «Una città che tra l’altro mi ha saputo subito accogliere, dandomi la possibilità di crescere professionalmente e di integrarmi bene».
Assieme all’attività in sartoria, Franco si impegnerà negli anni anche in altri versanti del settore, ricoprendo ad esempio la carica di presidente triestino e vicepresidente nazionale della Sartoria Italiana in Confartigianato.
A quasi 78 anni, Giorgi non accenna ad appendere le forbici al chiodo. La voglia di creare non solo è aumentata ma corre di pari passo con un altro desiderio: «Trasmettere questa passione ai giovani – afferma – è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Non esistono vere e proprie scuole per sarto, solo qualche corso sporadico, nulla che possa veramente valere come un percorso da bottega, studiando i tagli, gli stili e le stoffe sotto un maestro. Purtroppo molti giovani non hanno la percezione del lavoro del sarto, o la confondono, o prediligono una carriera da stilista, reputandola più creativa. Non è sempre così». Una cosa è invece certa nella carriera di Franco. Tra stoffe e abiti su misura ha potuto girare il mondo, esporre, conoscere e confrontarsi. «È stato uno dei doni del mio lavoro», conferma il sarto: «Ricordo le sfilate in Cina, in Mongolia, in Tailandia o a Miami, ma anche quelle vissute in Europa tra Parigi e Vienna. Esperienze indimenticabili nei 60 anni di attività».
Nell’occhiello dei suoi abiti, specie tra smoking, tait e frac, sono stati riposti anche dei fiori da parte di nomi eccellenti. Si, perché a indossare le sue creazioni, nel corso di differenti ribalte televisive, in Italia sono stati ad esempio Giancarlo Magalli e Michele Mirabella, mentre su scala internazionale Giorgi ha lasciato il segno nel corso della Notte degli Oscar del 2008, grazie allo smoking indossato dall’attore John Cusack. I rigori della pandemia hanno inevitabilmente intaccato parte del fatturato (31% in meno nell’ultimo anno) ma tale aspetto non scuce la visione di Franco Giorgi: «Non guardo agli anni ma alle creazioni – conclude – e continuerò sperando soprattutto di riuscire a far innamorare qualche giovane di questa arte