Intesa governo-Regioni sulle regole: coprifuoco alle 23, i ricoveri decisivi
ROMA. Coprifuoco in avanti ma solo di un’ora e a partire dal 24 maggio, ristoranti e bar ancora solo sotto le stelle, allenamenti in palestra non prima di inizio giugno, feste di nozze forse da metà del mese prossimo ma soltanto da chi ha referto di negatività al tampone, di avvenuta guarigione dal Covid o pass vaccinale.
Dicono che sull’«approccio graduale commisurato ai dati epidemiologici», ribadito ieri da Draghi alla Camera, abbiano influito due cose: le immagini delle risse notturne del weekend a Milano e Roma fomentate dai ribelli del coprifuoco e la paura delle varianti. Perché i due leader del Cts, Silvio Brusaferro e l’ascoltatissimo Franco Locatelli, al premier hanno fatto questo ragionamento: «È vero, i contagi diminuiscono e la pressione sugli ospedali anche, ma far circolare liberamente il virus negli oltre due terzi della popolazione non ancora vaccinata espone al duplice rischio di far estendere varianti come quella brasiliana che riducono l’efficacia dei vaccini e generare nuove e pericolose mutazioni».
D’altro canto il presidente della Conferenza delle Regioni, il friulano in quota Carroccio Massimiliano Fedriga, di rischio ne ha paventato un altro, quello «di devastare il turismo se non vengono modificati i parametri che mandano nelle varie fasce restrittive, a cominciare dall’Rt che se in piena estate una regione passa da 4 a 8 contagi oggi spedisce in rosso lockdown».
I nuovi parametri
Messaggio recepito dal governo, che già da giorni aveva mandato avanti gli sherpa del ministro Speranza a trattare con i tecnici delle Regioni per definire i nuovi parametri basati più su incidenza dei contagi e pressione sugli ospedali che non sull’indice di contagiosità, presentati ieri dai governatori al tavolo con l’esecutivo. E destinati, salvo qualche ritocco, a entrare nel nuovo decreto che forse già mercoledì prossimo fisserà lo spostamento del coprifuoco alle 23 e la data per la ripresa di wedding e parchi a tema.
Su ristoranti e bar al chiuso anche la sera dal 1° giugno, magari una settimana prima, c’è il pressing di Lega e Forza Italia e la partita si giocherà lunedì prossimo nel corso della cabina di regia convocata da Draghi.
«Capisco la preoccupazione di chi si accinge a sposarsi» ha detto il premier pressato sul wedding, «ma è fondamentale avare pazienza per evitare che un’occasione di gioia si trasformi in un potenziale rischio per i partecipanti». Per cui festeggiamenti e banchetti sì, ma con il green pass. E soprattutto pazienza. Richiesta non solo ai promessi sposi, ma anche a gestori di palestre e piscine indoor, i quali sperano ancora in una riapertura anticipata rispetto a quella fissata per il primo del mese prossimo.
Riaprire al turismo
Dove Draghi ha fretta è però nel riaprire le porte «al turismo nostro e straniero». «Prevediamo di ampliare la sperimentazione dei voli Covid-tested, che includa più linee, più rotte e più aeroporti». Intanto dal 15 di questo mese sparirà la quarantena di 5 giorni per chi rientra da paesi dell’area Schengen, Gran Bretagna e Israele, ma lunedì in cabina di regia si discuterà anche se ampliare da subito il via libera a chi arriva da Giappone, Canada e Usa, «perché solo il turismo statunitense vale lo 0, 8% del nostro Pil», ha spiegato al premier lo stesso ministro del Turismo Massimo Garavaglia.
L’indice Rt
Ma il tema delle riaperture va di pari passo con quello dei parametri che definiscono i colori delle varie fasce di rischio, con i quali avremo ancora a che fare probabilmente fino a che non avremo almeno il 70 per cento della popolazione immunizzata con la prima dose. Le Regioni nella loro proposta vorrebbero cancellare del tutto l’indice Rt, perché in questa fase può ancora mandare in arancione più di una regione senza che i contagi si trasformino in ricoveri, visto che la popolazione più fragile è sempre più protetta dai vaccini.
Da qui l’idea di basarsi soprattutto sul parametro dell’incidenza dei contagi: con 250 o più casi settimanali ogni 100 mila abitanti si va in rosso, con 150-249 in arancione, con 50-149 in giallo, sotto 50 nella fascia bianca. Ma la mediazione alla quale ha lavorato Speranza prevede anche che con più del 30 per cento dei letti occupati in terapia intensiva e il 40 per cento negli altri reparti anche con 150-249 casi si vada in rosso, in giallo rispettivamente con meno del 20 per cento e del 30 per cento. Fermo restando – è scritto nella proposta dei governatori– che le zone rosse potrebbero scattare anche a livello di singole province.
Nella formula finale un peso, sia pur ridotto, lo avrà anche l’indice Rt, che per gli scienziati del Comitato tecnico scientifico ha comunque un valore predittivo, per cui escluderlo del tutto farebbe correre il rischio di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Sapendo che tra un po’a rendere invalicabile il recinto ci penseranno i vaccini. Se avremo «ancora un po’di pazienza».
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