Elisabetta Belloni chi è la prima donna nominata alla guida dei servizi segreti
Per la prima volta c’è una donna al vertice dell’intelligence. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha nominato l’ambasciatore Elisabetta Belloni direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Sostituirà il prefetto Gennaro Vecchione, che era stato nominato nel novembre del 2018 dal premier Conte e che finisce il suo mandato in anticipo.
Belloni, nata a Roma nel 1958, è stata un’apripista fin da ragazza. Fu la prima studentessa a essere ammessa, insieme a una compagna, all’Istituto Massimiliano Massimo dei Gesuiti, la scuola dove ha studiato anche Mario Draghi, e che fino a quel momento era stata esclusivamente maschile.
Si è laureata con lode in Scienze politiche alla Luiss e, tre anni dopo, nel 1985, ha iniziato la carriera diplomatica. Ha ricoperto incarichi nelle ambasciate italiane, nelle rappresentanze permanenti a Vienna e a Bratislava e nelle direzioni generali del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2004 al 2008 è stata a capo dell’Unità di Crisi della Farnesina, gestendo il rimpatrio dei turisti italiani durante l’emergenza tsunami nel Sudest asiatico e i casi di sequestro in Iraq e Afghanistan. Fino al 2013, è stata direttrice generale della cooperazione allo sviluppo e, successivamente, promossa direttrice generale per le risorse e l’innovazione. Dal giugno 2015 è stata capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e, nell’aprile 2016, è diventata Segretaria Generale del Ministero degli Affari Esteri, prima donna a rivestire questo ruolo.
https://twitter.com/elenabonetti/status/1392564283091869696Lascerà il suo incarico alla Farnesina (sostituita dall’ambasciatore Ettore Sequi, attualmente capo di gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio) per coordinare le due agenzie operative dei servizi segreti, confrontandosi con l’autorità delegata Franco Gabrielli.
«Per l’assunzione di incarichi che comportano una forte responsabilità anche individuale, le donne sono particolarmente idonee», aveva detto in un’intervista in cui le veniva chiesto quali difficoltà avesse incontrato nella sua carriera. «Perché le donne hanno quasi per natura una propensione alla decisione senza tentennamenti e all’assunzione di responsabilità anche quando ciò comporta dei rischi personali. Ho dovuto dimostrare che potevo farcela e ho dovuto impegnarmi forse un po’ più dei miei colleghi. D’altra parte non viviamo in una società che consente alla donna di fare carriera senza dover rinunciare a un po’ della sua femminilità, al suo modo di essere, alla sua famiglia, alle sue esigenze».