Le iniezioni dopo cena dei “riservisti” dei vaccini, contattati al volo per ricevere le dosi avanzate: «Così non si spreca nulla»
TRIESTE. «Stavo per stendere il bucato, poi ho ricevuto la telefonata e sono corsa giù al centro vaccinale». «Avevo appena finito di cenare dopo una giornata di lavoro, ma non ho avuto dubbi e ho detto immediatamente di sì». Sono le voci di alcuni “riservisti” dei vaccini, persone cioè contattate al volo per ricevere le eventuali dosi “avanzate” durante la giornata in modo che nessuna fiala vada inutilizzata. Il numero di vaccini “last minute”, e quindi di riservisti chiamati a farsi avanti, varia di giorno in giorno: presentarsi quindi direttamente in un centro vaccinale è inutile.
A Trieste iIl Molo IV è ormai una seconda casa per gli operatori coinvolti nella campagna. I coordinatori ci passano anche 12 ore al giorno mentre il personale si alterna su turni di anche se molti, volontari o meno, finiscono poi per restarci più a lungo. Poco dopo le 19 si iniziano a conteggiare gli ultimi appuntamenti incrociandoli con il numero di dosi ancora a disposizione nelle fiale aperte. Ogni vaccino ha una storia a sé: Astrazeneca prevede 11 dosi in ogni fiala, Pfizer “solo" 6. «Se non ne avanza nessuna - sorride Sabrina Talarico di Asugi - vuol dire che siamo stati bravi a gestire i 1.100 appuntamenti di media. È un lavoro complesso abbiamo 10/12 persone ogni 5/6 minuti e si intrecciano richiami e prime dosi. Ogni giornata poi è diversa, alcune volte finiamo alle 20.30 altre anche alle 22».
Mercoledì scorso attorno alle 19 la maxi sala d’attesa del Centro congressi era già chiusa e alla Centrale idrodinamica, il cuore pulsante della campagna vaccinale, si stavano completando gli ultimi appuntamenti programmati. Qualcuno dello staff inizia a preparare la borsa o si sgranchisce le gambe dopo una giornata di confronto con i pazienti. In un’area riservata, invece, sulla base delle agende delle prenotazioni partono le telefonate. «Buonasera signora la chiamano dal centro vaccini del Porto vecchio, abbiamo delle dosi disponibili, riesce a venire?». «Se abbiamo fortuna - conferma Talarico - le persone contattate arrivano subito, altrimenti le aspettiamo. Non c’è un numero standard di he avanzano. Mediamente per il primo vaccino ne restano circa 3, per i richiami non ne avanzano visto che è raro che le persone non si presentino».
Capita poi che qualcuno arrivi alla centrale in maniera autonoma. «Buongiorno, ho sentito che si può fare il vaccino se avanzano dosi», esordiscono alcuni. Il personale però spiega che non esiste questa possibilità in Friuli Venezia Giulia: sono le Aziende sanitarie a contattare le persone sulla base delle agende. Le telefonate non sempre vanno a segno, vengono scelti cittadini che abitano vicino ai centri vaccinali e con appuntamento lontano nel tempo: chi ha l’appuntamento l’indomani, infatti, difficilmente cambia l’agenda.
Mercoledì è andata bene: a fronte di una decina di chiamate, si riescono a individuare tre riservisti che si presentano in tempi rapidissimi, in qualche caso anche già con i moduli già compilati. Michele Cornacchioli è stato chiamato alle 19.30. «Ero a casa a Roiano, appena rientrato dal lavoro, faccio il tassista, e avevo già mangiato. In realtà mi avevano contattato da Muggia e da Aurisina altre volte ma non riuscivo ad andare, questa volta mi sono vestito e via. Sinceramente non me lo aspettavo, avevo l’appuntamento il primo giugno quindi ne ho approfittato. Non ero convinto di fare AstraZeneca, più che altro per il tempo che passa tra le due dosi, ma il personale mi ha tranquillizzato, sono stati gentilissimi e precisi». Anche Clara D’Alessio è una “riservista”. «Avevo anche io appuntamento al primo giugno e lunedì ero andata ad Aurisina a vedere se avanzava qualche dose, ma ho scoperto che chiamano loro. Sono dell’idea che prima si fa e meglio è. Quando mi hanno telefonato stavo per stendere il bucato, mi sono vestita e sono corsa. Ora torno a casa e dirò al marito di stendere - sorride - così mi riposo un po’». Finita anche l’ultima iniezione la giornata si può chiudere. «Ma domani - scherza un medico - è un altro giorno». —
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